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Lo scoop: "Musk, presto fuori dalla Casa Bianca". La replica a stretto giro: "Fake news"

Secondo fonti riportate da Politico, Trump avrebbe già discusso con il suo cerchio ristretto la possibile uscita del patron di Tesla dalla sua posizione di dipendente governativo speciale

Lo scoop: "Musk, presto fuori dalla Casa Bianca". La replica a stretto giro: "Fake news"
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Donald Trump, secondo Politico, avrebbe confidato ai suoi più stretti collaboratori che Elon Musk lascerà presto il suo incarico come dipendente governativo speciale, tornando - di fatto - a concentrarsi sulle proprie imprese. Il patron di Tesla, dopo che l'indiscrezione ha fatto il giro di tutti i media mondiali, ha bollato come "fake news" il presunto scoop.

Musk fuori dalla Casa Bianca?

Nelle ultime ore, un'indiscrezione ha fatto il giro del mondo: Elon Musk sarebbe in procinto di lasciare il suo incarico nell’amministrazione Trump. La smentita dell'uomo più ricco del mondo, si è affiancata a quella di Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, che ha definito le voci in circolazione “spazzatura”. Ma quali sono i veri retroscena di questa vicenda?

Lo scoop: "Musk, presto fuori dalla Casa Bianca". La replica a stretto giro: "Fake news"
Elon Musk nello Studio Ovale

Il ruolo di Musk e le tempistiche del possibile addio

Secondo fonti riportate da Politico, Trump avrebbe già discusso con il suo cerchio ristretto la possibile uscita di Musk dalla sua posizione di dipendente governativo speciale. Questa tipologia di incarico prevede un limite massimo di 130 giorni lavorativi all’anno e, se rispettato, scadrebbe tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Tuttavia, la Casa Bianca insiste che nulla di tutto ciò rappresenta una novità:

“Musk lascerà il suo ruolo governativo quando avrà completato il suo incredibile lavoro al Doge”, ha ribadito Leavitt su X.

L’intera situazione si intreccia con le ambizioni imprenditoriali di Musk e con le turbolenze che hanno recentemente colpito Tesla. Dopo il diffondersi delle indiscrezioni sul suo ritiro, le azioni del colosso automobilistico hanno registrato un incremento del 4,5%, recuperando parte delle perdite dovute al crollo del 13% delle vendite nel primo trimestre del 2025, i minimi dal 2022.

Dazi e concorrenza: il futuro di Tesla

L’uscita di Musk dal panorama politico potrebbe coincidere con una fase cruciale per Tesla. L’amministrazione Trump ha annunciato l’introduzione di nuovi dazi del 25% sulle auto importate, un provvedimento che potrebbe avvantaggiare il marchio di Palo Alto, proteggendolo dalla crescente concorrenza cinese. Il gigante automobilistico BYD, ad esempio, ha visto le proprie vendite aumentare del 58% solo nel primo trimestre del 2025, mettendo ulteriormente sotto pressione Tesla.

Ma non è solo la concorrenza asiatica a rappresentare un ostacolo. Negli ultimi mesi, Tesla è diventata bersaglio di boicottaggi, proteste e atti di vandalismo, complici le posizioni politiche di Musk, che si è schierato apertamente con l’estrema destra europea e ha assunto un ruolo di primo piano nell’amministrazione Trump come “tagliatore di teste” in ambito governativo. Lo stesso Musk aveva dichiarato in un’intervista a Fox che avrebbe lasciato l’incarico entro i 130 giorni stabiliti, sostenendo di poter tagliare mille miliardi di spesa pubblica in quel periodo. Resta da vedere se questa missione sarà completata, ma Trump ha lasciato intendere che il lavoro continuerà grazie alla squadra di Musk al Doge e ai ministri coinvolti.

Le tensioni politiche e la sconfitta elettorale

Nonostante il peso mediatico e finanziario di Musk e Trump, alcune recenti battaglie politiche non hanno portato i risultati sperati. Un caso emblematico è la sconfitta di Brad Schimel, candidato conservatore sostenuto dal fondatore di Tesla nelle elezioni per un seggio nella Corte Suprema del Wisconsin. Schimel è stato battuto di dieci punti dalla democratica Susan Crawford, che ha così garantito la maggioranza liberal nel collegio (4 a 3) in uno Stato considerato cruciale per le future elezioni presidenziali.

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Elon Musk

L’elezione, che ha visto Musk investire ben 20 milioni di dollari nella campagna di Schimel, è diventata la più costosa nella storia della giustizia americana. Il magnate ha persino offerto assegni da un milione di dollari a chi firmava petizioni contro i cosiddetti “giudici attivisti”. Tuttavia, la sua strategia non ha funzionato, e la sconfitta ha ridato speranza ai democratici, il cui indice di gradimento nazionale è crollato al 27%, il punto più basso da almeno una generazione.

Personaggi di spicco come Barack Obama e Bernie Sanders hanno celebrato la vittoria di Crawford, definendola una chiara risposta alla crescente influenza di Musk e ai tentativi di ingerenza dei miliardari nella politica statunitense. “La giustizia non è in vendita”, ha dichiarato la neoeletta giudice.

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