Pagare per passare. È questa la nuova realtà che potrebbe imporsi nello Stretto di Hormuz dove l’Iran starebbe già chiedendo milioni di dollari ad alcune navi per autorizzare il transito, aprendo uno scenario che preoccupa mercati ed equilibri globali.
Pedaggio da 2 milioni a nave per passare da Hormuz
Lo Stretto di Hormuz potrebbe presto trasformarsi in una sorta di zona a traffico limitato per le petroliere. Secondo diverse fonti del settore marittimo, l’Iran starebbe valutando l’introduzione di un pedaggio per il transito delle navi.
Le cifre in gioco sono tutt’altro che marginali. Si parla di circa un dollaro per ogni barile trasportato, che per una petroliera standard può tradursi in un costo vicino ai 2 milioni di dollari per viaggio.
Le prime applicazioni e i pagamenti già effettuati
Le prime evidenze raccolte da società di analisi e riportate da Bloomberg indicano che il sistema non è ancora formalizzato, ma già applicato in modo selettivo. Alcune navi avrebbero infatti pagato per attraversare lo stretto, mentre altre avrebbero ottenuto il via libera grazie ad accordi politici.
Anche BBC riporta dichiarazioni di esponenti politici iraniani che parlano apertamente della tassa fino a 2 milioni di dollari. Il deputato Alaeddin Boroujrdi ha giustificato la misura sottolineando come il controllo dello stretto rappresenti un diritto strategico del Paese.
L’Iran tenta il colpo per riaprire lo Stretto
Dopo l’escalation della guerra, il traffico nello stretto si è ridotto sensibilmente. Secondo le ricostruzioni, solo un numero limitato di navi continua a transitare, spesso con legami diretti o indiretti con l’Iran.
E sappiamo quanto lo Stretto di Hormuz sia uno snodo fondamentale per il commercio mondiale. Ogni giorno vi transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto scambiati a livello globale. Oltre all’energia, passano da qui anche grandi quantità di merci, dai metalli ai prodotti alimentari.
L’introduzione di un pedaggio, anche informale, rafforza ulteriormente il peso geopolitico di Teheran su questa arteria strategica, già da tempo sotto la sua influenza.
Le reazioni internazionali, il no dell’India
La proposta iraniana ha già sollevato forti critiche. L’India si è espressa chiaramente contro qualsiasi forma di pagamento per il transito, ribadendo che la libertà di navigazione nello stretto è garantita dal diritto internazionale.
Nuova Delhi, che dipende fortemente dalle rotte energetiche del Golfo, ha sottolineato che nessun Paese può imporre unilateralmente tariffe su un passaggio di tale importanza globale.
Non solo i Paesi importatori, ma anche quelli produttori guardano con preoccupazione alla possibile introduzione del pedaggio. Le principali criticità riguardano la sovranità sulle rotte internazionali, il rischio di creare un precedente pericoloso e la crescente militarizzazione dell’area
Per gli Stati del Golfo, una misura del genere potrebbe compromettere la stabilità delle esportazioni energetiche.