I negoziati

L’Iran non rinuncia ad arricchire l’uranio, “nemmeno in caso di guerra”

Intanto le autorità d Teheran hanno arrestato altri tre esponenti riformisti

L’Iran non rinuncia ad arricchire l’uranio, “nemmeno in caso di guerra”

Le relazioni tra Iran e Stati Uniti tornano al centro della scena internazionale tra segnali di apertura diplomatica, dimostrazioni di forza militare e nuove tensioni interne a Teheran. Da un lato proseguono i contatti sul programma nucleare iraniano, dall’altro la leadership della Repubblica islamica ribadisce che difesa e missili non sono negoziabili.

Nel frattempo, la magistratura iraniana ha emesso nuove condanne e arresti contro figure riformiste e attivisti per i diritti umani, tra cui la Nobel per la Pace Narges Mohammadi.

Iran: “La presenza militare USA nel Golfo non ci spaventa”

Il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi ha dichiarato che l’Iran non si farà intimidire dal rafforzamento della presenza militare statunitense nella regione del Golfo e del Mar Arabico. Le parole arrivano dopo la visita dell’inviato americano Steve Witkoff alla portaerei USS Abraham Lincoln, resa pubblica dal Comando Centrale degli Stati Uniti.

“Il loro dispiegamento militare nella regione non ci spaventa”, ha affermato Araghchi.

Seyed Abbas Araghchi

Il capo della diplomazia iraniana ha anche avvertito che un eventuale attacco statunitense provocherebbe ritorsioni contro le basi americane nella regione, sottolineando che il programma missilistico iraniano rientra nella difesa nazionale e non sarà oggetto di trattativa.

Secondo Araghchi, “la difesa non è negoziabile” e le richieste di Washington e Israele di estendere i colloqui oltre il nucleare vengono respinte.

E sull’arricchimento dell’uranio, ha aggiunto:

“Perché abbiamo insistito così fortemente sull’arricchimento e continuiamo a farlo, e perché non siamo disposti a rinunciarvi, anche se ci viene imposta la guerra? Perché nessuno ha il diritto di dirci cosa dovremmo avere e cosa non dovremmo avere“.

Negoziati nucleari Iran–USA: dialogo aperto ma senza date

Sul fronte diplomatico, restano aperti i canali per nuovi negoziati tra Stati Uniti e Iran sul nucleare, dopo gli incontri facilitati dall’Oman. Araghchi ha definito le otto ore di colloqui precedenti “un buon inizio” e ha parlato di clima costruttivo, ma ha precisato che i prossimi passi dipenderanno dalle consultazioni interne a Washington e Teheran.

Tuttavia, ha anche espresso dubbi sull’impegno americano:

“Non è stata ancora annunciata una data per i nuovi colloqui”, ha osservato, mettendo in discussione la continuità del processo negoziale.

Pezeshkian: “Passi avanti, ma non accettiamo il linguaggio della forza”

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha confermato che i recenti colloqui con gli Stati Uniti rappresentano un progresso e che la diplomazia resta la strategia preferita di Teheran per risolvere le controversie sul nucleare.

Masoud Pezeshkian

In un messaggio pubblicato su X, Pezeshkian ha collegato la posizione iraniana ai diritti previsti dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP):

“La nostra logica sulla questione nucleare si fonda sui diritti espliciti contenuti nel Trattato di non proliferazione. La nazione iraniana ha sempre risposto al rispetto con rispetto, ma non tollererà il linguaggio della forza”.

Fonti iraniane e mediatori omaniti indicano la possibilità di nuovi cicli di colloqui nei prossimi giorni.

La mossa americana: portaerei e “pace attraverso la forza”

La visita di Steve Witkoff e Jared Kushner alla USS Abraham Lincoln è stata accompagnata da dichiarazioni sul valore deterrente della presenza militare USA nell’area.

Witkoff ha affermato che il gruppo d’attacco della portaerei “mantiene la sicurezza e sostiene il messaggio di pace attraverso la forza” promosso dal presidente Donald Trump.

La concomitanza tra segnali diplomatici e dimostrazioni militari evidenzia una strategia a doppio binario: negoziato aperto ma pressione strategica attiva.

Israele: incontro Trump–Netanyahu e richieste su missili e alleati regionali

Secondo quanto comunicato dall’ufficio del primo ministro, Benjamin Netanyahu dovrebbe incontrare Trump a Washington per discutere anche del dossier iraniano.

La posizione israeliana resta ferma. Qualsiasi accordo con Teheran dovrebbe includere:

  • limiti al programma di missili balistici
  • restrizioni al sostegno iraniano agli alleati regionali armati
  • controlli più ampi oltre il solo nucleare.

Richieste finora respinte dalla leadership iraniana.

Stretta interna in Iran: nuovi arresti tra i riformisti

Parallelamente alle tensioni internazionali, le autorità iraniane hanno avviato una nuova ondata di arresti contro esponenti riformisti.

Secondo l’agenzia Fars, sono stati arrestati:

  • Azar Mansouri, capo della coalizione del Fronte Riformatore
  • Ebrahim Asgharzadeh
  • Mohsen Aminzadeh.

Le accuse includono:

  • attacchi all’unità nazionale
  • propaganda contro la Costituzione
  • coordinamento con propaganda straniera
  • creazione di strutture sovversive.

Mansouri, ex consigliere del presidente riformista Mohammad Khatami, aveva sostenuto pubblicamente le proteste e criticato la repressione governativa.

Anche l’agenzia Mizan Online, legata alla magistratura, ha riferito di ulteriori arresti di soggetti accusati di attività a favore di Stati Uniti e Israele, senza fornire identità.

Nuova condanna per la Nobel Narges Mohammadi

Nel frattempo, un tribunale iraniano ha condannato la Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi a sei anni aggiuntivi di carcere, secondo quanto dichiarato dal suo avvocato Mostafa Nili.

Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace nel 2023

Le accuse riguardano:

  • raduno e collusione
  • propaganda contro il sistema
  • cospirazione.

Alle pene si aggiungono:

  • due anni di divieto di espatrio
  • due anni di esilio interno nella città di Khosf.

Mohammadi, 53 anni, sta già scontando oltre 25 anni complessivi di condanne. È stata arrestata a Mashhad durante una cerimonia funebre per un avvocato dei diritti umani morto in circostanze controverse. Attivisti e ONG denunciano:

  • detenzione arbitraria
  • condizioni di salute precarie
  • recente sciopero della fame.

Scenario: diplomazia fragile e pressione multilivello

Il quadro che emerge è di diplomazia fragile tra Iran e Stati Uniti, con:

  • negoziati nucleari ancora possibili
  • nessuna apertura iraniana su missili e difesa
  • pressione militare americana nella regione
  • coinvolgimento diretto di Israele nel dossier
  • irrigidimento interno contro opposizione e attivismo.

I prossimi round di colloqui, se confermati, saranno decisivi per capire se prevarrà la linea negoziale o quella dello scontro strategico.