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L’Iran dice sì al ritorno degli ispettori dell’agenzia internazionale per il nucleare

Vance: "Pietra miliare". Rimosse le decennali sanzioi al petrolio iraniano: i colloqui stanno andando bene, ma Trump continua a lanciare minacce a Teheran

L’Iran dice sì al ritorno degli ispettori dell’agenzia internazionale per il nucleare

Il negoziato tra Stati Uniti e Iran riparte dal Bürgenstock, in Svizzera, con un’apertura che Washington considera decisiva: Teheran avrebbe accettato il ritorno degli ispettori dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

Il vicepresidente americano JD Vance ha definito il passaggio “una pietra miliare”, presentandolo come il primo vero risultato dopo i colloqui andati avanti tra domenica e lunedì nella località sopra il Lago dei Quattro Cantoni.

Dopo gli attacchi del 2025 ai siti nucleari iraniani e il conseguente irrigidimento dei rapporti tra Teheran e l’Aiea, il tema delle ispezioni era diventato il principale punto di blocco. Per gli Stati Uniti, nessun accordo può reggere senza controlli internazionali credibili. Per l’Iran, invece, riaprire agli ispettori significa accettare un livello di trasparenza politicamente sensibile, soprattutto dopo mesi di tensione militare e diplomatica.

Il ritorno degli ispettori, primo banco di prova

L’apertura iraniana non equivale ancora a un accordo finale sul nucleare. È piuttosto il primo banco di prova del nuovo canale diplomatico. I tecnici dovranno stabilire quali siti potranno essere visitati, con quali modalità, in che tempi e con quale grado di accesso alle strutture più sensibili o danneggiate.

Vance ha scelto toni ottimistici, parlando di un passo fondamentale verso la fine del programma nucleare militare iraniano. Teheran, al contrario, ha cercato subito di contenere la lettura americana, lasciando intendere che non sarebbero stati assunti nuovi impegni sostanziali sul dossier nucleare. Una cautela comprensibile: il governo iraniano deve negoziare con Washington, ma anche evitare di apparire internamente come la parte costretta a cedere.

Petrolio, deroga temporanea alle sanzioni

Il segnale politico più concreto è arrivato sul fronte economico. Gli Stati Uniti hanno concesso una deroga di 60 giorni sulle sanzioni petrolifere iraniane, valida dal 22 giugno fino al 21 agosto 2026. La misura autorizza la vendita e la consegna di greggio e prodotti collegati, includendo anche servizi essenziali come trasporto, assicurazioni e pagamenti.

Non è una cancellazione definitiva delle sanzioni, ma un alleggerimento temporaneo. Washington concede ossigeno economico a Teheran, ma conserva la possibilità di interrompere o non rinnovare la deroga se il negoziato dovesse bloccarsi.

Per l’Iran, il beneficio può essere immediato. La possibilità di vendere petrolio con minori rischi di sanzioni secondarie può rafforzare le entrate in valuta e alleggerire una pressione interna alimentata da inflazione, difficoltà finanziarie e isolamento economico. Ma proprio perché il sollievo è temporaneo, Teheran ha interesse a negoziare rapidamente senza dare l’impressione di accettare condizioni imposte.

Hormuz e Medio Oriente: il negoziato si allarga

Il confronto in Svizzera non si limita al nucleare. Nel pacchetto discusso rientra anche lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più sensibili per il commercio energetico mondiale. L’Iran si sarebbe impegnato a garantire il transito libero e sicuro delle navi commerciali, un elemento essenziale per ridurre il rischio di incidenti e stabilizzare i mercati.

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Stretto Hormuz

Ogni tensione a Hormuz si trasferisce rapidamente sui prezzi dell’energia, sui costi assicurativi e sulle rotte marittime. Per questo l’apertura iraniana viene osservata anche dalle capitali europee e asiatiche: non riguarda soltanto Washington e Teheran, ma l’intero equilibrio degli approvvigionamenti globali.

Nel negoziato è entrato anche il dossier libanese, con il tentativo di costruire un meccanismo di de-escalation tra Israele e Hezbollah. È il segnale che la trattativa con l’Iran viene ormai trattata dagli Stati Uniti come un negoziato regionale, non solo nucleare: ispezioni Aiea, petrolio, Hormuz e sicurezza in Medio Oriente sono tasselli dello stesso equilibrio.

Diplomazia e minacce, la doppia linea americana

Mentre Vance ha scelto un linguaggio da svolta diplomatica, Donald Trump ha continuato a usare toni duri. Il presidente americano ha avvertito che, se l’Iran non rispetterà gli impegni o “non si comporterà” correttamente, Washington farà “quello che deve fare”.

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Donald Trump

La strategia è evidente: offrire incentivi al tavolo, mantenendo pressione fuori dal tavolo. È una linea utile a Trump per non apparire arrendevole verso Teheran, ma rischia di complicare il lavoro dei negoziatori. Secondo diverse ricostruzioni, proprio le minacce arrivate da Washington avrebbero irritato la delegazione iraniana durante le ore più delicate dei colloqui.

La diplomazia del Bürgenstock resta quindi fragile. Qatar e Pakistan, nel ruolo di mediatori, hanno lavorato per tenere aperto il canale e portare le parti verso un percorso tecnico. Il calendario è stretto: l’obiettivo è trasformare l’intesa provvisoria in un accordo più ampio entro due mesi.

Una svolta possibile, non ancora acquisita

La notizia è importante perché rimette in movimento un dossier fermo da troppo tempo. Il ritorno degli ispettori Aiea può diventare davvero una pietra miliare solo se sarà seguito da accessi concreti, verifiche credibili e regole chiare. Allo stesso modo, la deroga sulle sanzioni petrolifere può aprire una fase nuova solo se non resterà una concessione temporanea senza seguito politico.

Per ora, la Svizzera consegna un risultato intermedio: abbastanza solido da parlare di progresso, troppo fragile per parlare di accordo.