Non accenna a diminuire la tensione in Medio Oriente, dove l’Iran ha lanciato una nuova e massiccia ondata di missili e droni contro Israele e diversi Paesi del Golfo, confermando una strategia di escalation che ormai coinvolge l’intera regione.
Secondo Trump l’Iran è in ginocchio, eppure continua a sparare missili su Israele e Paesi del Golfo.
Teheran non solo rivendica gli attacchi, ma avverte che i prossimi colpi saranno ancora più duri, prendendo di mira interessi americani, israeliani e infrastrutture strategiche.
La dichiarazione, rilanciata dai media iraniani, indica tra gli obiettivi colpiti industrie legate agli Stati Uniti negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, oltre alle industrie belliche Rafael in Israele. Il conflitto si estende così anche a strutture economiche e industriali sensibili.
L’intelligence USA: “Iran ancora pericoloso”
A confermare la portata della minaccia è un rapporto dell’intelligence statunitense, secondo cui l’Iran conserva ancora una notevole capacità offensiva. Dopo un mese di guerra, Teheran disporrebbe di circa la metà del proprio arsenale di droni e di un’ampia dotazione di missili da crociera.
Queste armi rappresentano un elemento chiave per colpire a lunga distanza e per minacciare il traffico marittimo nello strategico Stretto di Hormuz. Nonostante il rischio, alcune navi sono riuscite a transitare evitando blocchi, ma la pressione resta altissima.
Missili e droni contro basi e navi USA
Le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato una nuova fase degli attacchi, con il lancio di missili balistici, missili da crociera e droni kamikaze contro obiettivi statunitensi e israeliani nel Golfo Persico. Tra questi figurano basi negli Emirati Arabi Uniti e la base di Ali Al Salem in Kuwait, utilizzata per operazioni con droni MQ-1.
Nel mirino è finito anche il gruppo d’attacco della portaerei americana Abraham Lincoln, dispiegato nell’Oceano Indiano settentrionale. Le forze iraniane sostengono inoltre di aver abbattuto velivoli nemici di ultima generazione sull’isola di Qeshm (la più grande del Golfo Persico) e nella città di Qazvin (capoluogo dell’omonima provincia nell’Iran nord-occidentale)

Colpite raffinerie e infrastrutture energetiche
Gli attacchi hanno avuto conseguenze anche sul piano energetico. In Kuwait, la raffineria di Mina Al-Ahmadi è stata colpita da droni, provocando incendi in diverse unità operative. Le squadre di emergenza sono riuscite a contenere le fiamme, evitando vittime.

L’episodio evidenzia la vulnerabilità delle infrastrutture petrolifere, cruciali per l’economia dell’intera regione.
Israele sotto attacco: danni ma nessuna vittima
Parallelamente, Israele continua a essere bersaglio diretto. L’esercito israeliano ha confermato il lancio di nuovi missili iraniani, con i sistemi di difesa aerea entrati immediatamente in azione.
This is not Gaza, but the example is right before you.
In this video, you can see how much destruction has been caused by Iran in Israel.
Ramat Gan is an Israeli city that Iran has destroyed. pic.twitter.com/zxQms2GyPO— Iran TV (@Iran_TVv) April 2, 2026
Dieci siti di impatto sono stati registrati nel centro del Paese dopo l’uso di testate a grappolo, con danni a edifici, strade e veicoli nelle aree di Ramat Gan, Givat Shmuel e Petah Tikva. Anche in questo caso, non si segnalano vittime, nonostante almeno un missile non sia stato intercettato.
Nel mirino anche le Big Tech
Un elemento nuovo riguarda l’estensione degli attacchi al settore digitale. Le Guardie Rivoluzionarie hanno dichiarato di aver colpito un centro dati della Oracle a Dubai e un’infrastruttura di cloud computing di Amazon in Bahrein.
Teheran parla di azioni contro attività di “spionaggio e terrorismo” e rivendica questa come la prima operazione contro grandi aziende tecnologiche, minacciando ulteriori attacchi.
Trump alza i toni: “Colpiremo le infrastrutture”
Sul fronte politico, la risposta degli Stati Uniti è stata durissima. Il presidente Donald Trump ha annunciato che l’offensiva potrebbe colpire infrastrutture civili iraniane.
“I ponti sono i prossimi, poi le centrali elettriche”, ha scritto, indicando una possibile escalation verso obiettivi vitali. Le sue parole segnano un ulteriore irrigidimento della posizione americana.
Colpita la base italiana Unifil in Libano
Il fronte del sud del Libano non accenna a raffreddarsi e sotto il fuoco incrociato delle forze armate israeliane e di Hezbollah finisce ancora una volta l’Unifil. Il 2 aprile 2026 un razzo ha colpito la base di Shama, sede del contingente italiano della missione UNIFIL.

Non si registrano feriti tra i militari italiani, ma solo lievi danni alle infrastrutture. Ma nei giorni scorsi l’escalation intorno alla Linea Blu aveva provocato la morte di tre caschi blu indonesiani. Provocando l’allarme delle cancellerie internazionali.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto si è messo in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, con il Comandante del Covi e con il Comandante del contingente italiano per ricevere aggiornamenti costanti sulla situazione e sulle condizioni del personale, che sarebbe rimasto incolume. Appena due settimane fa, il 16 marzo, gli stessi militari italiani di stanza a Shama avevano rischiato ancora, per i detriti di un razzo delle milizie sciite intercettato dai sistemi israeliani.