medio oriente

L’Iran attacca una città a maggioranza araba (Zarzir) nel Nord di Israele e fa 60 feriti

Secondo missile di Teheran intercettato anche sopra base della Nato in Turchia

L’Iran attacca una città a maggioranza araba (Zarzir) nel Nord di Israele e fa 60 feriti

Nella giornata di ieri, 12 marzo 2026, il nord di Israele è stato teatro di un nuovo attacco missilistico lanciato dall’Iran, con una escalation che ha colpito la cittadina di Zarzir, un centro a maggioranza araba poco noto al di fuori della regione.

Qui, per decenni, musulmani e cristiani hanno convissuto accanto a piccole comunità ebraiche, rendendo la scelta del bersaglio particolarmente significativa. L’attacco ha ferito decine di persone e danneggiato edifici, suscitando interrogativi sulla logica strategica di colpire un’area dove la popolazione araba è prevalente.

L’Iran attacca una città a maggioranza araba (Zarzir) nel Nord di Israele e fa 60 feriti
Zarzir

L’Iran attacca una città a maggioranza araba (Zarzir)

Le squadre dei vigili del fuoco hanno riferito di essere intervenute per un “colpo diretto da missile su una struttura” che ha provocato danni a diverse abitazioni e un incendio poi spento, secondo quanto dichiarato dal servizio Israel Fire and Rescue. Il servizio di emergenza Magen David Adom ha trattato 58 persone, la maggior parte con ferite lievi. Tra i feriti ci sono una donna di 34 anni in condizioni moderate, con una ferita da schegge alla schiena, e una ragazza di 17 anni colpita da vetri rotti, entrambe trasferite in ospedale.

“Quando siamo arrivati sul posto, abbiamo visto danni a diverse abitazioni e vetri infranti,” ha dichiarato il medico MDA Eran Abo.

Foto e video mostrano un edificio gravemente danneggiato, un’auto distrutta e detriti sparsi per la strada. L’incidente è avvenuto dopo che le sirene sono suonate nel nord di Israele e l’esercito israeliano ha confermato di aver rilevato missili lanciati dall’Iran.

Parallelamente, Hezbollah ha condotto un attacco simultaneo dal sud del Libano, mentre la milizia libanese sostenuta dall’Iran ha continuato a colpire Israele negli ultimi giorni.

Le Forze di Difesa Israeliane hanno inoltre colpito il ponte A-Zarriya sul fiume Litani, considerato un punto strategico per Hezbollah. L’IDF ha spiegato:

“Hezbollah utilizza questo ponte per spostarsi dal nord al sud del Paese, per prepararsi al combattimento contro le forze di difesa israeliane e per operare contro i cittadini dello Stato di Israele, mettendo a rischio la vita dei cittadini libanesi e causando ingenti danni nelle aree popolate. Per scongiurare una minaccia per i cittadini dello Stato di Israele e prevenire ulteriori danni ai cittadini libanesi, è necessario attaccare il ponte.”

Secondo le forze israeliane, Hezbollah aveva posizionato dei lanciatori nei pressi del ponte e da lì aveva lanciato missili verso Israele.

Il paradosso e la possibile strategia

L’episodio di Zarzir porta con sé un paradosso evidente: l’attacco è avvenuto in una città a maggioranza araba, non in un centro ebraico o israeliano tradizionalmente percepito come obiettivo. Non rabbini, ma musulmani. 

Alcuni analisti sottolineano come questo rifletta la strategia iraniana di colpire “Fratelli Musulmani” o popolazioni arabe locali come pressione indiretta sulle autorità israeliane, in un contesto in cui i bombardamenti colpiscono spesso aree civili nei Paesi del Golfo, causando danni e feriti tra i civili.

Missili iraniani intercettati in Turchia

Non solo Medio Oriente: per la seconda volta in pochi giorni, missili iraniani – probabilmente con tecnologia russa – hanno sorvolato la Turchia. Ankara ha nuovamente chiesto a Teheran di interrompere le operazioni, preoccupata che il conflitto possa estendersi fino a Cipro e Creta, dopo i Paesi del Golfo.

Dieci giorni dopo l’inizio dell’operazione “Ruggito del leone”, la Nato è stata direttamente coinvolta: le difese dell’alleanza hanno intercettato un missile diretto verso la Turchia, come confermato dal portavoce Allison Hart su X.

“La Nato ribadisce il suo impegno a difendere tutti gli alleati da qualsiasi minaccia,” ha detto Hart.

I detriti del missile sono caduti su terreni deserti nella provincia meridionale di Gaziantep, senza provocare danni né vittime. La reazione turca è stata netta:

“Ribadiamo ancora una volta che saranno prese con fermezza e senza esitazione tutte le misure necessarie contro qualsiasi minaccia diretta al territorio o allo spazio aereo del nostro Paese,” si legge in una nota del ministero degli Esteri, che invita “tutte le parti, e in particolare l’Iran, a astenersi da azioni che mettano a repentaglio la sicurezza regionale e la vita dei civili.”

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha confermato il massimo stato di allerta:

“L’obiettivo principale è tenere il nostro Paese al sicuro da questo conflitto.”

A stretto giro l’alleanza atlantica ha schierato dei sistemi di difesa aerea Patriot nella provincia turca di Malatya dopo che dall’Iran. Lo ha confermato il Ministero della Difesa turco.

Dal 9 marzo 2026, gli Stati Uniti hanno sospeso i servizi consolari nel sud della Turchia e ordinato al personale diplomatico non essenziale di lasciare la regione “a causa dei rischi per la sicurezza”.

“Consigliamo vivamente ai cittadini statunitensi che risiedono nel sudest della Turchia di andarsene immediatamente”, ha affermato il dipartimento di stato statunitense in un comunicato.