accuse e smentite

Libano, scontro a più versioni tra Israele e UNIFIL: speronamenti e tensione crescente sul contingente italiano

A poche ore dagli eventi è stata diffusa una versione più prudente che nega la volontarietà dell'atto di collisione da parte dell'Idf

Libano, scontro a più versioni tra Israele e UNIFIL: speronamenti e tensione crescente sul contingente italiano

Le tensioni tra Israele e la missione delle Nazioni Unite nel sud del Libano tornano ad acuirsi dopo una serie di episodi avvenuti ieri, 12 aprile 2026, nella zona di Bayada, che hanno coinvolto mezzi della missione UNIFIL e carri armati dell’esercito israeliano.

Libano, scontro a più versioni tra Israele e UNIFIL: speronamenti e tensione crescente sul contingente italiano

La vicenda ha generato versioni contrastanti, tra accuse di manovre aggressive, smentite parziali e successive precisazioni ufficiali, in un contesto già segnato da precedenti incidenti nei giorni scorsi.

Gli episodi del 12 aprile: contatti tra carri armati e convogli ONU

Secondo la prima ricostruzione diffusa dalla missione ONU, due distinti episodi avrebbero visto protagonisti carri armati Merkava delle Forze di difesa israeliane (IDF), che avrebbero bloccato una strada utilizzata dai peacekeeper e successivamente urtato veicoli blindati UNIFIL, causando danni significativi a uno dei mezzi.

Libano, scontro a più versioni tra Israele e UNIFIL: speronamenti e tensione crescente sul contingente italiano
La bandiera Onu sventolata dai soldati Unifil

La stessa UNIFIL ha parlato di episodi avvenuti mentre le unità stavano operando lungo una direttrice logistica nel sud del Paese, sottolineando anche restrizioni alla libertà di movimento dei caschi blu e una crescente difficoltà operativa sul terreno.

La versione italiana: “Urti accidentali, danni lievi”

A poche ore dagli eventi, il contingente italiano di UNIFIL ha fornito una versione più prudente. Secondo la ricostruzione di Italbatt, un primo episodio sarebbe avvenuto poco dopo le 9 del mattino lungo la cosiddetta Zulu Road, quando un carro armato israeliano avrebbe accidentalmente urtato un veicolo del convoglio.

Il secondo episodio si sarebbe verificato poche ore dopo nello stesso tratto stradale, coinvolgendo un mezzo posto in testa a una colonna logistica. In entrambi i casi, i danni sono stati descritti come lievi e non si sono registrati feriti. I convogli hanno potuto proseguire o rientrare regolarmente alle basi operative, in particolare verso la base di Shama, nel settore ovest.

La posizione italiana ha quindi ridimensionato le prime ipotesi di manovre deliberate, parlando di contatti avvenuti durante attività operative e non di speronamenti intenzionali.

La precisazione ufficiale: nessuno speronamento intenzionale

Successivamente, il contingente italiano ha diffuso una nota di chiarimento ancora più netta. Secondo tale precisazione, non vi sarebbero evidenze di speronamenti volontari né di danni significativi ai mezzi italiani.

La ricostruzione conferma che i contatti sono avvenuti durante manovre dei mezzi israeliani e che le valutazioni tecniche sui veicoli sono ancora in corso. Anche in questo caso viene ribadito che non ci sono stati feriti tra il personale militare.

La missione ha quindi avviato approfondimenti per chiarire con precisione la dinamica dei fatti, mantenendo aperta la fase di verifica.

Le accuse di UNIFIL e la versione opposta

Nonostante la posizione italiana, la missione UNIFIL nel suo complesso ha mantenuto una linea più critica, parlando nei giorni precedenti di episodi ripetuti di comportamenti ostili da parte delle forze israeliane.

Tra questi vengono citati il blocco dei movimenti dei caschi blu, l’uso di colpi di avvertimento e danni a infrastrutture operative come telecamere e postazioni lungo la Linea Blu, il confine di fatto tra Israele e Libano.

In alcune fasi precedenti della crisi, la missione aveva anche parlato esplicitamente di speronamenti e interferenze dirette con i movimenti dei convogli ONU, contribuendo ad alimentare una crescente tensione diplomatica.

Tajani in Libano

Oggi, lunedì 13 aprile 2026, Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è arrivato a Beirut per sostenere la ripresa dei negoziati tra Israele e Libano.

“La mia presenza oggi a Beirut punta a favorire un esito positivo dei negoziati per la pace che iniziano domani. Ho condannato gli attacchi di Hezbollah contro Israele e ho chiesto di preservare l’incolumità della popolazione civile libanese e dei militari italiani impegnati nella missione Unifil”, scrive Tajani su X. “Adesso parlerò con il presidente (libanese, ndr) Aoun al quale dirò che l’Italia sostiene il suo lavoro, il ruolo per la stabilità del Libano”, ha detto il ministro all’arrivo a Beirut.

Il precedente recente: colpi contro un convoglio italiano

La situazione era già precipitata nei giorni precedenti, quando un convoglio italiano UNIFIL era stato colpito da colpi di avvertimento sparati dalle forze israeliane. In quell’occasione un mezzo blindato Lince era stato raggiunto da proiettili che avevano colpito pneumatici e carrozzeria, costringendo la colonna a rientrare alla base senza proseguire verso Beirut.

L’episodio non aveva causato feriti, ma aveva suscitato una dura reazione politica. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva definito “inaccettabile” qualsiasi azione che metta a rischio il personale ONU, ribadendo che i militari italiani operano sotto mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e nel rispetto della risoluzione 1701.

Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto avevano chiesto chiarimenti a Israele, sottolineando la necessità di garantire la sicurezza dei contingenti internazionali.

Le nuove tensioni si inseriscono quindi in un contesto già segnato da un progressivo deterioramento della sicurezza nel sud del Libano. Le autorità italiane seguono con forte attenzione l’evoluzione della situazione, considerando la presenza di un consistente contingente nazionale nell’area.