Le proteste che stanno scuotendo l’Iran da dicembre 2025 hanno avuto un bilancio drammatico, con almeno 12.000 persone uccise durante la repressione del regime, secondo il sito di opposizione Iran International.

Questo numero segna quello che è stato definito come il “più grande massacro nella storia moderna dell’Iran“. Le violenze si sono concentrate in particolare nelle notti dell’8 e 9 gennaio 2026, quando un vasto numero di manifestanti è stato ucciso, in quello che sembra essere un tentativo di soffocare il movimento popolare.
Il sito Iran International ha ottenuto il bilancio delle vittime grazie a testimonianze dirette e rapporti raccolti sul campo. Questi dati sono stati esaminati con attenzione dal comitato editoriale del sito, che ha verificato le “prove e resoconti” disponibili. L’orrore della situazione è stato testimoniato dalle parole di molti esperti, tra cui l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Turk, che si è detto “inorridito” dalla brutalità della repressione.
In un video circolato sui social durante una a manifestazione a Mashdad, la seconda città del paese, si sentono degli spari e un dimostrante che fugge e dice in inglese: “Quegli uomini mascherati ci stanno sparando”” Sardar Radan, comandante in capo della polizia nazionale iraniana, ha dichiarato che “il livello di scontro con i rivoltosi è aumentato“. La Cnn riporta testimonianze che parlano di corpi ammassati in ospedale nella capitale Teheran.
Trump: “Arriviamo”
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso il suo sostegno ai manifestanti iraniani, esortando il popolo iraniano a continuare la lotta e a “prendere il controllo delle istituzioni”. Trump ha inoltre annunciato di aver “cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani“, aggiungendo che “l’aiuto è in arrivo”. In serata, ha ribadito la sua promessa di assistenza, dichiarando a Detroit che “gli aiuti arriveranno presto”.
Nel contempo, ha avvertito che l’Iran “pagherà un prezzo molto alto” per le uccisioni dei manifestanti, sottolineando la sua decisione di fermare ogni tipo di incontro ufficiale con Teheran finché la violenza non sarà fermata.
D’altra parte, Mosca ha condannato le minacce degli Stati Uniti, definendole “inaccettabili” e avvertendo che qualsiasi attacco contro l’Iran avrebbe avuto “conseguenze disastrose”. Tuttavia, secondo quanto riferito da fonti vicine alla Casa Bianca, Trump starebbe attualmente considerando risposte non militari, come sanzioni economiche e azioni diplomatiche, per supportare i manifestanti, invece di un intervento diretto.
Le versioni contrapposte
Le stime sul numero delle vittime variano, con il governo iraniano che fornisce una cifra molto inferiore rispetto a quella riportata dagli attivisti. Secondo un funzionario iraniano, il numero di morti sarebbe di circa 2.000 persone, cifra che comprende anche membri delle forze di sicurezza. Le autorità iraniane hanno giustificato le uccisioni attribuendo la responsabilità alle azioni di “terroristi“, un’accusa che ha suscitato critiche a livello internazionale.
Le condanne internazionali
La condanna della repressione iraniana è arrivata anche da istituzioni europee. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha parlato di “un numero crescente di vittime in Iran”, definendo la situazione “orribile” e condannando “inequivocabilmente l’uso eccessivo della forza” e la continua restrizione della libertà.

In Italia, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha convocato l’ambasciatore iraniano in Italia per esprimere la posizione del governo italiano sulla violenza del regime contro i manifestanti. Tajani ha dichiarato che “tutto questo è assolutamente inaccettabile”, sottolineando che “dialogo non significa accettazione passiva dello spettacolo di un regime che reprime con la violenza i suoi stessi cittadini”. Inoltre, ha sottolineato l’importanza di continuare a mantenere una presenza diplomatica in Iran, pur condannando fermamente la repressione.
Anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato della “fine imminente” del regime iraniano, aggiungendo che un governo che si regge “solo sulla violenza” è destinato a cadere. Merz ha invitato i leader iraniani a fermare immediatamente le violenze contro i manifestanti.
Le parole di Reza Pahlavi
Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo shah dell’Iran, ha lanciato un messaggio di speranza e resistenza ai manifestanti. Secondo Pahlavi, molti uomini delle forze di sicurezza iraniane si stanno rifiutando di partecipare alla repressione, restando a casa per non prendere parte alla violenza contro il popolo. In un messaggio pubblicato su X, ha dichiarato che la paura e il terrore del regime non riusciranno a fermare la determinazione dei manifestanti.
“Grazie alla vostra resistenza, migliaia di poliziotti e soldati non sono andati al lavoro“, ha scritto, invitando anche gli esperti di Internet a “prendere di mira l’infrastruttura informatica del sistema” per riconnettere i cittadini iraniani con il resto del mondo.
Il blocco di Internet
Il regime iraniano ha continuato a bloccare l’accesso a Internet come mezzo per impedire che le informazioni sulle proteste raggiungessero il mondo esterno. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha giustificato il blocco di Internet come una risposta alle “operazioni terroristiche” che sarebbero state orchestrate da forze esterne al Paese.

Nonostante ciò, alcuni report indicano che le chiamate internazionali sono state ripristinate da alcune reti telefoniche iraniane, suggerendo un parziale allentamento del blackout delle comunicazioni.
Le opzioni di Trump
Il Pentagono ha presentato al presidente Donald Trump una serie di opzioni per rispondere alle azioni del regime iraniano. Tra le possibilità, si parla di attacchi mirati contro siti missilistici e impianti nucleari, così come contro le strutture di sicurezza interna che stanno reprimendo le manifestazioni.
Tuttavia, secondo funzionari americani, le opzioni più probabili sono quelle relative ad attacchi informatici o ad azioni contro l’apparato di sicurezza iraniano. Le decisioni finali sono attese nei prossimi giorni, ma l’eventuale risposta potrebbe suscitare una rappresaglia da parte dell’Iran.
Il Briefing Diplomatico a Teheran
Nel frattempo, le autorità iraniane hanno convocato un briefing con tutti i diplomatici accreditati a Teheran per discutere le proteste in corso e le reazioni internazionali. Inizialmente, era circolata la notizia che gli ambasciatori di Italia, Francia, Germania e Regno Unito fossero stati convocati per protestare contro il sostegno europeo ai manifestanti.
Tuttavia, fonti informate hanno chiarito che si è trattato di un incontro generale con tutti gli ambasciatori, e non di una convocazione mirata. Durante il briefing, le autorità iraniane hanno mostrato video che descrivevano le proteste come “violenze dei rivoltosi”.