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La provocazione dell’ayatollah Khamenei: “Le portaerei Usa potrebbero essere affondate”

In Svizzera i diplomatici dell'Oman hanno fatto la "spola" fra americani e Iran verso un accordo: "Però smettano di minacciarci", prova a dire il ministro degli Esteri di Teheran

La provocazione dell’ayatollah Khamenei: “Le portaerei Usa potrebbero essere affondate”

L’ayatollah Ali Khamenei alza i toni contro Washington e lancia un messaggio diretto agli Stati Uniti: anche le portaerei americane “possono affondare”. La dichiarazione arriva mentre a Ginevra si è svolto il secondo round di colloqui indiretti tra Iran e Usa sul dossier nucleare con la mediazione dell’Oman.

Khamenei: “Le portaerei Usa possono affondare”

Durante un discorso pubblico a Tabriz, nell’anniversario della rivolta anti-Shah del 1978, Khamenei ha risposto al dispiegamento militare deciso dal presidente Donald Trump nel Medio Oriente.

“Le navi da guerra sono certamente pericolose, ma ciò che è più pericoloso è l’arma che può affondarle in mare”, ha affermato la Guida Suprema, secondo quanto riferito dalla Mehr News Agency.

Un riferimento esplicito alle due portaerei statunitensi presenti nell’area: la USS Gerald R. Ford, la più grande al mondo, e la USS Abraham Lincoln.

Khamenei ha contestato le rivendicazioni americane sulla superiorità militare, sostenendo che anche l’esercito più forte al mondo può subire un colpo così duro da non riuscire più a rialzarsi.

La minaccia della Guida Suprema condivisa in un post su X:

Trump e il rafforzamento militare in Medio Oriente

Parallelamente ai negoziati diplomatici, Washington ha rafforzato in modo significativo la propria presenza militare nella regione.

Secondo Axios, nelle ultime 24 ore gli Stati Uniti hanno inviato oltre 50 caccia, tra cui F-35, F-22 e F-16, che si aggiungono ai 18 F-35A Lightning II già dispiegati nei giorni scorsi e alle due portaerei operative nel Golfo.

La strategia americana appare chiara, mantenere alta la pressione su Teheran per ottenere concessioni sull’accordo nucleare, lasciando tutte le opzioni sul tavolo, come ribadito più volte dall’amministrazione Trump.

Colloqui di Ginevra, progressi ma accordo lontano

A Ginevra si è svolto il secondo round di negoziati indiretti tra le delegazioni di Iran e Stati Uniti, con la mediazione diplomatica dell’Oman. Secondo fonti coinvolte, sarebbero stati individuati “obiettivi comuni” e registrati progressi su questioni tecniche rilevanti.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato di un’intesa sui principi guida che potrebbero aprire la strada alla stesura di un potenziale accordo. Tuttavia, il ministro chiede la cessazione immediata delle minacce militari americane.

“Ci auguriamo che questi colloqui portino a una soluzione negoziata e duratura”, ha dichiarato Araghchi alla Conferenza sul disarmo, sottolineando che l’Iran resta pienamente pronto a difendersi da qualsiasi minaccia.

Seyed Abbas Araghchi

La mediazione dell’Oman

Fondamentale il ruolo di Muscat nella gestione dei contatti tra le parti. Il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr al-Busaidi, ha parlato di spirito costruttivo e di un contributo apprezzato da parte del direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Rafael Grossi.

Teheran ribadisce però che non rinuncerà all’industria nucleare per scopi civili. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkianha ha poi ricordato che, in base alla fatwa della Guida Suprema, l’Iran non intende dotarsi di armi nucleari.

Le linee rosse di Trump e l’avvertimento di Vance

Dal lato americano, il vicepresidente J. D. Vance ha spiegato che, sebbene siano stati fatti passi avanti, restano divergenze significative.

“Il presidente ha posto dei limiti che gli iraniani non sono ancora disposti a riconoscere”, ha dichiarato, sottolineando che sarà Trump a decidere quando la diplomazia avrà raggiunto il suo limite.

Vance: "Russia e Ucraina dovranno cedere parte dei territori. Senza accordo ci ritireremo"
JD Vance

Washington insiste sul rispetto di alcune linee rosse, mentre Teheran respinge qualsiasi negoziato che abbia come esito predeterminato la rinuncia completa all’energia nucleare.

Scenario aperto tra diplomazia e minacce

Il quadro resta dunque sospeso tra aperture diplomatiche e dimostrazioni di forza. Da un lato, progressi tecnici e principi condivisi, ma dall’altro minacce esplicite di affondare portaerei e l’invio massiccio di jet da combattimento.

La finestra del negoziato è aperta, ma la tensione militare rimane alta e ogni passo falso potrebbe riaccendere uno scontro diretto dalle conseguenze imprevedibili.