sanzioni pesantissime

La Gran Bretagna vieta i siti porno ai minorenni: serviranno i documenti per accedere

L'iniziativa è stata formalizzata nel testo rinnovato della legge britannica sulla sicurezza online, l'Online Safety Bill, presentato dal gabinetto di Boris Johnson.

La Gran Bretagna vieta i siti porno ai minorenni: serviranno i documenti per accedere
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"Niente sesso, siamo inglesi", la nota commedia di Ciff Owen del 1973 è stata decisamente profetica: in UK sarà vietato accedere a siti pornografici a tutti i minori di 18 anni.  Sarà infatti necessario certificare la propria età con documenti ufficiali per accedere a suddetti portali. E fin qui tutto sacrosanto, i controlli legati all'identità - però - potrebbero far desistere anche gli adulti che, per motivi di privacy e timore di rintracciabilità, potrebbero abbandonare le loro abitudini.

UK: siti porno vietati agli under 18. Per accedere serviranno i documenti

La Gran Bretagna punta a imporre controlli serrati sulla pornografia online, vietandone l’accesso ai minorenni. In realtà, all'ombra della Union Jack, il tema ritorna a ondate da anni, ma mai si è messa in pista una ferrea regolamentazione come quella a cui punta Boris Johnson. Ai siti espliciti sarebbe imposta la verifica dell’età degli utenti tramite carte di credito o sistemi terzi di certificazione dell’età anagrafica. Qualora tale verifica non fosse garantita, i siti hot rischierebbero una sanzione pari al 10% degli introiti annui.

Il Regno Unito tenta una prova di forza nonostante tutte le difficoltà che un provvedimento del genere potrebbe incontrare nell'applicazione.

Boris Johnson fa sul serio

L'iniziativa è stata formalizzata nel testo rinnovato della legge britannica sulla sicurezza online, l'Online Safety Bill, presentato dal gabinetto di BoJo. Diversi studi condotti sull'isola di recente hanno rivelato dati allarmanti sull'accesso diffuso alla pornografia già nella fascia di età fra 11 e 13 anni. Fenomeno al quale, comprensibilmente, si deve cercare di dare un freno. Inutile dire che la causa ha ricevuto il plauso di associazioni attive per la protezione dell'infanzia, che da tempo sollecitavano questa svolta.

In molti, però, si chiedono quali saranno i criteri per determinare la soglia di accettazione (o meno) dei contenuti adatti ai minori. Senza contare, poi, tutti quegli adulti fruitori affezionati di questo genere di siti che si pongono più di una domanda circa le garanzie legate alla privacy. Insomma, sulla carta pare tutto ineccepibile, ma lo scontro con la realtà (e la selva del web) potrebbe spegnere gli entusiasmi.

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