FORTE TENSIONE

La Cina inizia esercitazioni con munizioni vere attorno a Taiwan

Le autorità taiwanesi hanno annunciato l’attivazione di un centro di risposta e il dispiegamento di forze armate "adeguate"

La Cina inizia esercitazioni con munizioni vere attorno a Taiwan

Sale ulteriormente la tensione nello Stretto di Taiwan. Pechino ha annunciato l’avvio di nuove esercitazioni militari su larga scala intorno all’isola, comprendenti l’uso di munizioni vere, con l’obiettivo dichiarato di testare la “prontezza al combattimento” e lanciare un “serio avvertimento” contro qualsiasi tentativo di indipendenza di Taiwan e contro le cosiddette “forze di interferenza esterna”.

La “Missione Giustizia 2025”

Secondo quanto comunicato dal Comando del Teatro Orientale delle Operazioni dell’Esercito popolare di liberazione (EPL), alle manovre partecipano unità dell’esercito, della marina, dell’aviazione e delle forze missilistiche. Vengono impiegati cacciatorpediniere, fregate, caccia, bombardieri, droni e veicoli aerei senza pilota, con esercitazioni che includono colpi con munizioni vere contro bersagli marittimi situati a nord e a sud-ovest di Taiwan.

Le operazioni prevedono pattugliamenti di preparazione al combattimento marittimo-aereo, l’assunzione del controllo integrale, il blocco di porti e zone chiave e una “deterrenza esterna tridimensionale”.

I cinque blocchi attorno a Taiwan in cui si sono svolte le esercitazioni della “Missione Giustizia 2025”

Le esercitazioni, denominate “Missione Giustizia 2025” (o “Just Mission 2025”), sono suddivise in cinque blocchi che circondano l’isola: lo Stretto di Taiwan e le aree a nord, sud-ovest, sud-est ed est del territorio insulare. Secondo l’EPL, si tratta di un’azione “legittima e necessaria per proteggere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale della Cina e per mettere alla prova la capacità di combattimento congiunto del teatro operativo.

La dura reazione di Taiwan

Taiwan ha reagito duramente. Il Ministero della Difesa di Taipei ha dichiarato di aver rilevato 89 aerei militari cinesi e 28 navi da guerra e della guardia costiera nei pressi dell’isola, il numero più alto di velivoli segnalati in un solo giorno dal 15 ottobre 2024. Le autorità taiwanesi hanno parlato di “provocazioni irrazionali” e di “molestie militari, annunciando l’attivazione di un centro di risposta e il dispiegamento di forze armate “adeguate in conformità con i protocolli di difesa (in copertina una foto dell’esercito di Taiwan).

Sono state dispiegate forze appropriate”, ha fatto sapere l’esercito di Taiwan, precisando che le forze armate restano in stato di massima allerta.

La portavoce dell’Ufficio presidenziale, Karen Kuo, ha espresso una “forte condanna” per quello che ha definito il ricorso all’”intimidazione militare” da parte di Pechino e il mancato rispetto delle norme internazionali. Taipei ha esortato la Cina a non fraintendere la situazione e a non compromettere la pace regionale, chiedendo la fine immediata di quelle che considera “provocazioni irresponsabili.

L’avvertimento di Pechino

Dal canto suo, Pechino ha lanciato un avvertimento esplicito alle “forze esterne” che sostengono Taiwan. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha dichiarato che qualsiasi tentativo di fermare l’unificazione di Taiwan con la Cina continentale è destinato al fallimento.

La Cina ha ribadito che le esercitazioni simulano anche un possibile blocco dei porti chiave dell’isola, uno scenario che, secondo analisi militari, rappresenterebbe una delle opzioni principali in caso di conflitto reale.

L’attuale escalation si inserisce in un contesto di tensioni crescenti dal 2022, quando Pechino intensificò le esercitazioni attorno a Taiwan dopo la visita a Taipei dell’allora presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi. Le manovre di questi giorni arrivano inoltre dopo una nuova e consistente vendita di armi statunitensi a Taiwan, per un valore complessivo di 11,1 miliardi di dollari, e in un momento di deterioramento delle relazioni tra Cina e Giappone sulla questione taiwanese, anche a seguito di recenti dichiarazioni e visite politiche giapponesi sull’isola.

Secondo le autorità di Taipei, Taiwan continuerà a monitorare attentamente la situazione, evitando risposte dirette che possano innescare un’escalation incontrollata, ma mantenendo alta la vigilanza per proteggere la propria sovranità, le infrastrutture critiche e i valori di democrazia e libertà.

Nel frattempo, la Cina accompagna le manovre militari con un’intensa campagna di comunicazione e propaganda, presentando l’operazione come una dimostrazione della forza e della determinazione dell’Esercito Popolare di liberazione.