Nel complesso mosaico della geopolitica globale, eventi apparentemente lontani finiscono spesso per intrecciarsi. È in questo quadro che la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, annunciata da Donald Trump sabato 3 gennaio 2026 potrebbe avere ripercussioni anche sulla questione Ucraina.
La cattura di Maduro
Washington mantiene da anni una linea di forte contrapposizione nei confronti del governo venezuelano, basata su sanzioni, isolamento diplomatico e procedimenti giudiziari. L’azione diretta contro un capo di Stato in carica – concretizzatasi con l’operazione andata in scena nella notte a Caracas – rappresenta però un precedente di enorme portata, destinato a produrre onde lunghe ben oltre l’America Latina.
To protest a possible US air strike on Venezuela, Twitter/X has quietly modified the like button as an “unfair strike” 👀⚠️
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— Baatein Stock Ki (@BaateinStockKi) January 3, 2026
Il legame tra Mosca e Caracas
È qui che entra in gioco la Russia. Mosca e Caracas condividono da tempo un rapporto politico e diplomatico fondato su una comune opposizione all’influenza statunitense. La cooperazione militare ed energetica rafforza questo legame, che ha anche una forte valenza simbolica nella narrativa russa di un mondo multipolare.
In questo contesto si inseriscono le dichiarazioni del Ministero degli Esteri di Mosca, che ha parlato di “grave aggressione armata” da parte degli Stati Uniti.
Allo stesso tempo, però, il Venezuela non rappresenta un alleato strategico centrale per il Cremlino. Non incide sulla sicurezza nazionale russa, né ha un ruolo concreto nel conflitto in Ucraina. Più che un pilastro, è considerato una pedina diplomatica.
Ucraina: dove si gioca davvero la partita
Ed è proprio questo il punto chiave. Il processo di pace in Ucraina dipende da fattori ben precisi: la situazione militare sul campo, il peso delle sanzioni, la tenuta economica e sociale delle parti in causa, le garanzie di sicurezza richieste da Kiev e le linee rosse tracciate da Mosca.
L’operazione Usa in Venezuela, per quanto clamorosa, non modificherebbe nessuno di questi elementi strutturali. Non cambierebbe l’equilibrio delle forze, non altererebbe le posizioni russe sull’allargamento della NATO, né inciderebbe direttamente sulle scelte dell’Ucraina o dei suoi alleati.
Il rischio è nel clima, non nella sostanza
L’impatto più concreto sarebbe piuttosto sul piano diplomatico e narrativo. Mosca potrebbe interpretare un’azione statunitense contro Maduro come l’ennesima dimostrazione di un uso selettivo del diritto internazionale, irrigidendo temporaneamente la propria posizione nei confronti di Washington, di fatto unico mediatore (stante la posizione defilata dell’Europa) sulla guerra in Ucraina.
Questo potrebbe rendere più difficile il dialogo, aumentare la tensione retorica e complicare il lavoro dei mediatori. Ma difficilmente sarebbe sufficiente, da solo, a far deragliare un processo negoziale che poggia su interessi molto più profondi.
Un problema di fiducia globale
Il vero rischio, semmai, riguarda il contesto internazionale più ampio. La normalizzazione di azioni extraterritoriali contro leader politici contribuirebbe a erodere ulteriormente la fiducia tra le grandi potenze. E senza un minimo di fiducia, ogni tentativo di mediazione – in Ucraina come altrove – diventa più fragile.
Una situazione che, peraltro, potrebbe avere effetti – sempre a livello di percezione – sulle mire cinesi su Taiwan. In un contesto in cui “il più grande attacca il più piccolo”, Xi Jinping potrebbe prendere “spunto” per un’offensiva veloce sull’isola.
In conclusione
La cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, dunque, potrebbe avere un forte impatto simbolico e politico, capace di influenzare il clima delle relazioni internazionali. Tuttavia, non parrebbe in grado di trasformarsi a oggi in un fattore decisivo per il processo di pace in Ucraina, che resta legato a dinamiche militari e strategiche molto più concrete.
Più che una leva capace di cambiare gli equilibri, si tratterebbe di un elemento di disturbo, destinato ad aggiungere complessità a un quadro già estremamente fragile.