Mentre sul campo di battaglia in Medio Oriente sono state ore di ripresa del fuoco incrociato tra Stati Uniti e Iran, a livello diplomatico stanno proseguendo i negoziati tra le parti, al fine di raggiungere un cessate il fuoco definitivo. Ma proprio sul tema della guerra contro Teheran, il Presidente degli USA Donald Trump si ritrova a dover fare i conti con un fronte di opposizione interna.
La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha da poco approvato una risoluzione che ordina il ritiro delle truppe americane. Un duro colpo per il capo della Casa Bianca, che lo scorso febbraio aveva dato inizio al conflitto insieme a Israele, con l’obiettivo di far dismettere le attività di arricchimento dell’uranio all’Iran, evitando che si doti di una bomba nucleare.
Camera USA vota per ritiro truppe in Iran, ma Trump può imporre veto
A votare per ritirare l’esercito dalla guerra sono stati 215 membri della Camera, contro 208 che invece si sono detti contrari. Tra i favorevoli, oltre ai Democratici, lo schieramento d’opposizione a quello di cui fa parte Trump, ci sono stati però anche quattro Repubblicani, che hanno spostato l’ago della bilancia.
Come riferito dal Corriere della Sera, si tratta di Thomas Massie (Kentucky), Brian Fitzpatrick (Pennsylvania), Tom Barrett (Michigan) e Warren Davidson (Ohio), un gruppo eterogeneo che unisce libertari, moderati e conservatori “America First”, ma che condivide l’idea che spetti al Congresso, e non alla Casa Bianca, decidere se gli Stati Uniti debbano continuare la guerra contro Teheran.
La votazione di questi quattro Repubblicani non rappresenta il primo episodio in cui deputati conservatori prendono le distanze dal Presidente, soprattutto in ambito di politica estera (è successo qualche giorno fa relativamente al sostegno all’Ucraina e ai finanziamenti per la sicurezza nazionale). Un segnale che testimonia le prime crepe nel controllo esercitato da Trump sul partito. Inoltre, precedentemente a questa opposizione della Camera in merito al conflitto in Iran, anche il Senato poche settimane fa aveva votato misure analoghe per restringere i poteri di guerra del capo della Casa Bianca.

Il sì della Camera al ritiro delle truppe, tuttavia, non rappresenta un vero e proprio provvedimento esecutivo. Trump infatti, qualora anche il Senato approvi anch’esso questa risoluzione, può porre il suo veto presidenziale. Ma come riferito da “La voce di New York“, l’esito di questa votazione simboleggia comunque un primo strappo sulla presa inattaccabile di Trump sul Congresso.
“Definire questo voto insignificante significa sottovalutare il danno psicologico arrecato all’amministrazione. Trump ha sempre agito come se fosse il padrone del Campidoglio. Il voto di oggi distrugge quella sicurezza, mostrando al mondo – e all’Iran – che il governo americano è completamente diviso sulla sua politica estera”.
Come stanno andando i negoziati
Nel frattempo, in una serie di interviste fatto a un podcast del New York Post e nello Studio Ovale, Trump ha fatto il punto in merito ai negoziati tra USA e Iran.
Stando alla sua versione, Teheran avrebbe accettato di rinunciare alle armi nucleari, aggiungendo poi che i colloqui potrebbero concludersi questo fine settimana, sottolineando che si è vicini alla firma della carte e che intende separare la questione dell’apertura dello Stretto di Hormuz dalle ostilità in Libano.
Il passaggio più simbolico delle sue recenti dichiarazioni sta però in quanto riportato qui di seguito:
“Mi piacerebbe incontrare Mojtaba Khamenei (la guida suprema dell’Iran) e probabilmente prima o poi succederà” ha riferito al New York Post.
