CONTESTAZIONE INTERNA

Israele prepara una nuova offensiva a Gaza a marzo. Ma servirà il via libera di Trump

A Tel Aviv migliaia di manifestanti si sono riuniti in strada per chiedere le dimissioni del governo Netanyahu

Israele prepara una nuova offensiva a Gaza a marzo. Ma servirà il via libera di Trump

L’esercito israeliano ha elaborato piani per lanciare nuove massicce operazioni militari intensive nella Striscia di Gaza a partire da marzo, con un’offensiva concentrata in particolare su Gaza City. L’obiettivo sarebbe quello di spingere verso ovest la Yellow Line“, la linea di demarcazione del cessate il fuoco, fino alla costa dell’enclave palestinese, ampliando ulteriormente il controllo territoriale israeliano. Lo scrive il Times of Israel, citando un funzionario israeliano e un diplomatico arabo.

Per Netanyahu un disarmo di Hamas non sarebbe realistico

Secondo le fonti, l’operazione è già stata pianificata dall’Idf (Forze di Difesa Israeliane), ma non potrà partire senza il via libera degli Stati Uniti. Washington sta infatti cercando di far avanzare il fragile cessate il fuoco raggiunto a ottobre verso una seconda fase, che dovrebbe includere il disarmo di Hamas. Un obiettivo sul quale, tuttavia, il primo ministro Benjamin Netanyahu nutrirebbe forti dubbi.

A Netanyahu non basta: annunciata nuova invasione massiccia di Gaza (ma il 70% degli israeliani è contrario)
Benjamin Netanyahu

Il diplomatico arabo citato dal Times of Israel riferisce che, pur avendo concordato durante l’incontro del 29 dicembre con il presidente americano Donald Trump di collaborare agli sforzi diplomatici per far progredire il cessate il fuoco, Netanyahu non ritiene realistico il disarmo di Hamas. Per questo motivo avrebbe dato indicazione alle Idf di predisporre un piano di contingenza nel caso in cui il negoziato fallisse.

Il cessate il fuoco è entrato in vigore il 10 ottobre, quando le forze israeliane si sono ritirate fino alla Yellow Line, mantenendo comunque il controllo di circa il 53 per cento della Striscia di Gaza. L’operazione pianificata per marzo, secondo le stesse fonti, porterebbe a un’ulteriore espansione del territorio sotto controllo israeliano. Alcuni dettagli del piano erano già stati anticipati dal Wall Street Journal.

Proteste contro Netanyahu a Tel Aviv

Mentre sul fronte militare si studiano nuovi scenari, in Israele cresce la contestazione interna. Nella serata di sabato 10 gennaio 2026 migliaia di manifestanti si sono riuniti a Tel Aviv per chiedere le dimissioni del governo Netanyahu. Da mesi, ogni settimana, una parte della popolazione scende in piazza reclamando un’indagine indipendente sull’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

I manifestanti accusano il governo di destra guidato da Netanyahu di manipolare l’opinione pubblica attraverso le guerre per mantenere il potere, mentre il Paese resta diviso tra il sostegno alle operazioni militari e la crescente sfiducia nei confronti della leadership politica.

In questo contesto, tra un cessate il fuoco fragile, pressioni internazionali e proteste interne sempre più frequenti, l’ipotesi di una nuova offensiva israeliana su larga scala a Gaza rischia di riaccendere una crisi ad oggi tutt’altro che risolta.