L’offensiva lanciata da Washington e Tel Aviv su Teheran amplia il perimetro dello scontro. I raid si moltiplicano su più fronti, mentre missili e droni attraversano lo spazio aereo di diversi Paesi dell’area. Il bilancio è ancora provvisorio.
Oltre 2mila obiettivi colpiti in Iran, l’operazione Usa-Israele
L’azione congiunta di Usa e Israele avviata il 28 febbraio 2026 contro l’Iran prosegue senza interruzioni. Secondo il New York Times, che cita un funzionario americano, sarebbero già stati centrati più di 2mila obiettivi sul territorio iraniano.
Domenica gli Stati Uniti hanno intensificato gli attacchi contro il programma missilistico balistico di Teheran. Tra i bersagli dichiarati: il quartier generale dei Guardie Rivoluzionarie Islamiche, i Pasdaran, e almeno una nave militare iraniana che sarebbe stata affondata.
Nuove esplosioni sono state registrate oggi, lunedì 2 marzo, nella capitale Teheran. L’agenzia semi-ufficiale Tasnim riferisce di raid anche su aree residenziali di Sanandaj, nell’Iran occidentale. Secondo l’agenzia statale IRNA, nella città si contano almeno tre morti.
Il filmato dell’attacco di Sanandaj:
Huge explosion as a result of Israeli strikes targeting the IRGC & security forces in the Kurdish city of Sanandaj in western Iran pic.twitter.com/dKXkEc4s1y
— Fazel Hawramy (@FazelHawramy) March 2, 2026
Nuovo fronte in Libano, Israele attacca Hezbollah
Il conflitto si è esteso al Libano dopo il lancio di razzi verso Israele da parte di Hezbollah, gruppo sostenuto da Teheran.
Israele ha colpito la periferia sud di Beirut e il Libano meridionale. Il ministero della Salute libanese parla di almeno 31 morti e 149 feriti.
Il capo di stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha annunciato l’avvio di una “campagna offensiva” contro Hezbollah, motivandola con i lanci di razzi verso il territorio israeliano.
La risposta iraniana: missili su Israele e Paesi del Golfo
Teheran ha reagito colpendo obiettivi in Israele e nei Paesi del Golfo. Le Guardie Rivoluzionarie Islamiche hanno dichiarato di aver lanciato una nuova ondata di missili balistici, inclusi vettori Kheibar, contro complessi governativi a Tel Aviv, centri militari a Haifa e un obiettivo a Gerusalemme Est.
Esplosioni e sirene sono state infatti segnalate a Tel Aviv e a Gerusalemme. L’esercito israeliano ha riferito di ulteriori lanci dall’Iran e dell’attivazione dei sistemi di difesa aerea, invitando la popolazione a restare nei rifugi.
La rappresaglia ha coinvolto anche Abu Dhabi, Dubai, Doha, Kuwait City e Manama. In Bahrain le autorità hanno segnalato almeno una vittima.
A Kuwait City è stata presa di mira l’ambasciata degli Stati Uniti. Una colonna di fumo è stata osservata nell’area diplomatica. L’ambasciata ha parlato di minaccia continua di attacchi missilistici e con droni, invitando i cittadini americani a rimanere al riparo.
Nella stessa città colpito anche l’aeroporto:
Attacco di droni iraniani contro l’aeroporto internazionale di Kuwait City. pic.twitter.com/NFL01czoBP
— Daniele Angrisani (@putino) February 28, 2026
Colpita anche Cipro, Londra concede le basi agli Usa
Il ministro della Difesa britannico John Healey ha dichiarato a Sky News che due droni iraniani sono stati lanciati anche verso Cipro, dove si trovano basi militari del Regno Unito.
Il premier Keir Starmer ha confermato che Londra consentirà agli Stati Uniti di utilizzare le basi britanniche per operazioni contro siti missilistici iraniani, precisando che il Regno Unito non parteciperà direttamente ai raid in Iran.
Starmer ha invitato Teheran a fermare gli attacchi e a rinunciare al programma di armamento, attribuendo alla leadership iraniana la responsabilità di un’ulteriore escalation.
Il giallo Ahmadinejad: prima le notizie di morte, poi la smentita
Resta, nel frattempo, incerta la sorte dell’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Alcuni media iraniani avevano riferito della sua morte durante i primi raid su Teheran, sostenendo che un missile avesse colpito la sua abitazione nel quartiere Narmak.
Dopo alcune ore, l’ufficio dell’ex capo di Stato ha smentito la notizia. Non sono arrivate conferme indipendenti.

Ahmadinejad, presidente dal 2005 al 2013, è stato uno dei volti più riconoscibili della linea dura iraniana sul programma nucleare e dei rapporti con la Russia di Vladimir Putin.