Diplomazia

Iran-Usa, nuovo incontro a Ginevra. Teheran: “Non ci piegheremo alle minacce degli Stati Uniti”

Nuovo round negoziale in Svizzera tra pressioni militari e richieste di revoca delle sanzioni

Iran-Usa, nuovo incontro a Ginevra. Teheran: “Non ci piegheremo alle minacce degli Stati Uniti”

Sta per iniziare a Ginevra un nuovo capitolo del confronto tra Iran e Stati Uniti sul programma nucleare di Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato in Svizzera alla guida di una delegazione diplomatica ed esperti tecnici per partecipare al secondo round di colloqui indiretti con Washington, al via martedì 17 febbraio 2026.

Iran-Usa, nuovo incontro a Ginevra

I negoziati, che si svolgono a Ginevra ma sotto l’egida dell’Oman, rappresentano la prosecuzione del dialogo ripreso a inizio febbraio nella capitale omanita Muscat.

La mediazione resta centrale per mantenere aperto un canale diplomatico tra le due parti, nonostante l’escalation verbale e le crescenti pressioni strategiche. Secondo quanto riferito dalla televisione di Stato iraniana, Araghchi incontrerà anche i suoi omologhi svizzeri e omaniti, oltre al direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, Rafael Grossi.

In un messaggio condiviso su X, Araghchi ha dichiarato di essere giunto a Ginevra con iniziative concrete per raggiungere un accordo, avvertendo però gli Stati Uniti.

Non ci piegheremo alle minacce, vogliamo un accordo equo ed equilibrato”.

Il post su X del ministro:

In arrivo anche la delegazione americana

Sul fronte statunitense, la Casa Bianca ha confermato la presenza a Ginevra dell’inviato speciale Steve Witkoff e di Jared Kushner, consigliere e genero del presidente Donald Trump.

I due rappresentano il volto diplomatico dell’amministrazione americana in questa fase segnata da un equilibrio precario tra apertura negoziale e minacce di intervento militare.

Washington continua a spingere per un accordo che limiti il programma nucleare iraniano, mentre parallelamente aumenta la pressione strategica con movimenti militari su larga scala e dichiarazioni sempre più esplicite.

Su cosa si dovrà basare l’intesa

Il vice ministro degli Esteri per la diplomazia economica, Hamid Ghanbari, ha sottolineato che un’intesa duratura dovrà prevedere benefici economici reciproci.

Tra i settori indicati: energia, petrolio e gas, miniere, aviazione e sviluppo urbano. In cambio, Teheran chiede la restituzione effettiva dei beni iraniani congelati all’estero e un allentamento sostanziale delle sanzioni.

Il vice ministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi ha ribadito che l’Iran è pronto a discutere compromessi, ma solo se Washington sarà disponibile ad affrontare il nodo cruciale della revoca delle misure restrittive.

L’apertura iraniana alle ispezioni

Un segnale di distensione è arrivato dal segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniana, Ali Larijani, che ha annunciato la disponibilità dell’Iran a consentire ispezioni dell’Aiea anche nei siti nucleari situati nel sottosuolo e in aree montuose.

“Per dimostrare che l’Iran non è alla ricerca di armi nucleari, consentiremo ispezioni anche nei siti più sensibili”, ha dichiarato Larijani, in un chiaro tentativo di rafforzare la credibilità della posizione iraniana al tavolo negoziale.

Lo spettro di un attacco israeliano

Parallelamente ai colloqui diplomatici, resta alta la tensione sul piano militare. Secondo indiscrezioni riportate da media statunitensi e israeliani, a dicembre Donald Trump avrebbe assicurato al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu il sostegno americano a eventuali attacchi contro il programma missilistico balistico iraniano in caso di fallimento dei negoziati.

Le discussioni su un possibile intervento sarebbero ancora in corso. Durante la guerra di 12 giorni tra Israele e Iran dello scorso giugno, gli Stati Uniti avevano già fornito supporto alle operazioni contro impianti nucleari iraniani.

In un eventuale nuovo scenario, il ruolo americano potrebbe includere assistenza per il rifornimento in volo dei jet israeliani o il supporto diplomatico per il sorvolo di Paesi terzi, anche se diversi Stati avrebbero già escluso l’utilizzo del proprio spazio aereo.

L’eventuale sostegno dei talebani a Iran

A complicare ulteriormente il quadro geopolitico, il portavoce dei talebani afghani, Zabihullah Mujahid, ha dichiarato che l’Afghanistan assisterebbe la Repubblica islamica in caso di attacco statunitense.

Le sue parole si inseriscono in un contesto regionale fragile, dove ogni sviluppo nei negoziati di Ginevra potrebbe avere ripercussioni ben oltre il dossier nucleare, influenzando gli equilibri in Medio Oriente e le relazioni tra le principali potenze.

Il nuovo round in Svizzera si apre dunque tra aperture diplomatiche, richieste economiche e minacce incrociate. L’esito dei colloqui potrebbe determinare una svolta verso un’intesa strutturata oppure segnare un’ulteriore escalation tra Teheran e Washington.