Mentre in Iran prosegue la repressione delle proteste antigovernative, la crisi assume una dimensione internazionale dall’equilibrio sempre più instabile. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington è “pronta ad aiutare” i manifestanti iraniani e ha avvertito Teheran che, se il regime continuerà a uccidere civili, gli Stati Uniti sono pronti a “colpire molto forte“.
Trump riflette sull’azione militare in Iran
Secondo il New York Times, Trump è stato informato nei giorni scorsi su nuove opzioni per potenziali attacchi contro l’Iran. Il presidente non avrebbe ancora preso una decisione definitiva, ma starebbe valutando seriamente la possibilità di autorizzare un’azione militare in risposta alla repressione. Tra le opzioni presentate figurano anche attacchi a siti non militari a Teheran.

Anche il Wall Street Journal riferisce di “discussioni preliminari” all’interno dell’amministrazione statunitense sulla selezione di potenziali obiettivi militari, inclusa l’ipotesi di un attacco aereo su larga scala. Il quotidiano sottolinea tuttavia che, al momento, non ci sono segnali di un’azione imminente né mobilitazioni di mezzi o personale.
Trump ha rafforzato il messaggio politico con nuovi post sui social, affermando che “l’Iran sta guardando alla libertà, forse come mai prima d’ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare“. Dichiarazioni che evocano difatti un sostegno ai manifestanti ma anche una minaccia diretta al regime degli ayatollah.
Le dichiarazioni di Trump hanno innalzato il livello di allerta nella regione. Secondo Reuters e Ha’aretz, Israele è in stato di massima allerta per la possibilità di un intervento statunitense in Iran. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il segretario di Stato americano Marco Rubio avrebbero discusso dello scenario nel corso di consultazioni sulla sicurezza.
Risposta durissima di Teheran: “Usa e Israele obiettivi legittimi”
Da Teheran è arrivata una risposta durissima. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha avvertito che “qualsiasi attacco statunitense“ porterà l’Iran a reagire colpendo Israele e le basi militari e navali degli Stati Uniti nella regione, definite “obiettivi legittimi”. La minaccia è stata ribadita in un intervento trasmesso dalla televisione di Stato.

L’Iran continua inoltre ad accusare Stati Uniti e Israele di essere “direttamente coinvolti” nel fomentare le proteste interne. Accuse che Washington ha respinto con forza, definendole “deliranti” e accusando Teheran di tentare di distogliere l’attenzione dalle gravi difficoltà interne del Paese.
Mentre la Casa Bianca mantiene una strategia attendista in attesa di capire l’evoluzione delle proteste, la combinazione tra repressione interna e pressioni esterne rischia di trasformare la crisi iraniana in uno scontro regionale più ampio, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti per tutto il Medio Oriente.