La guerra tra Stati Uniti e Iran si sposta in mare. La fregata iraniana IRIS Dena è stata infatti affondata nell’Oceano Indiano, a sud dello Sri Lanka.
Iran, la guerra diventa anche navale
La nave iraniana è stata centrata da un siluro lanciato da un sottomarino statunitense mentre si trovava a circa 40 miglia nautiche da Galle, nel sud dello Sri Lanka. L’attacco è avvenuto in acque internazionali, poco dopo le cinque del mattino ora locale. Quando i soccorsi sono arrivati, l’unità era già affondata.
A bordo c’erano circa 180 persone. Le autorità di Colombo hanno recuperato decine di corpi e tratto in salvo diversi feriti, mentre altre persone risultano disperse. L’emergenza è stata gestita fuori dalle acque territoriali, ma lo Sri Lanka si è trovato comunque coinvolto in prima linea nelle operazioni di ricerca e recupero.
Poche ore dopo l’affondamento, il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha confermato che un sommergibile degli Stati Uniti ha distrutto una nave iraniana, senza inizialmente specificare quale. In seguito è arrivata la conferma ufficiale: si trattava proprio della IRIS Dena.
Il filmato con l’abbattimento della nave:
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— Department of War 🇺🇸 (@DeptofWar) March 4, 2026
Un gioiello della marina di Teheran
La Dena non era un’unità qualunque. Apparteneva alla classe Moudge ed era considerata uno dei simboli della modernizzazione navale di Teheran. Lunga 94 metri e con un dislocamento di circa 1.500 tonnellate, era il primo cacciatorpediniere iraniano equipaggiato con quattro motori di produzione nazionale, i Bonyan 4.
Era dotata di missili terra-aria e antinave, tra cui i Qader, di un sistema di lancio verticale e di un apparato di controllo del tiro capace, almeno sulla carta, di seguire decine di bersagli contemporaneamente. Completavano l’armamento un cannone navale Fajr-27 da 76 millimetri, sistemi antiaerei, mitragliatrici pesanti e lanciasiluri.
Il radar Asr garantiva una copertura a 360 gradi fino a 300 chilometri. Perdere una piattaforma di questo livello significa molto più che perdere una nave, è un colpo al prestigio e alla credibilità della marina iraniana in mare aperto.
La fregata distrutta da un sottomarino Usa
Ad affondare la fregata sarebbe stato un siluro Mk48, arma ad alte prestazioni dal costo di circa 3,5 milioni di dollari e con una portata che può arrivare a 70 chilometri. L’uso di un sottomarino per distruggere un’unità di superficie di questo tipo è un evento raro nella storia recente.
La IRIS Dena stava rientrando da un evento internazionale in India, l’International Fleet Review 2026 organizzato a Visakhapatnam, una grande parata navale che aveva riunito anche unità straniere.
L’attacco sposta il baricentro dello scontro fuori dal Golfo Persico e dallo stretto di Hormuz, portandolo in una delle rotte marittime più sensibili dell’Indo-Pacifico. Lo Sri Lanka si trova infatti lungo corridoi cruciali per il traffico commerciale globale. Quando un’azione militare avviene in quest’area, le implicazioni non sono solo regionali.
Il segnale di Washington
Secondo il Pentagono, l’operazione rientra in una campagna più ampia volta a ridurre le capacità navali iraniane. Dall’inizio degli attacchi contro Teheran, gli Stati Uniti dichiarano di aver colpito oltre venti unità militari iraniane. L’affondamento della Dena, però, dimostra che nessuna nave iraniana può considerarsi al sicuro, neppure lontano dalle proprie coste.
Sul piano politico interno, il Senato americano ha nel frattempo respinto una risoluzione promossa dai Democratici che mirava a limitare la campagna militare contro l’Iran. Con 53 voti contrari e 43 favorevoli, l’aula ha di fatto confermato il sostegno alla linea dell’amministrazione e del Pentagono.
Cosa cambia adesso
L’affondamento della IRIS Dena non è solo un episodio militare, ma un punto di svolta perché olpire una fregata iraniana così lontano dal Golfo significa che il confronto non ha più un perimetro definito.
Per l’Iran la perdita pesa su due piani. Da un lato c’è il danno operativo e dall’altro c’è il colpo d’immagine che potrebbe avere gravi conseguenze e ripercussioni sui contrattacchi iraniani.
Ogni allargamento geografico rende il conflitto meno controllabile e più esposto a reazioni a catena.