Il conflitto in Medio Oriente continua ad allargarsi e il bilancio umano cresce giorno dopo giorno. Mentre gli attacchi proseguono su più fronti e la tensione resta altissima, arrivano nuove stime sulle vittime e dichiarazioni sempre più dure da parte di alcuni dei leader coinvolti.
Iran, già 1.255 morti e oltre 12mila feriti
Secondo le autorità sanitarie iraniane, la guerra ha già provocato oltre un migliaio di morti nel Paese. Il viceministro della Salute Ali Jafarian ha riferito ai media locali che, nei primi giorni di offensiva, il numero delle vittime ha raggiunto quota 1.255 mentre i feriti hanno superato le 12mila unità.
Un’altra stima arriva dall’agenzia indipendente Human Rights Activists News Agency, secondo cui tra i morti ci sarebbero almeno 1.205 civili, tra cui 194 bambini. Nello stesso periodo sarebbero caduti anche 187 militari iraniani.
Le vittime negli altri Paesi coinvolti
Ma la guerra, lo sappiamo, non colpisce soltanto l’Iran. In diversi Paesi della regione si registrano morti e feriti legati direttamente o indirettamente agli attacchi incrociati.
In Libano, dove Israele ha intensificato i raid aerei, il ministero della Salute parla di almeno 486 vittime dall’inizio delle operazioni. Due soldati israeliani sono invece rimasti uccisi nel sud del Paese durante scontri avvenuti nelle prime ore di domenica.
Anche l’Iraq è stato toccato dalle operazioni militari: tredici membri delle Forze di mobilitazione popolare sostenute da Teheran sono morti nei bombardamenti. A questi si aggiungono tre combattenti curdi iraniani e un membro delle forze di sicurezza del Governo regionale del Kurdistan.
In Kuwait sono morte almeno dodici persone, tra cui sei militari statunitensi e due soldati kuwaitiani. Negli Emirati Arabi Uniti tre persone sono state uccise da droni iraniani, mentre un cittadino pakistano è morto a Dubai dopo la caduta dei detriti di un missile intercettato.
In Arabia Saudita un proiettile ha colpito un edificio residenziale ad Al-Kharj causando due vittime. Nello stesso Paese è morto anche un militare americano ferito in un attacco alle truppe statunitensi. Episodi isolati ma mortali sono stati segnalati pure in Bahrein e nelle acque al largo dell’Oman.
In Israele, invece, gli attacchi aerei hanno provocato almeno undici morti. Nove persone sono rimaste uccise quando un missile ha centrato in pieno un edificio residenziale nella città di Beit Shemesh.
Netanyahu: “Non abbiamo ancora finito”
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu rivendica l’offensiva condotta insieme agli Stati Uniti e non lascia intendere una fine imminente delle operazioni. Durante una visita a un centro di emergenza del ministero della Salute israeliano, il premier guerrafondaio ha usato parole durissime.
“Non c’è dubbio che con le azioni intraprese finora stiamo spezzando le ossa al potere iraniano. E non abbiamo ancora finito”, ha dichiarato.
Benjamin Netanyahu
Netanyahu ha insistito sul fatto che il futuro dell’Iran dipenderà soprattutto dagli stessi cittadini iraniani.
“Far crollare il regime è nelle mani del popolo iraniano”, ha aggiunto, spiegando che l’obiettivo di Israele sarebbe quello di spingere la popolazione a liberarsi del giogo della tirannia.
L’Iran risponde: “Strategia fallita”
Da Teheran la replica non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha definito l’intera operazione militare un fallimento strategico per Washington e Tel Aviv.
“Il loro piano A è fallito e ora stanno provando altre opzioni, ma sono tutte destinate a fallire”, ha dichiarato in un’intervista di PBS News.
Seyed Abbas Araghchi
Il capo della diplomazia iraniana ha quindi affermato che il piano iniziale degli Stati Uniti e di Israele non ha funzionato e gli attacchi non hanno un obiettivo chiaro e stanno colpendo anche zone residenziali.
“Non vedo alcun traguardo ragionevole che stiano cercando di raggiungere. Dopo dieci giorni di guerra sembrano senza una direzione”.
Trump: “La guerra è quasi finita”
E gli Stati Uniti? Nonostante l’intensità degli scontri e Netanyahu ancora sul piede di guerra, il presidente Donald Trump sostiene che l’operazione militare potrebbe concludersi presto.
In un’intervista telefonica alla CBS, il capo della Casa Bianca ha dichiarato che la campagna avviata il 28 febbraio si avvicina al traguardo.
“La guerra in Iran è praticamente finita. Le operazioni termineranno a breve”, ha affermato.
Donald Trump
Trump si è poi detto convinto che il risultato finale renderà il mondo molto più sicuro. All’inizio l’amministrazione americana aveva ipotizzato una campagna militare lunga tra quattro e sei settimane, ma ora la tempistica potrebbe accorciarsi.
Una valutazione che però non sembra condivisa da Israele. Le parole di Netanyahu lasciano intendere che, almeno per il governo israeliano, il conflitto è tutt’altro che vicino alla conclusione.