Si alza la tensione

Ira di Trump: “Mi ha detto Putin che è stata attaccata casa sua, così non va bene”

"E' proprio per evitare queste situazioni che non ho dato a Kiev i missili a lungo raggio Tomahawk"

Ira di Trump: “Mi ha detto Putin che è stata attaccata casa sua, così non va bene”

“Ho saputo da Putin che casa sua è stata attaccata, sono arrabbiato. Non va bene, non è il momento giusto”.

In conferenza stampa insieme al premier israeliano Benjamin Netanyahu, Donald Trump parla anche della situazione in Ucraina e delle nuove tensioni dopo la dichiarazione di Mosca su un presunto attacco con droni da parte di Kiev alla residenza nella regione di Novgorod del leader russo.

L’attacco alla residenza di Putin

La notizia dell’attacco da parte di Kiev alla residenza di Putin è stato dato lunedì 29 dicembre 2025 dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov mentre Trump era impegnato in una telefonata con il leader del Cremlino, definita “positiva” dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.

Durante il colloquio, però, si sarebbe affrontato anche il tema del presunto attacco ucraino, che avrebbe irritato – e non poco – il tycoon.

Una reazione confermata anche dal consigliere di Putin, Yuri Ushakov, che ha riferito di un Trump “scioccato e indignato, e felice di non aver dato i Tomahawk a Kiev”.  

Yuri Ushakov

Cosa è la residenza di Novgorod?

Considerata una delle residenze preferite del leader russo, la residenza di Novgorod è stata spesso utilizzata per incontri privati e periodi di isolamento fin dall’inizio della guerra del 2022.

Il complesso è stato costruito nel 1934 per Iosif Stalin, anche se pare che il leader comunista ci abbia soggiornato soltanto una volta.

Protetta (ovviamente) da imponenti sistemi di difesa – si parla di decine di sistemi di difesa aerea Pantsir-S1 (alcune fonti parlano anche di S-400 e altri sistemi) che circondano l’intero complesso per proteggere da droni o attacchi aerei – non ha riportato alcun danno a seguito del presunto attacco di ieri.

Zelensky: “Bugie russe”

La versione di Mosca è stata però immediatamente smentita dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha definito le accuse russe “una menzogna palesemente falsa”. In un messaggio pubblicato su Telegram e successivamente su X, Zelensky ha accusato il Cremlino di costruire una narrativa artificiale per legittimare l’escalation militare.

“I russi hanno inventato una storia su un presunto attacco a una residenza del dittatore russo per giustificare ulteriori bombardamenti contro l’Ucraina, inclusa Kiev, e per rifiutarsi di compiere i passi necessari per porre fine alla guerra“, ha scritto il leader ucraino.

Zelensky ha parlato di “tipiche bugie russe” e ha sottolineato che l’Ucraina non adotta azioni volte a sabotare i negoziati diplomatici.

Lavrov alza il tiro

Poco dopo, Lavrov ha alzato il tiro, tornando su un altro tema caro alla Russia:

“Il mandato di Zelensky è scaduto, l’Ucraina deve tenere elezioni e gli Stati Uniti condividono questa visione”.

L’attacco di Medvedev

A seguire, sono arrivate le parole anche del vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitrij Medvedev che come al solito non ha usato mezzi termini.

In un messaggio su Telegram l’ex presidente russo accusa una “persona” – con evidente riferimento a Zelensky – di aver augurato la morte “non a uno solo, ma a tutti noi e al nostro Paese.

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L’ex presidente russo Dmitry Medvedev

Nel messaggio, Medvedev afferma che tale figura “non si è limitata ad augurare la morte”, ma avrebbe anche “dato ordine di attacchi massicci”.

Infine, conclude che, pur non augurando una morte violenta a questa persona, auspica che dopo una “imminente scomparsa”, il suo corpo venga esposto in un museo per fini “scientifici”.