È l’Europa il vero bersaglio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo intervento al World Economic Forum di Davos, a breve tempo di distanza dall’incontro con Donald Trump. Un discorso duro, segnato da accuse di immobilismo e mancanza di “volontà politica” nei confronti di Vladimir Putin, ma anche da un annuncio di peso: venerdì 23 e sabato 24 gennaio 2026 negli Emirati Arabi Uniti si terrà il primo incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina dall’inizio del conflitto.
A good meeting with @POTUS — productive and substantive. We discussed the work of our teams, and practically every day there are meetings or communication. The documents are now even better prepared. We also spoke today about air defense for Ukraine. Our previous meeting with… pic.twitter.com/E1j8kpJazN
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) January 22, 2026
“Spero che gli Emirati ne siano a conoscenza. A volte riceviamo delle sorprese da parte americana”, ha detto Zelensky rispondendo a una domanda, sottolineando come l’iniziativa sia frutto del coinvolgimento diretto di Washington.
L’incontro con Trump, ha assicurato, è stato “positivo, produttivo e sostanziale”.
Il bilaterale con Trump: “La guerra deve finire”
Il faccia a faccia tra i due presidenti, durato poco più di un’ora, è stato valutato positivamente da entrambe le parti. Zelensky ha parlato di un confronto “significativo”, durante il quale sono stati discussi il lavoro dei rispettivi team, la difesa aerea dell’Ucraina e i documenti per porre fine alla guerra, definiti “quasi pronti”.
“L’Ucraina sta lavorando con assoluta onestà”, ha dichiarato il presidente ucraino, aggiungendo che ora “anche la Russia deve essere pronta a porre fine a questa guerra”.

Trump, dal canto suo, ha confermato il buon esito dell’incontro, limitandosi però a un cauto: “Vediamo come va a finire”. Ai giornalisti ha ribadito il suo messaggio a Vladimir Putin: “Questa guerra deve finire”.
Secondo la Casa Bianca e l’ufficio presidenziale ucraino, non si è discusso dei confini dell’Ucraina. Gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner sono attesi a Mosca per incontrare Putin, nell’ambito dei contatti diplomatici promossi da Washington.
L’annuncio del trilaterale negli Emirati
Il passaggio più rilevante del discorso di Zelensky è stato l’annuncio del primo incontro trilaterale tra Usa, Russia e Ucraina, previsto per venerdì 23 e sabato 24 gennaio 2026 negli Emirati Arabi Uniti. Un appuntamento che, nelle parole del leader ucraino, potrebbe segnare una svolta dopo quasi quattro anni di guerra.

L’inviato speciale americano Steve Witkoff ha parlato di “notevoli progressi” nei negoziati e ha sostenuto che resterebbe “un solo punto da risolvere” tra le parti. Un ottimismo non condiviso apertamente dal Cremlino, che ha preferito non commentare nel dettaglio lo stato dei colloqui.
L’attacco all’Europa: “Manca la volontà politica”
A Davos, Zelensky ha riservato parole dure ai partner europei.
“L’Europa sembra persa nel tentativo di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare. Ma lui non cambierà”, ha detto, accusando l’Ue di essere divisa e incapace di agire con decisione contro Mosca.
Pur ringraziando l’Europa per aver congelato i beni russi, Zelensky ha sottolineato che “quando è arrivato il momento di usarli per aiutare a difendere l’Ucraina, la decisione è stata bloccata”. A suo giudizio, Putin ha persino ottenuto “un certo successo”, riuscendo a fermare l’Europa sulla confisca degli asset russi. Nessun “vero progresso”, ha aggiunto, è stato fatto nemmeno sull’istituzione di un tribunale per l’aggressione russa. “È una questione di tempo o di volontà politica?”, ha chiesto retoricamente.

Zelensky ha descritto l’Unione europea come “un’insalata di piccole e medie potenze”, incapace di agire come forza globale. Ha raccontato che a Kiev viene spesso consigliato di non parlare con Washington di missili Tomahawk o Taurus “per non rovinare l’atmosfera” e di evitare di irritare singoli Paesi europei.
“Quando siamo uniti siamo davvero invincibili”, ha affermato, esortando l’Europa a diventare una potenza che “definisce il futuro” e non una che reagisce in ritardo. Ha ribadito che le garanzie di sicurezza per l’Ucraina saranno decisive solo dopo la fine della guerra, ma che senza l’impegno diretto degli Stati Uniti “non possono funzionare”.
Il paragone con Maduro e il ruolo degli Usa
Nel suo intervento, Zelensky ha anche fatto un paragone provocatorio:
“Trump ha condotto un’operazione in Venezuela e Maduro è stato arrestato. Maduro è in tribunale a New York, Putin no”. Un esempio usato per sottolineare, a suo dire, l’assenza di una risposta internazionale efficace contro il leader russo.
Il messaggio finale è chiaro: senza una svolta politica dell’Europa e senza il coinvolgimento pieno degli Stati Uniti, la pace resta fragile. Ma l’annuncio del trilaterale negli Emirati e il giudizio positivo sul bilaterale con Trump segnano, per Zelensky, un possibile punto di svolta. Ora, ha concluso, “tocca alla Russia dimostrare di essere pronta a fermare la guerra”.