In Irlanda del Nord

Incendi e disordini a Belfast: protesta anti-immigrati dopo l’accoltellamento di un 40enne da parte di un rifugiato

Un "pogrom" contro gli stranieri di origini africane messo in atto da manifestati estremisti nella serata di martedì 9 giugno 2026

Incendi e disordini a Belfast: protesta anti-immigrati dopo l’accoltellamento di un 40enne da parte di un rifugiato

A Belfast, in Irlanda del Nord (Regno Unito), la serata di martedì 9 giugno 2026 si è caratterizzata per forti disordini che hanno provocato diversi incendi.

In particolare, come testimoniato dai filmati diffusi in Rete, le fiamme hanno interessato il centro della Capitale nordirlandese, dove non solo sono stati bruciati bidoni, cassonetti e auto, ma hanno preso fuoco anche un autobus e alcuni edifici. Non sono mancati nemmeno scontri con la Polizia.

L’accoltellamento del rifugiato sudanese

Protagonisti dei fatti i manifestanti di una protesta anti-immigrati, che ha avuto luogo a seguito di un brutale fatto di cronaca avvenuto qualche ora prima proprio a nord di Belfast, nella zona di Kinnaird Avenue, durante il quale un rifugiato sudanese di 30 anni ha accoltellato un 40enne in mezzo alla strada.

Un’aggressione che è stata ripresa in un video, pubblicata poi sui social e diventata virale. Ve la mostriamo qui di seguito, consigliando cautela nella visione perché le immagini forti potrebbero urtare la vostra sensibilità.

Il 30enne del Sudan è stato fermato dalla Polizia, anche grazie all’intervento di alcuni passanti, e comparirà in tribunale con l’accusa di tentato omicidio. Le autorità hanno escluso l’ipotesi del terrorismo, puntando l’attenzione più su un episodio di raptus. La vittima, invece, è rimasta ferita con significative lesioni al volto, al collo e alla schiena.

Una faccenda che ovviamente ha anche alimentato lo scontro politico: Nigel Farage, leader di Reform Uk, ha acceso le tensioni invocando di rivelare l’identità e lo status migratorio dell’aggressore, oltre a sostenere che “il pubblico deve conoscere la verità“, col suo partito arrivato a chiedere un bando all’ingresso per tutti i cittadini sudanesi senza distinzioni.

Protesta incendiaria a Belfast

Ma mentre sul caso sono in corso gli accertamenti giudiziari, la vicenda ha simboleggiato un’occasione per le frange più estremiste per manifestare il loro dissenso contro l’immigrazione.

Fin dalle ore successive all’accoltellamento, sono stati rapidamente diffusi online degli appelli di “patrioti” dell’ultradestra, i quali, alle 19 di sera di martedì 9 giugno 2026, hanno lanciato l’ondata di proteste anti-immigrati in tutto il Regno Unito.

Addirittura questo post è stato ripreso anche da Elon Musk, il quale, nel chiedere alla gente di scendere per strada, ha dichiarato:

“Solo protestando ripetutamente e a gran voce ci potrà essere un cambiamento!”.

Keir Starmer, Primo Ministro del Regno Unito, che sull’accoltellamento compiuto dal rifugiato sudanese aveva parlato di aggressione “ripugnante”, invocando la tolleranza zero per episodi di violenza come questi, si era però espresso con richiami alla calma da parte della popolazione. Un appello lanciato anche da Hilary Benn, ministro per l’Irlanda del Nord alla Camera dei Comuni, la quale aveva chiesto di evitare manifestazioni di protesta violente, per scongiurare ulteriori ripercussioni negative sulle comunità locali.

Nonostante ciò, centinaia di manifestanti, per lo più a volto coperto, si sono resi protagonisti di un “pogrom” contro gli stranieri, con l’obiettivo di prendere di mira le famiglie di origine africana. Da qui si sono scatenati scontri con la polizia, disordini e incendi.

Michelle O’Neill, Premier dell’Irlanda del Nord, ha dichiarato:

“Intere famiglie sono state attaccate fuori dalle loro case da codardi disgustosi”, definendo i manifestanti “teppisti” e “delinquenti”.

Lo stesso Starmer ha condannato quanto accaduto a Belfast con queste parole:

“Le scene viste ieri sera a Belfast sono state scioccanti e assolutamente inaccettabili. Non c’è alcuna giustificazione per la violenza e il disordine che abbiamo visto minacciare le nostre comunità, né per coloro che li hanno incitati, online o altrove. È chiaro che ieri sera alcune persone sono state prese di mira a causa del loro background e non lo tollererò. I responsabili subiranno le conseguenze previste dalla legge. Ho parlato con il Capo della Polizia del Servizio di Polizia dell’Irlanda del Nord per esprimere la mia gratitudine a lui e ai servizi di emergenza in prima linea per il loro coraggio nel garantire la sicurezza dei cittadini. Ho parlato anche con il Primo Ministro e il Vice Primo Ministro per discutere della situazione in corso. La priorità deve essere quella di invitare alla calma, ed è ciò che chiedo ora. Dobbiamo lasciare che la polizia svolga il proprio lavoro”.

Il caso di Henry Nowak

L’episodio dell’accoltellamento di Belfast fa seguito a un altro caso avvenuto nel Regno Unito, che però ha avuto un esito ancora più tragico e che ugualmente ha innescato tensioni.

A dicembre dello scorso anno, il 18enne Henry Nowak è stato accoltellato a morte in una strada di Southampton da un giovane britannico di origini indiane sikh, Vickrum Digwa. Il 18enne, agonizzante, è stato però ammanettato dai primi due agenti intervenuti sul posto, lasciatisi inizialmente convincere dall’assassino che la vittima fosse un aggressore razzista.

La vicenda si è però riaccesa in questi giorni di maggio e giugno, a seguito della diffusione delle immagini registrate dalle bodycam degli agenti, le quali hanno sollevato interrogativi sulla gestione dell’emergenza, innescando un dibattito circa l’operato della polizia e le linee guida antirazziste (contenute nel “Police Anti-Racism Commitment“).

Secondo i critici, alcune formulazioni di questa normativa possono favorire approcci differenziati nei confronti dei cittadini in base all’appartenenza etnica, influenzando potenzialmente le decisioni operative degli agenti nelle situazioni di crisi.