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Il punto sui negoziati fra Usa e Iran e fra Israele e Libano: nodo sugli anni di stop arricchimento dell’uranio (5 invece che 20)

Trump respinge la proposta iraniana. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ospita oggi, 14 aprile 2026, a Washington un incontro tra rappresentanti di Israele e Libano

Il punto sui negoziati fra Usa e Iran e fra Israele e Libano: nodo sugli anni di stop arricchimento dell’uranio (5 invece che 20)

Nel pieno di una fase di altissima tensione internazionale, tra conflitto militare e pressioni economiche, il dossier più delicato a livello diplomatico resta quello sul programma nucleare iraniano. Il confronto tra Stati Uniti e Iran si è arenato sulla durata dello stop all’arricchimento dell’uranio, diventata linea di frattura tra le due parti.

Cinque anni contro venti: il cuore dello scontro

Secondo quanto riportato dal New York Times, Teheran, nella giornata di lunedì 13 aprile 2026, ha inviato una risposta formale agli Stati Uniti offrendo una sospensione delle attività di arricchimento dell’uranio per un periodo massimo di cinque anni. Una proposta che rappresenta un’apertura concreta, soprattutto considerando il contesto di guerra e sanzioni, ma che resta lontana dalle richieste avanzate da Washington, che continua a pretendere uno stop di vent’anni.

La Casa Bianca, sotto la guida del presidente Donald Trump, ha respinto l’offerta iraniana, giudicandola insufficiente a garantire un contenimento duraturo del rischio nucleare. Dietro questa posizione c’è la convinzione che una sospensione limitata nel tempo non impedirebbe all’Iran di riprendere rapidamente il proprio programma una volta scaduto il termine.

Accanto alla questione della durata, resta aperto un secondo nodo altrettanto critico: il destino dell’uranio già arricchito. Gli Stati Uniti chiedono che venga trasferito fuori dal Paese, eliminando così ogni rischio immediato di utilizzo militare. Teheran, invece, rifiuta questa opzione e insiste per mantenere il materiale sul proprio territorio, proponendo però di ridurne significativamente il livello di arricchimento, in modo da renderlo inutilizzabile per la produzione di armi nucleari.

“Richieste eccessive”

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha criticato duramente l’approccio americano, definendo le richieste di Washington “eccessive” e in continuo mutamento, fattori che avrebbero impedito il raggiungimento di un accordo nei colloqui svoltisi a Islamabad. Nonostante ciò, lo stesso Araghchi ha riconosciuto che ci sono stati “progressi su molte delle questioni discusse”, segno che il dialogo, pur difficile, non è completamente bloccato.

Una valutazione in parte condivisa anche da Washington. Il vicepresidente JD Vancereduce dal fallimento diplomatico ad Islamabad – ha parlato di “conversazioni positive” e di alcuni passi avanti, ma ha chiarito che “la palla è davvero nel loro campo”, sottolineando come gli Stati Uniti attendano segnali più concreti di flessibilità da parte iraniana.

Il punto sui negoziati fra Usa e Iran e fra Israele e Libano: nodo sugli anni di stop arricchimento dell'uranio (5 invece che 20)
J.D. Vance

Vance ha inoltre evidenziato che, pur essendoci margini per un’intesa, “la grande incognita” resta la volontà di Teheran di fare concessioni più ampie, ribadendo comunque che esiste “la possibilità di concludere un grande accordo”.

Contatti in corso e ipotesi di nuovi negoziati

Nonostante il fallimento del primo ciclo di colloqui in Pakistan, i contatti tra Stati Uniti e Iran non si sono interrotti. Fonti americane indicano che sono in corso discussioni per organizzare un secondo incontro diretto, segno che entrambe le parti intendono mantenere aperto il canale diplomatico.

Le ipotesi sul tavolo sono diverse. Islamabad, che ha già ospitato i primi colloqui, si è proposta nuovamente come sede per un secondo round, cercando di giocare un ruolo attivo nella mediazione. Allo stesso tempo, tra le opzioni figura anche Ginevra, città simbolo della diplomazia internazionale. Non è ancora chiaro se le delegazioni saranno le stesse né quando potrebbe tenersi l’incontro, ma alcune indiscrezioni suggeriscono che i tempi potrebbero essere brevi, anche nel giro di pochi giorni.

La mancanza di un piano definito riflette però la difficoltà del momento: le distanze restano profonde, soprattutto sui punti chiave del negoziato, e ogni progresso appare fragile e reversibile.

La Cina si muove: proposta in quattro punti

In parallelo, la Cina cerca di rafforzare il proprio ruolo diplomatico nella regione. Il presidente Xi Jinping ha incontrato a Pechino il principe ereditario di Abu Dhabi, avanzando una proposta articolata in quattro punti per favorire la stabilità in Medio Oriente.

Il piano si basa su principi chiari: rispetto della sovranità nazionale, coesistenza pacifica tra gli Stati, adesione al diritto internazionale e coordinamento tra sviluppo economico e sicurezza. Si tratta di una posizione che punta a presentare Pechino come alternativa diplomatica credibile in un contesto segnato dalla crescente pressione militare americana.

Teheran all’ONU: “Il blocco Usa viola la nostra sovranità”

Sul piano internazionale, l’Iran ha deciso di reagire anche sul fronte legale e politico. Il rappresentante iraniano alle Nazioni Unite, Saeed Iravani, ha denunciato formalmente il blocco navale imposto dagli Stati Uniti, definendolo una violazione del diritto internazionale.

Nella lettera inviata al segretario generale Antonio Guterres, Iravani ha dichiarato:

“L’imposizione del blocco marittimo sui porti iraniani da parte degli Stati Uniti indica una chiara violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Iran”, aggiungendo che “questo atto illegale costituisce una grave violazione dei principi fondamentali del diritto marittimo internazionale”.

Il diplomatico ha inoltre avvertito che le conseguenze di questa decisione ricadono interamente sugli Stati Uniti, sottolineando come il blocco rappresenti una minaccia diretta alla pace e alla sicurezza internazionale, aggravando ulteriormente una situazione già estremamente instabile. In una comunicazione separata, Teheran ha anche invitato i Paesi che ospitano basi americane nella regione – tra cui Bahrein, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Giordania – a interrompere ogni forma di collaborazione con Washington e a risarcire l’Iran per i danni subiti.

Il fronte Israele-Libano: dialogo difficile e opposizione di Hezbollah

Parallelamente al negoziato sul nucleare, si apre un altro fronte diplomatico di grande rilievo. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ospita oggi, 14 aprile 2026, a Washington un incontro tra rappresentanti di Israele e Libano, con l’obiettivo di avviare negoziati diretti tra i due Paesi.

Il punto sui negoziati fra Usa e Iran e fra Israele e Libano: nodo sugli anni di stop arricchimento dell'uranio (5 invece che 20)
Il segretario di Stato Marco Rubio

I colloqui si inseriscono nel contesto degli scontri tra Israele e Hezbollah e della recente offensiva militare israeliana nel sud del Libano. Sul tavolo ci sono questioni cruciali come il cessate il fuoco, il disarmo del movimento sciita e la possibilità di un accordo di pace più ampio.

Tuttavia, il percorso appare estremamente complesso. Hezbollah ha già fatto sapere che non rispetterà eventuali accordi raggiunti attraverso questi negoziati e si oppone fermamente al dialogo diretto. Il leader del movimento, Naïm Qassem, aveva già chiesto la “sospensione” dei colloqui, definendoli una “capitolazione”.

Nonostante queste resistenze, gli Stati Uniti continuano a sostenere l’importanza del dialogo, sottolineando che il conflitto riguarda Hezbollah e non il Libano come Stato, e che quindi esistono margini per un confronto diplomatico tra i due Paesi.