Il Libano si appella alla Santa Sede chiedendo aiuto per proteggere la presenza dei cristiani nel sud del Paese, duramente colpito dai bombardamenti e dagli ordini di evacuazione nelle aree di confine con Israele. La situazione umanitaria nella regione è sempre più critica e rischia di accelerare l’esodo delle comunità cristiane storicamente radicate in questi territori (foto copertina il Papa in Libano).
A rendere noto l’appello è stato Youssef Raggi, ministro degli Affari Esteri libanese, che ha comunicato tramite il proprio account sul social X di aver avuto un colloquio telefonico con monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali della Santa Sede. Il contatto diplomatico è stato confermato anche dal direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni.
Il contatto diplomatico tra Libano e Vaticano
Durante la conversazione, Raggi e Gallagher hanno discusso degli ultimi sviluppi della crisi nel sud del Libano e delle difficili condizioni dei villaggi al confine.
Secondo quanto riferito dal ministro libanese, nel dialogo sono state “scambiate opinioni sugli ultimi sviluppi in Libano e sulla difficile situazione dei villaggi di confine nel sud”.
Il capo della diplomazia libanese ha quindi rivolto una richiesta esplicita alla Santa Sede: intervenire e mediare per contribuire a preservare la presenza cristiana nei villaggi del sud, i cui abitanti hanno sempre sostenuto lo Stato libanese e le sue istituzioni militari ufficiali.
Da parte sua, monsignor Gallagher avrebbe assicurato che il Vaticano sta già attivando i necessari canali diplomatici.
Secondo quanto riportato da Raggi, la Santa Sede “sta prendendo tutti i contatti diplomatici necessari per fermare l’escalation in Libano e impedire lo sfollamento dei cittadini dalle loro terre”.
Gallagher ha inoltre ricordato che il Libano “è sempre stato, e continua a essere, nelle preghiere di Sua Santità il Papa”.
Il Libano e il rischio dell’esodo dei cristiani
Il tema della presenza cristiana nel Paese dei Cedri è particolarmente sensibile. Il Libano ospita infatti la più grande comunità cristiana del Medio Oriente, composta principalmente da maroniti, ma anche da greco-ortodossi, melkiti e armeni.
Proprio questo tema era stato al centro del primo viaggio apostolico internazionale di Papa Leone XIV, che lo scorso dicembre ha visitato Libano e Turchia.

Durante le sue dichiarazioni pubbliche a Beirut, il Pontefice aveva sottolineato l’importanza della permanenza dei cristiani nel Paese, definendola una missione fondamentale per costruire una “civiltà dell’amore e della pace”.
Anche il presidente libanese Joseph Aoun, accogliendo il Papa nella capitale, aveva lanciato un monito:
“Se i cristiani in Libano dovessero scomparire, il delicato equilibrio crollerebbe e con esso la giustizia”.
Il dolore del Papa per le vittime in Medio Oriente
La Santa Sede ha espresso nelle ultime ore anche un forte dolore per le vittime civili nei conflitti in Medio Oriente.
Attraverso una nota diffusa dalla Sala Stampa vaticana, Papa Leone XIV ha manifestato la sua preoccupazione per i numerosi innocenti colpiti dai bombardamenti, in particolare i bambini.
Tra le vittime degli ultimi attacchi nel sud del Libano c’è anche padre Pierre El Raii, sacerdote maronita ucciso a Qlaya mentre cercava di soccorrere un parrocchiano rimasto ferito durante un bombardamento che aveva colpito una casa nella zona della sua parrocchia.
La diplomazia vaticana e l’appello alla pace
Sull’episodio è intervenuto anche il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, che ha sottolineato come neppure la Chiesa sia immune dalle sofferenze della popolazione.
Il porporato ha ribadito il ruolo della diplomazia vaticana come strumento di dialogo:
“Gli strumenti della diplomazia sono quelli della parola, della ragione e della saggezza”.

Parolin ha però riconosciuto che non sempre questi strumenti vengono accolti e che la Santa Sede non dispone di mezzi coercitivi per imporre soluzioni politiche.
Il Vaticano, ha assicurato, continuerà comunque a parlare con tutte le parti coinvolte e a difendere i principi fondamentali della convivenza civile e pacifica tra i popoli.
La vicinanza della Santa Sede alle comunità del sud
Negli ultimi anni il Vaticano ha più volte espresso solidarietà alle popolazioni del sud del Libano, colpite dalle conseguenze del conflitto tra Israele ed Hezbollah.
Nel febbraio 2024 il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, aveva visitato la regione su mandato papale.
Durante la missione aveva raggiunto il villaggio di Alma al-Shaab, constatando personalmente le devastazioni causate dai bombardamenti, che avevano colpito abitazioni, infrastrutture e anche edifici religiosi.
Czerny ha recentemente rinnovato la sua vicinanza agli abitanti di diversi villaggi del sud, tra cui Alma al-Shaab, Rmeish, Ein Ebel e Debel, assicurando loro la preghiera e la solidarietà della Chiesa in questo momento particolarmente drammatico.
