Niente accordo

Guerra Iran-Usa: negoziati falliti in Pakistan, tensione su nucleare e Stretto di Hormuz

Vance lascia il Pakistan: "La nostra migliore e ultima offerta". Teheran: "Proposte irragionevoli dagli USA"

Guerra Iran-Usa: negoziati falliti in Pakistan, tensione su nucleare e Stretto di Hormuz

I negoziati tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente si sono conclusi senza un accordo. I colloqui, ospitati a Islamabad con la mediazione del Pakistan, hanno evidenziato profonde divergenze su temi cruciali come il programma nucleare iraniano e il controllo dello Stretto di Hormuz.

Negoziati Iran-USA: nessun accordo dopo 21 ore di colloqui

Dopo oltre 20 ore di trattative, il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha confermato il fallimento del negoziato:

“Non abbiamo raggiunto un accordo. Gli iraniani hanno scelto di non accettare le nostre condizioni”.

Vance ha sottolineato che Washington si è mostrata “flessibile”, ma non è stato possibile trovare un punto di incontro. Al centro dello scontro restano soprattutto:

  • il programma nucleare iraniano
  • il controllo strategico dello Stretto di Hormuz
  • le sanzioni internazionali e gli asset congelati

Il vicepresidente americano ha inoltre lanciato un messaggio chiaro a Teheran, definendo la proposta statunitense come “l’offerta finale e migliore”.

La posizione dell’Iran: “Richieste irragionevoli dagli USA”

Di tutt’altro tenore la versione iraniana. Secondo la TV di Stato di Teheran, il fallimento dei negoziati sarebbe dovuto alle “richieste irragionevoli” avanzate dagli Stati Uniti.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha comunque ridimensionato le aspettative:

“Nessuno si aspettava di raggiungere un accordo dopo un solo incontro”.

Baghaei ha spiegato che, nonostante alcune intese su questioni secondarie, restano divergenze su “due o tre temi fondamentali”. Il clima, ha aggiunto, è reso difficile da oltre 40 giorni di conflitto e da una profonda sfiducia reciproca.

Il ruolo del Pakistan e l’appello al cessate il fuoco

Il Pakistan, che ha ospitato e mediato i colloqui, continua a giocare un ruolo chiave nel tentativo di favorire il dialogo.

Il ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, ha invitato entrambe le parti a rispettare il cessate il fuoco:

“È fondamentale che Stati Uniti e Iran mantengano i loro impegni”.

Islamabad ha ribadito l’intenzione di continuare a facilitare il dialogo tra Washington e Teheran nei prossimi giorni, nella speranza di arrivare a una soluzione diplomatica.

I nodi irrisolti: nucleare, Hormuz e guerra regionale

Tra i principali ostacoli che hanno impedito un accordo emergono:

  • il mancato impegno iraniano a rinunciare all’arma nucleare
  • il controllo dello Stretto di Hormuz, cruciale per il traffico petrolifero globale
  • le tensioni regionali, inclusa la situazione in Libano
  • le richieste legate a sanzioni, riparazioni e asset congelati

Secondo fonti iraniane, la situazione nello Stretto di Hormuz resterà invariata finché non verrà raggiunto un quadro condiviso per proseguire i negoziati.

Prospettive: dialogo ancora aperto nonostante lo stallo

Nonostante il fallimento del primo round, entrambe le parti lasciano aperta la porta al dialogo.

Teheran ha confermato che i contatti con il Pakistan e altri Paesi della regione continueranno, mentre Islamabad insiste sulla necessità di mantenere un approccio costruttivo.

Il negoziato tra Iran e Stati Uniti resta quindi in una fase di stallo, ma non definitivamente interrotto. I prossimi sviluppi dipenderanno dalla volontà delle parti di superare le attuali divergenze e ricostruire un minimo di fiducia reciproca.