La crisi tra Stati Uniti e Iran entra in una fase sempre più delicata. Il Pentagono starebbe valutando scenari di operazioni militari a terra in Iran per diverse settimane, nel caso in cui il presidente Donald Trump decidesse per un’escalation.
A rivelarlo è il The Washington Post, che cita fonti interne alla difesa americana.
Operazioni militari Usa in Iran: cosa sta valutando il Pentagono
Secondo le indiscrezioni, non si tratterebbe di un’invasione su larga scala, ma di:
- incursioni mirate delle forze speciali
- operazioni limitate di fanteria
- missioni strategiche su obiettivi sensibili
L’obiettivo sarebbe colpire infrastrutture chiave riducendo al minimo l’impegno militare diretto.
La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha chiarito che si tratta solo di preparativi:
“È il lavoro del Pentagono offrire tutte le opzioni al commander-in-chief. Questo non significa che il presidente abbia deciso”.
Iran valuta l’uscita dal Trattato nucleare (TNP)
Nel frattempo, cresce la tensione anche sul fronte nucleare.
Un parlamentare iraniano, Malek Shariati, ha annunciato una proposta di legge per il ritiro dell’Iran dal Trattato di non proliferazione nucleare.
La mossa arriverebbe in risposta agli attacchi contro impianti nucleari iraniani, tra cui quello di Bushehr, e segnerebbe un punto di svolta nella crisi internazionale.
Attacchi e tensioni nel Golfo: missili intercettati in Kuwait
La guerra si estende anche ad altri Paesi della regione.
Il Ministero della Difesa del Kuwait ha dichiarato di aver intercettato un attacco missilistico ostile. Le esplosioni udite nel Paese sarebbero state causate dai sistemi di difesa aerea in azione.
Le autorità hanno invitato la popolazione a seguire le misure di sicurezza, segnale di un conflitto che rischia di allargarsi a tutto il Golfo.
Guerra di missili: strategia e obiettivi
Sul campo, l’Iran continua a lanciare missili, anche se con una frequenza ridotta rispetto alle fasi iniziali del conflitto.
Secondo gli analisti:
- circa una dozzina di missili al giorno
- attacchi mirati a obiettivi strategici
- operazioni volte a mantenere pressione costante
Tra gli obiettivi colpiti figurano anche asset militari statunitensi nella base Prince Sultan in Arabia Saudita, con diversi feriti.
Israele colpisce Teheran: raid su infrastrutture militari
Parallelamente, Forze di difesa israeliane ha annunciato una vasta ondata di attacchi nel cuore di Teheran.
Secondo fonti militari israeliane, i raid hanno colpito:
- depositi e siti di produzione di armi
- centri di comando mobili
- impianti di missili balistici
- sistemi di difesa aerea
Nelle prime ore di domenica 29 marzo 2026, forti esplosioni sono state registrate nel nord della capitale iraniana mentre le difese aeree erano attive.
Scenario globale: escalation sempre più vicina
Il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele si muove ormai su più livelli:
- militare (raid e operazioni speciali)
- strategico (infrastrutture e basi)
- nucleare (TNP e impianti atomici)
La possibilità di un intervento diretto degli Stati Uniti sul terreno rappresenta uno dei punti più critici. In questo senso la preparazione del Pentagono a operazioni di terra in Iran segna un possibile cambio di fase nel conflitto.
Se da un lato Washington ribadisce che nessuna decisione è stata presa, dall’altro i segnali sul campo indicano una crescente intensità delle ostilità.
Le prossime mosse di Donald Trump e le decisioni di Teheran sul fronte nucleare saranno determinanti per capire se la crisi evolverà in un conflitto su larga scala o resterà limitata a operazioni mirate.