“L’immediata e incondizionata riapertura dello Stretto di Hormuz ai traffici globali, dall’energia ai fertilizzanti, è una necessità urgente”.
Con queste parole, oltre quaranta Paesi hanno inaugurato ieri, 2 aprile 2026, la prima riunione di contatto della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, promossa dal Regno Unito. L’incontro si è svolto in videocollegamento, collegando le principali capitali dei continenti, dalla Londra del Foreign Office a Washington, Tokyo, Ottawa e Berlino, permettendo ai rappresentanti di discutere simultaneamente senza spostamenti fisici in piena crisi internazionale.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: coordinare sforzi collettivi per ripristinare la libertà di navigazione nello snodo cruciale del Golfo Persico, attraverso il quale passa circa un quarto delle esportazioni marittime di petrolio e gas.
Condanna degli attacchi iraniani e strategia coordinata
Al termine della videoconferenza, la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper ha voluto chiarire il punto di vista del gruppo:
“Gli attacchi sconsiderati contro le navi da parte dell’Iran stanno tenendo in ostaggio l’economia globale. Siamo determinati a utilizzare ogni possibile misura diplomatica ed economica, in modo coordinato”.
Cooper ha sottolineato la necessità di un approccio multilaterale, capace di prevenire escalation locali e garantire la continuità dei traffici marittimi.
Le divergenze tra Europa e Golfo
L’incontro ha rivelato differenze di approccio tra i partecipanti. I Paesi del Golfo mostrano una posizione più interventista, mentre l’Europa predilige cautela: “Ogni azione multilaterale avverrà dopo il cessate il fuoco”, hanno chiarito i rappresentanti europei.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito che una ripresa ordinata del traffico “potrà solo avvenire d’accordo con l’Iran”, indicando la necessità di rispettare il principio di dialogo e negoziazione.
Coordinamento tecnico e militare
Oltre agli aspetti politici, l’incontro ha avviato un lavoro tecnico tra gli Stati maggiori dei Paesi coinvolti, con l’obiettivo di definire modalità di pattugliamento congiunto e sorveglianza dello Stretto. La prossima settimana, il G7, sotto la presidenza francese, terrà un incontro con il Consiglio di cooperazione del Golfo per armonizzare posizioni e strategie operative.
La posizione italiana
Per l’Italia, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato:
“Occorre muoversi nel quadro delle Nazioni Unite, con un chiaro mandato del Palazzo di Vetro”.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in una telefonata con il premier britannico Keir Starmer, ha sottolineato l’importanza di un ritorno al dialogo diplomatico. Roma, insieme a Paesi Bassi ed Emirati Arabi Uniti, ha proposto di creare un corridoio umanitario che garantisca il transito di fertilizzanti e altre merci essenziali, in particolare per l’Africa, dove fino al 30% del commercio globale di fertilizzanti passa dal Golfo.
La proposta del Bahrein e il rischio di forzature
Il Bahrein sta già lavorando a New York per portare al Consiglio di Sicurezza una risoluzione che autorizzi l’uso della forza per proteggere i traffici commerciali attorno a Hormuz, richiamando il Capitolo VII della Carta dell’Onu. Tuttavia, questa linea più interventista potrebbe scontrarsi con la prudenza europea e con il diritto internazionale, che garantisce un passaggio libero e incondizionato negli stretti internazionali.
Pedaggi e diritti di passaggio
Durante la videoconferenza, il ministro norvegese Espen Barth Eide ha affrontato il tema dei protocolli iraniani sui pedaggi per il transito:
“Non si deve creare un precedente che consenta agli Stati costieri di limitare o imporre tariffe per permettere alle navi di transitare negli stretti internazionali”.
L’attenzione si concentra sulla necessità di garantire il rispetto del diritto del mare e prevenire che il pedaggio diventi uno strumento di pressione politica.
Verso una strategia coordinata
La coalizione dei volenterosi si muove su due fronti: da un lato la diplomazia internazionale, per ottenere consenso e mediazione con l’Iran, dall’altro la pianificazione tecnica e militare per monitorare e proteggere le rotte. Come hanno ribadito i partecipanti, la priorità resta assicurare che le rotte rimangano aperte e sicure, evitando che il controllo dello Stretto diventi uno strumento di pressione economica o politica.