Attacchi incrociati

Guerra, colpiti hotel dove alloggiano italiani in Iraq e ambasciata Usa

Migliaia di case distrutte in 18 giorni in Iran, che continua a contrattaccare. Intanto Trump rinvia la visita in Cina: il conflitto si allunga

Guerra, colpiti hotel dove alloggiano italiani in Iraq e ambasciata Usa

Prosegue senza sosta il conflitto in Medio Oriente, giunto ormai al diciottesimo giorno, con un’escalation militare che coinvolge diversi Paesi e aumenta i timori di un allargamento regionale della guerra.

Nelle ultime ore, nuovi attacchi hanno colpito obiettivi sensibili tra Iraq, Israele e Golfo Persico, mentre crescono le tensioni diplomatiche tra Stati Uniti, Europa e alleati NATO.

Attacco a Baghdad: colpita l’ambasciata USA

Nella notte, l’ambasciata statunitense a Baghdad è stata presa di mira da un attacco combinato con droni e razzi.

Alcuni missili sono stati intercettati dal sistema di difesa americano, ma almeno uno ha colpito la sede diplomatica provocando una forte esplosione, seguita da una densa colonna di fumo nero visibile in tutta la capitale irachena. L’ambasciata ha avvisato i cittadini Usa che tutti i servizi di routine sono sospesi, invitando a lasciare il Paese.

Poche ore prima, un altro drone aveva centrato un hotel della città, struttura che ospitava anche personale italiano.

Personale italiano in sicurezza: intervento del ministro Crosetto

Secondo quanto comunicato dal Ministero della Difesa, nessun italiano è rimasto coinvolto nell’esplosione.

Il personale presente nell’hotel è stato immediatamente messo al riparo nei bunker, dove si trova tuttora in condizioni di sicurezza.

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si è attivato tempestivamente, contattando il Capo di Stato Maggiore della Difesa e il Comando Operativo di Vertice Interforze per monitorare la situazione in tempo reale.

Raid e bombardamenti: colpiti obiettivi in Iraq e Iran

Poco prima dell’alba, sempre a Baghdad, un raid aereo ha colpito un edificio residenziale utilizzato da un gruppo filo-iraniano, causando almeno quattro morti.

Parallelamente, l’esercito israeliano (IDF) ha lanciato una vasta ondata di attacchi contro obiettivi definiti terroristici a Teheran e contro infrastrutture di Hezbollah a Beirut.

In Israele, da Tel Aviv al centro del Paese, le sirene d’allarme sono tornate a suonare per segnalare raid iraniani.

Attacchi nel Golfo: esplosioni a Dubai e petroliera colpita

La tensione si estende anche al Golfo Persico. Esplosioni sono state segnalate a Doha e Dubai dopo l’attivazione di allerte missilistiche sui dispositivi mobili dei residenti.

Secondo l’Autorità britannica per le operazioni marittime commerciali (UKMTO), una petroliera è stata colpita al largo di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, da un’arma non identificata. I danni risultano limitati e non si registrano feriti tra l’equipaggio.

Trump e la crisi dello Stretto di Hormuz: tensioni con la NATO

Sul piano politico, Donald Trump ha lanciato un duro monito agli alleati NATO, minacciando conseguenze “molto negative” se non collaboreranno alla riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico petrolifero mondiale.

Una sollecitazione che al momento – stanti i “no” di Germania e Regno Unito – non avrebbe colto nel segno, provocando l’ira del tycoon.

Trump ha inoltre deciso di rinviare il suo viaggio in Cina previsto a fine marzo, dichiarando la necessità di restare a Washington per seguire da vicino l’evoluzione del conflitto.

Bilancio della guerra: oltre 1.300 civili morti e migliaia di case distrutte

Il bilancio umanitario continua a peggiorare. Secondo gli ultimi aggiornamenti diffuso dal Ministero degli Esteri di Teheran:

  • Oltre 1.300 civili sono stati uccisi dall’inizio delle ostilità
  • Circa 12.000 abitazioni sono state distrutte
  • Migliaia di persone risultano sfollate

Altri dati parlano invece di 8.000 abitazioni distrutte nel consueto “balletto di cifre” che avviene solitamente in questi casi. Qualunque sia il numero, è comunque un dato impressionante.

Una situazione che alimenta la crisi umanitaria e aumenta la pressione sulla comunità internazionale.