Che sia una convinzione reale, una provocazione o una delle sue “spacconate” non è dato saperlo. Fatto sta che Donald Trump torna a scuotere gli equilibri internazionali con una dichiarazione sulla Groenlandia (e una serie di altre tematiche) destinata – come sempre – a fare rumore.
Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che i leader europei “non opporranno troppa resistenza” al suo progetto di acquisizione dell’isola artica, definita “fondamentale per la sicurezza nazionale e mondiale”, rilanciando al tempo stesso minacce di dazi del 200% su vini e champagne francesi. A corollario di tutto ha postato un fotomontaggio che lo ritrae mentre pianta la bandiera a stelle e strisce in Groenlandia, “territorio Usa dal 2026”.
Groenlandia al centro della strategia Usa
Parlando con i giornalisti in Florida e successivamente sui social, Trump ha ribadito che la Groenlandia rappresenta un nodo strategico cruciale nello scacchiere globale, soprattutto in relazione alla Russia e all’Artico. In un post su Truth Social, il presidente ha scritto di aver avuto “un’ottima telefonata” con Mark Rutte, segretario generale della NATO, e di aver concordato un incontro a Davos tra le parti interessate.
“La Groenlandia è imperativa per la sicurezza nazionale e mondiale. Non si può tornare indietro. Su questo, tutti sono d’accordo”, ha dichiarato Trump, sottolineando che solo gli Stati Uniti avrebbero la forza necessaria per garantire la pace globale.
A rafforzare il messaggio, Trump ha pubblicato un fotomontaggio che lo ritrae con una bandiera americana sul suolo groenlandese, accompagnato dalla scritta: “Groenlandia, territorio Usa dal 2026”.
Europa divisa e reazioni dalla Francia
Le parole del presidente americano hanno provocato una reazione immediata da Parigi. L’Eliseo ha definito “inaccettabili e inefficaci” le minacce di dazi commerciali, accusando Trump di voler usare le tariffe come strumento di pressione sulla politica estera francese. La presa di posizione arriva dopo il rifiuto del presidente Emmanuel Macron di aderire al cosiddetto “Board of Peace” per la ricostruzione di Gaza, promosso dagli Stati Uniti.
Trump, citato da CNN, ha liquidato la scelta di Macron con toni sprezzanti:
“Nessuno lo vuole. Lascerà l’incarico molto presto”.
Ha poi aggiunto che applicherà comunque dazi del 200% su vini e champagne francesi, sostenendo che Macron “alla fine si unirà” al board, anche se “non è obbligato”.
Gaza e l’invito a Putin nel “Consiglio di pace”
Nel quadro di una diplomazia muscolare, Trump ha confermato di aver invitato Vladimir Putin a entrare nel Consiglio di pace per Gaza, una mossa che ha suscitato perplessità tra diversi alleati occidentali. Parallelamente, il presidente americano ha invitato i leader europei a concentrarsi su Russia e Ucraina, “e non sulla Groenlandia”.
In un’intervista a NBC News, Trump ha ribadito che manterrà “al 100%” le sue minacce tariffarie se non verrà raggiunto un accordo sull’isola artica. Alla domanda su un eventuale uso della forza per “prendere” la Groenlandia, ha risposto con un secco “no comment”.
Il Congresso frena l’ipotesi militare
Dagli Stati Uniti arrivano però segnali di cautela istituzionale. Il presidente della Camera, Mike Johnson, ha ricordato che secondo la Costituzione americana solo il Congresso può dichiarare guerra, escludendo uno scenario di intervento militare in Groenlandia senza un voto parlamentare.
“Non prevedo alcuno scenario in cui dichiariamo guerra alla Groenlandia”, ha affermato Johnson, precisando che un’operazione militare su larga scala richiederebbe comunque l’approvazione del Congresso.
Davos come banco di prova diplomatico
Il tema della Groenlandia sarà uno dei dossier più delicati sul tavolo del Forum economico mondiale di Davos, dove Trump ha annunciato una serie di incontri bilaterali e multilaterali. Secondo fonti ANSA, il summit svizzero sarà teatro di un intenso lavoro diplomatico anche su Ucraina e Gaza, nel tentativo di ricucire i rapporti tra Washington e i partner europei.
Resta però chiaro che Trump non intende arretrare: la Groenlandia, secondo la sua visione, è un tassello imprescindibile della sicurezza globale e della leadership americana nel mondo.