Clamoroso

Gli Usa annunciano sospensione sanzioni per il petrolio russo per evitare impennata dei prezzi

Intanto lo stretto di Hormuz resta chiuso e procede il rilascio delle scorte di sicurezza di greggio dei vari Paesi: l’Italia ci metterà il 2.5%

Gli Usa annunciano sospensione sanzioni per il petrolio russo per evitare impennata dei prezzi

Gli Stati Uniti hanno deciso di allentare temporaneamente alcune sanzioni sul petrolio russo nel tentativo di stabilizzare i mercati energetici globali, scossi dall’escalation militare in Medio Oriente e dal blocco dello Stretto di Hormuz. La decisione dell’amministrazione del presidente Donald Trump consente la vendita di greggio russo già caricato su petroliere e attualmente in mare, con una deroga valida dal 12 marzo all’11 aprile 2026.

L’obiettivo della Casa Bianca è aumentare rapidamente l’offerta globale di petrolio per contenere l’impennata dei prezzi, che nelle ultime ore ha riportato il Brent sopra i 100 dollari al barile, livelli che non si vedevano da anni.

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La deroga temporanea alle sanzioni sul petrolio russo

Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha autorizzato in via temporanea l’acquisto del petrolio russo che era rimasto bloccato sulle navi a causa delle restrizioni internazionali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022.

Secondo il segretario al Tesoro Scott Bessent, si tratta di una misura mirata e limitata nel tempo.

“Per aumentare la portata globale delle forniture esistenti, il Dipartimento del Tesoro fornisce un’autorizzazione temporanea che consente ai Paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare”, ha dichiarato Bessent.

Scott Bessent

La misura riguarda esclusivamente il greggio e i prodotti petroliferi russi già caricati sulle petroliere a partire dal 12 marzo e che saranno consegnati entro l’11 aprile. Secondo dati citati dal New York Times, circa 130 milioni di barili di petrolio russo si trovano attualmente in transito e potranno quindi essere venduti.

Il Tesoro americano sostiene che la decisione non porterà benefici economici significativi al Cremlino, poiché la maggior parte delle entrate energetiche russe deriva dalle tasse applicate al momento dell’estrazione e non dalle esportazioni.

Il blocco dello Stretto di Hormuz e lo shock energetico

La decisione arriva nel pieno di una crisi energetica globale innescata dalla guerra in Medio Oriente e dalle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Il punto più critico è lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita normalmente circa un quinto del petrolio mondiale. Le tensioni nella regione hanno ridotto drasticamente i flussi di greggio e fatto schizzare i prezzi dell’energia.

Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE), il conflitto ha provocato quella che potrebbe essere la più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale.

La produzione di petrolio è già diminuita di circa 8 milioni di barili al giorno, mentre altri 2 milioni di barili al giorno di prodotti petroliferi risultano bloccati. Senza una rapida riapertura dei flussi di navigazione attraverso Hormuz, avverte l’AIE, le perdite potrebbero aumentare ulteriormente.

Il Brent torna sopra i 100 dollari al barile

L’instabilità geopolitica ha spinto il prezzo del petrolio Brent fino a 101,60 dollari al barile, con chiusura intorno ai 100 dollari, livelli che non si registravano dall’estate del 2022.

L’aumento dei prezzi ha già effetti importanti sui mercati finanziari e sull’economia globale. Secondo il Financial Times, il rialzo del greggio sta garantendo alla Russia entrate aggiuntive fino a 150 milioni di dollari al giorno.

Finora Mosca avrebbe incassato tra 1,3 e 1,9 miliardi di dollari extra grazie all’aumento delle tasse sulle esportazioni di petrolio, favorito anche dalla maggiore domanda proveniente da India e Cina.

L’inviato russo Kirill Dmitriev ha commentato scrivendo su Telegram:

"Gli Stati Uniti stanno di fatto riconoscendo l'ovvio: senza il petrolio russo, il mercato energetico globale non può rimanere stabile".

Kirill Dmitriev

Le critiche negli Stati Uniti alla decisione di Trump

La decisione della Casa Bianca ha suscitato critiche negli Stati Uniti, soprattutto tra alcuni esponenti democratici al Senato, che temono un indebolimento del sistema di sanzioni contro Mosca.

Edward Fishman, esperto di sanzioni del Council on Foreign Relations, ha dichiarato che la misura rischia di “annullare in un colpo solo una grande parte della pressione economica esercitata sulla Russia”.

L’amministrazione Trump difende invece la scelta come una misura di emergenza necessaria per evitare uno shock energetico globale. Il segretario all’Energia Chris Wright ha parlato di “soluzioni pragmatiche” per affrontare alcune settimane di possibile scarsità energetica.

La risposta internazionale alla crisi del petrolio

Di fronte all’impennata dei prezzi e al rischio di carenze di carburante, diversi Paesi hanno già adottato misure d’emergenza per stabilizzare i mercati energetici.

L’Agenzia internazionale per l’energia ha annunciato il rilascio coordinato di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche dei Paesi membri.

Anche molti governi stanno intervenendo direttamente:

  • Australia: rilascio di 762 milioni di litri di benzina e gasolio dalle riserve nazionali e temporaneo allentamento degli standard di qualità dei carburanti.
  • Giappone: rilascio di 80 milioni di barili di petrolio dalle scorte strategiche.
  • Corea del Sud: introduzione di un tetto massimo al prezzo della benzina per la prima volta in quasi 30 anni.
  • India: dirottamento di parte delle forniture di carburante dall’industria ai consumi domestici.
  • Bangladesh: misure per ridurre il consumo energetico legato a climatizzazione e illuminazione.
  • Pakistan: chiusura temporanea delle scuole e ricorso allo smart working per ridurre i consumi.

L’Italia libera quasi 10 milioni di barili dalle riserve

Anche l’Italia ha deciso di intervenire per contenere gli effetti della crisi energetica.

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha annunciato il rilascio di 9,966 milioni di barili di petrolio dalle riserve nazionali, pari a circa il 2,5% del totale messo a disposizione dai Paesi membri dell’AIE.

In termini energetici, si tratta di circa 1,605 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.

Le scorte strategiche italiane restano comunque in linea con gli obblighi europei: attualmente ammontano a 11,9 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, pari a circa 90 giorni di importazioni nette.

Una crisi energetica con conseguenze globali

Il rialzo del prezzo del petrolio sta già generando tensioni sui mercati finanziari e timori per una nuova fase di inflazione globale. Le borse europee hanno reagito negativamente, mentre i titoli legati all’energia e alla difesa hanno registrato performance migliori.

Molti analisti ritengono che la decisione degli Stati Uniti di allentare temporaneamente le sanzioni sul petrolio russo sia soprattutto una mossa tattica per guadagnare tempo e stabilizzare i mercati.

Resta però l’incognita principale: se la crisi in Medio Oriente e le tensioni nello Stretto di Hormuz dovessero prolungarsi, la deroga alle sanzioni potrebbe essere estesa, trasformandosi di fatto in un indebolimento duraturo della pressione economica occidentale sulla Russia.