La Francia è scossa dalla morte di Quentin Deranque, 23 anni, militante nazionalista di estrema destra morto sabato scorso in ospedale a Lione dopo essere stato aggredito a calci e pugni. La Procura ha aperto un’inchiesta per omicidio volontario, mentre il presidente Emmanuel Macron ha chiesto di condannare gli autori di questa ignominia e invitato alla calma.
Francia, estremista di destra ucciso dagli antifa
Il pestaggio è avvenuto nella serata di giovedì 12 febbraio 2026, a margine di una conferenza dell’eurodeputata Rima Hassan, esponente del movimento politico francese di sinistra radicale La France Insoumise, all’Istituto di studi politici (Sciences Po) di Lione.
L’incontro era dedicato alle relazioni tra Unione europea e governi europei nel contesto del conflitto in Medio Oriente. Secondo le ricostruzioni, davanti all’istituto era in corso una protesta del collettivo identitario femminile Némésis, sostenuto da militanti di estrema destra locali.
Intorno alle 18.30 sarebbe scoppiata una prima rissa tra gruppi contrapposti, seguita da un inseguimento nelle vie vicine fino al quai Fulchiron dove Deranque sarebbe stato isolato e colpito violentemente alla testa. Trasportato in ospedale in condizioni critiche dopo un’emorragia cerebrale, il giovane è entrato in coma ed è morto due giorni dopo.
Chi era Quentin Deranque
Studente di matematica, convertito al cattolicesimo tradizionalista, Quentin Deranque militava nell’area nazionalista ed era vicino al gruppo identitario Allobroges Bourgoin.

Il legale della famiglia sostiene che non si sia trattato di una semplice rissa, ma di un’aggressione deliberata da parte di più persone contro una vittima isolata.
La Procura di Lione ha ascoltato oltre quindici testimoni e sta analizzando i video della zona. Al momento non risultano arresti.
Sospetti su un assistente parlamentare LFI
Tra i nomi citati da diversi testimoni figura Jacques-Élie Favrot, collaboratore del deputato LFI Raphaël Arnault. Favrot, che tramite il suo avvocato ha negato ogni responsabilità annunciando azioni per diffamazione, si è autosospeso dall’incarico.

La presidente dell’Assemblea nazionale, Yaël Braun-Pivet, ha disposto in via preventiva la sospensione del suo accesso al Parlamento, ritenendo che la sua presenza potesse creare turbative dell’ordine pubblico.
Secondo fonti di stampa, all’aggressione avrebbero partecipato anche militanti della Jeune Garde Antifasciste, gruppo fondato dallo stesso Arnault e sciolto l’estate scorsa dal ministero dell’Interno.
Scontro politico e accuse incrociate
L’omicidio ha innescato un duro scontro politico. Esponenti della destra e membri del governo parlano di responsabilità morale di Jean-Luc Mélenchon, leader de La France Insoumise, e del suo partito per il clima di tensione crescente.
Il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, ha evocato legami estremamente forti tra LFI e ambienti dell’ultrasinistra. La portavoce del governo, Maud Bregeon, ha denunciato un clima di violenza alimentato negli anni.
Critiche sono arrivate anche dal centrosinistra: l’eurodeputato Raphaël Glucksmann ha definito impensabile un’alleanza con LFI in vista delle presidenziali del 2027, parlando di brutalizzazione del dibattito pubblico.
Mélenchon ha respinto le accuse, puntando il dito contro esponenti della destra come Marine Le Pen e Bruno Retailleau, accusati di strumentalizzare la vicenda.

La condanna di Macron e il clima nel Paese
“Nessuna causa, nessuna ideologia, giustificheranno mai che si uccida”, ha ribadito il presidente Macron su X e ha chiesto che i responsabili siano perseguiti.
Intanto, sedi di LFI sono state imbrattate e danneggiate in diverse città. Anche il sindacato Cfdt ha denunciato l’ultrapolarizzazione delle posizioni politiche e un clima di guerra nel confronto pubblico.