Le elezioni regionali in Germania consegnano un doppio risultato che ridisegna gli equilibri politici del Paese. Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, nell’est della Germania, l’AfD è il primo partito con il 38,2%, davanti alla Spd della governatrice uscente Manuela Schwesig, ferma al 35,5%. A Berlino, invece, è la Linke a conquistare il primo posto con il 24,9%, davanti alla Cdu con il 19,2%.
Il voto rappresenta soprattutto un duro colpo per la Cdu di Friedrich Merz. Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore il partito cristiano-democratico ottiene il 4,9%, appena sotto la soglia del 5%, e per la prima volta nella storia della Repubblica federale rimane fuori dal parlamento di un Land. A Berlino la Cdu conserva invece la rappresentanza, ma chiude seconda dietro la Linke.

L’AfD sfonda a est
Il risultato del Meclemburgo-Pomerania Anteriore conferma la crescita dell’AfD nei Länder orientali. Il partito passa dal 16,7% del 2021 al 38,2%, più che raddoppiando il proprio risultato. La Spd di Schwesig, pur perdendo rispetto al 39,6% di cinque anni fa, ha recuperato terreno durante la campagna elettorale e ha ridotto sensibilmente la distanza dall’AfD.
La vittoria dell’AfD, però, non si traduce automaticamente nella possibilità di governare. Le altre forze politiche hanno escluso una coalizione con il partito e, sulla base dei risultati, la Spd può cercare una maggioranza con Linke e Verdi. Schwesig ha annunciato l’intenzione di avviare colloqui con le forze democratiche.
Il risultato ha comunque un peso nazionale. L’AfD è ormai la prima forza in tre parlamenti regionali, dopo i successi ottenuti in Turingia e Sassonia-Anhalt, e il voto nel Meclemburgo rappresenta un ulteriore segnale della crescita elettorale del partito.
Berlino sceglie la Linke
Nella capitale il risultato racconta un’altra storia. La Linke arriva al 24,9% e diventa il primo partito, davanti alla Cdu, che ottiene il 19,2%. L’AfD cresce fino al 15,8%, mentre i Verdi raggiungono il 14,3% e la Spd si ferma al 12%.
La vittoria della Linke porta alla ribalta Elif Eralp, candidata alla guida della capitale, che ha impostato la campagna soprattutto sui temi degli affitti, della casa e dell’integrazione. Dopo il risultato ha dichiarato: “Abbiamo scritto una pagina di storia”.
Anche a Berlino, tuttavia, il risultato apre la partita delle alleanze. Nessun partito dispone da solo dei numeri per governare e la costruzione della maggioranza richiederà un accordo tra più forze politiche.
Merz ammette la sconfitta ma non si dimette
Il voto mette inevitabilmente sotto pressione il cancelliere Friedrich Merz, che guida il governo federale formato da Cdu e Spd. Il capo del governo ha definito il risultato un “disastro”, ma ha contemporaneamente escluso l’ipotesi di lasciare l’incarico.
“Mi assumo la responsabilità, vorrei portare avanti il Paese”, ha detto Merz nella serata elettorale, ribadendo che il suo obiettivo resta quello di portare avanti il programma di riforme del governo. “Le riforme devono arrivare”, ha aggiunto.
La posizione del cancelliere arriva dopo una seconda pesante battuta d’arresto per la Cdu nel giro di poche settimane. La pressione interna sul governo aumenta, mentre la crescita dell’AfD continua a modificare il sistema politico tedesco.
La risposta dell’AfD: “Merz tragga le conseguenze”
L’AfD ha immediatamente trasformato il risultato in un messaggio rivolto direttamente al cancelliere. La leader Alice Weidel ha chiesto a Merz di “trarre le conseguenze” del voto, sostenendo che l’AfD sia ormai “il partito più forte”.

Il partito rivendica quindi un ruolo centrale nel nuovo quadro politico, anche se la questione della sua partecipazione alle coalizioni rimane uno dei principali nodi della politica tedesca. Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, infatti, il risultato elettorale non le consente di formare autonomamente un governo e le altre forze hanno escluso accordi con l’AfD.
Il problema ora non riguarda soltanto chi ha ottenuto più voti, ma come costruire maggioranze governabili. In entrambi i Länder le precedenti coalizioni non hanno più i numeri necessari e serviranno nuove combinazioni politiche.