Tragedia

Gaza, palazzo crolla nella notte: 16 morti. Sotto le macerie almeno cinquanta bambini

L’edificio di sette piani, già danneggiato dalla guerra, ospitava famiglie sfollate

Gaza, palazzo crolla nella notte: 16 morti. Sotto le macerie almeno cinquanta bambini

Un edificio residenziale di sette piani, già gravemente danneggiato durante i bombardamenti degli anni scorsi, è crollato nella notte tra martedì 15 e mercoledì 16 settembre 2026 a Gaza City. All’interno vivevano diverse famiglie palestinesi sfollate, costrette a trovare riparo in una struttura che sapevano essere precaria perché non avevano alternative migliori.

Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Associated Press, le vittime sono almeno 16, di cui almeno 12 tra donne e bambini. Il bilancio potrebbe però aumentare: i soccorritori stanno ancora cercando persone sotto le macerie.

Una prima stima diffusa in mattinata parlava di 12 morti, tra cui cinque bambini, e 14 feriti, con quasi un centinaio di persone inizialmente ritenute intrappolate.

Bambini e famiglie ancora sotto le macerie

Le operazioni di ricerca stanno procedendo in condizioni estremamente difficili. La Protezione civile di Gaza ha riferito che nell’edificio vivevano almeno sei-dieci famiglie, secondo le diverse stime raccolte nelle prime ore dopo il crollo.

I soccorritori hanno raccontato di aver sentito voci provenire da sotto le macerie, alimentando la speranza di trovare ancora persone vive. Le squadre di emergenza lavorano inoltre con mezzi estremamente limitati. Secondo funzionari palestinesi e delle Nazioni Unite, nella Striscia mancano escavatori, gru e macchinari pesanti sufficienti per rimuovere rapidamente grandi quantità di cemento.

L’edificio non era considerato sicuro. Era stato colpito e danneggiato durante la guerra e le famiglie che lo abitavano conoscevano il rischio. Ma, secondo la Protezione civile palestinese, la mancanza di alloggi alternativi le aveva spinte comunque a rientrare.

“Non avevano altra scelta”, ha spiegato all’Associated Press uno dei soccorritori presenti sul posto.

È una situazione che riguarda migliaia di persone nella Striscia. Dopo quasi tre anni di guerra e distruzioni, molti sfollati devono scegliere tra tende sovraffollate e prive di protezione adeguata oppure edifici parzialmente distrutti, nei quali pareti, pilastri e solai possono cedere senza preavviso.

Circa 2.000 edifici danneggiati sono ancora abitati

Secondo la Protezione civile di Gaza, circa 2.000 edifici danneggiati continuano a essere utilizzati come abitazioni. L’UNDP, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, stima che almeno 400 strutture siano a rischio immediato di collasso.

Alessandro Mrakic, responsabile UNDP per Gaza, ha avvertito che il pericolo aumenterà ulteriormente con l’arrivo dell’inverno, quando piogge e vento metteranno sotto pressione strutture già compromesse. Il problema non riguarda quindi soltanto il palazzo crollato mercoledì: potrebbe ripetersi in molti altri punti della Striscia.

61 milioni di tonnellate di macerie

Le dimensioni della distruzione rendono il problema strutturale. Secondo le Nazioni Unite, la guerra ha prodotto nella Striscia circa 61 milioni di tonnellate di detriti e macerie. La loro rimozione potrebbe richiedere almeno sette anni, anche disponendo di mezzi e finanziamenti adeguati. Non si tratta soltanto di cemento: in molti edifici distrutti potrebbero trovarsi ancora resti umani, ordigni inesplosi, amianto e altri materiali pericolosi.

Proprio il 15 settembre, l’Alto commissario Onu per i diritti umani Volker Türk aveva riferito che più di 630 corpi erano stati recuperati recentemente dalle macerie e che migliaia di persone risultano ancora disperse sotto edifici distrutti.

Il cessate il fuoco non ha ancora portato alla ricostruzione

Il crollo avviene quasi un anno dopo il cessate il fuoco sostenuto dagli Stati Uniti ed entrato in vigore nell’ottobre 2025. L’accordo ha ridotto drasticamente i combattimenti su larga scala, ma non ha portato a una vera ricostruzione della Striscia. Attacchi e operazioni militari sono inoltre continuati, mentre Israele e Hamas si accusano reciprocamente di violare l’intesa.

Israele afferma di non voler consentire una ricostruzione completa fino al disarmo di Hamas. La popolazione civile resta così in una situazione sospesa: la guerra ad alta intensità è diminuita, ma gran parte delle abitazioni non è stata ricostruita.