Donald Trump lo aveva sempre escluso, e sinora l’eventualità non sembrava minimamente proponibile. E invece pare che qualcosa possa cambiare. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato l’esistenza di un dialogo in corso con gli Stati Uniti sul possibile dispiegamento di truppe americane in Ucraina come parte delle garanzie di sicurezza in un eventuale accordo di pace con la Russia. Una decisione che, ha sottolineato, spetterebbe esclusivamente al presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Rispondendo alle domande dei giornalisti, Zelensky ha chiarito che l’ipotesi riguarda una presenza militare statunitense lungo la linea di demarcazione di una possibile zona demilitarizzata o al confine, ma ha ribadito che “si tratta di truppe americane e quindi è l’America a prendere queste decisioni”. Il tema è stato affrontato sia direttamente con Trump sia con i rappresentanti della Coalizione dei Volenterosi, il gruppo di Paesi che sostiene Kiev sul piano politico e di sicurezza.
Le garanzie di sicurezza al centro dei negoziati
Per l’Ucraina, la presenza di truppe statunitensi rappresenterebbe una garanzia di sicurezza forte e credibile.
“Vorremmo vedere soldati americani sul nostro territorio”, ha spiegato Zelensky, definendo questa opzione un elemento chiave per blindare la fine del conflitto.
Tuttavia, l’ipotesi rappresenta una sfida politica per Trump, che in passato ha più volte escluso il coinvolgimento diretto di soldati americani sul terreno e ha costruito parte della propria linea politica sul principio di “America First”, promettendo di ridurre il ruolo degli Stati Uniti come garante globale della sicurezza.
Incontro a Mar-a-Lago e progressi sul piano di pace
Il confronto tra Zelensky e Trump, avvenuto domenica nella residenza di Mar-a-Lago, in Florida, ha segnato un passaggio cruciale. Secondo il presidente ucraino, l’incontro avrebbe consentito di definire circa il 90% del piano di pace. Restano però aperti nodi fondamentali, in particolare quelli relativi al Donbass, obiettivo strategico di Mosca, e alle garanzie di sicurezza richieste a Washington, per le quali Kiev auspica un impegno formale di lungo periodo, fino a 50 anni.

Trump ha parlato di “progressi significativi” nei colloqui per porre fine alla guerra, mentre dalla Casa Bianca, nelle ore successive, non sono arrivate dichiarazioni ufficiali.
Diplomazia europea cauta, ma compatta su Kiev
Nel frattempo, la diplomazia europea mantiene un atteggiamento prudente sulle reali intenzioni della Casa Bianca, ma continua a mostrarsi compatta al fianco dell’Ucraina. I leader europei, inclusa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si sono consultati nuovamente in videoconferenza in vista di una riunione prevista per il 6 gennaio in Francia, sempre nell’ambito della Coalizione dei Volenterosi.
“Serve trasparenza e onestà da parte di tutti, inclusa la Russia”, hanno dichiarato il premier polacco Donald Tusk e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, sottolineando la necessità di un quadro negoziale chiaro e verificabile.
Missione di monitoraggio e reazioni alle violazioni
Zelensky ha spiegato che la priorità assoluta per Kiev, in caso di cessazione del fuoco, è l’avvio immediato di una missione di monitoraggio internazionale per prevenire provocazioni o incidenti. Una missione che dovrebbe essere guidata da Paesi partner dotati di capacità tecniche avanzate, come satelliti, droni e infrastrutture di sorveglianza.
“La seconda parte delle garanzie di sicurezza riguarda la reazione dei partner in caso di violazione del cessate il fuoco”, ha aggiunto il presidente ucraino.
Washington, intanto, si è detta disponibile a continuare a sostenere Kiev sul piano militare, in particolare con la fornitura di sistemi di difesa aerea, tra cui i missili NASAMS e PAC-3.
Le accuse di Mosca e la replica di Kiev
Sulla situazione, però, pesano come un macigno le accuse arrivate da Mosca, che attribuisce all’Ucraina un presunto attacco con droni contro la residenza del presidente Vladimir Putin. “È una bufala”, ha dichiarato Zelensky, sostenendo che i partner internazionali dispongono degli strumenti tecnici per verificarlo.
Al momento, infatti, non ci sono evidenze o conferme ufficiali sull’attacco, che in ogni caso – sempre stando alla versione del Cremlino – sarebbe stato sventato con l’abbattimento di 91 droni di Kiev.
Verso gennaio: documenti pronti per la firma
Secondo Zelensky, i primi documenti del piano di pace potrebbero essere pronti già a gennaio.
“Questo dipende dalla volontà e dalla capacità delle parti di firmarli”, ha precisato, aggiungendo che all’inizio del mese incontrerà nuovamente i leader della Coalizione dei Volenterosi.
Un ulteriore segnale politico forte, secondo Kiev, sarebbe una visita di Trump in Ucraina. L’invito è stato esteso in modo informale durante l’incontro in Florida. Trump ha aperto alla possibilità di un viaggio (e anche di un intervento al Parlamento ucraino), pur auspicando una soluzione indipendentemente dalla sua presenza a Kiev.
“Sarebbe positivo se volasse direttamente in Ucraina”, ha concluso Zelensky, “questo potrebbe aiutarci a contare su una tregua”.