“E se la guerra durasse altri tre anni?”.
È questa, in sostanza, la domanda che Mykhailo Fedorov ha posto all’Ucraina. In un video diffuso martedì 18 agosto, l’ex ministro della Difesa ha chiesto la costruzione di un meccanismo che permetta di tornare alle elezioni anche in presenza di una guerra prolungata.
“La democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia”, ha affermato. “Dobbiamo trovare un meccanismo legale, sicuro e realistico che permetta all’Ucraina di ripristinare pienamente il processo democratico anche nelle condizioni di una guerra lunga”.
È la prima richiesta di questo tipo proveniente da una figura politica ucraina di primo piano dall’inizio dell’invasione su vasta scala del 24 febbraio 2022 e rappresenta una delle più esplicite sfide interne alla leadership di Zelensky dall’inizio della guerra.
Intanto al fronte: 239 combattimenti in un giorno
Il momento scelto da Fedorov rende il suo intervento ancora più delicato. Secondo il bollettino dello Stato Maggiore ucraino aggiornato alle 8 del mattino del 19 agosto 2026, nelle precedenti 24 ore sono stati registrati 239 scontri lungo il fronte. La maggiore pressione russa è stata esercitata ancora una volta sul settore di Kostiantynivka, dove gli ucraini riferiscono 31 assalti russi.
A Pokrovsk gli attacchi sono stati 27, mentre sulla direttrice di Sloviansk ne sono stati registrati 16. Altri combattimenti sono avvenuti nell’area di Lyman, Kupiansk, Huliaipole e lungo il settore meridionale del fronte.
La quantità di fuoco impiegata restituisce meglio delle mappe l’intensità della battaglia: secondo Kiev, il 18 agosto le forze russe hanno effettuato 87 attacchi aerei, sganciato 302 bombe guidate, impiegato oltre 11.000 droni kamikaze e compiuto più di 3.000 bombardamenti contro posizioni e centri abitati. Sono dati forniti dallo Stato Maggiore ucraino e, come tutte le statistiche operative delle parti in guerra, non possono essere verificati integralmente in modo indipendente.
È Kostiantynivka il settore da osservare con maggiore attenzione. La città costituisce la porta meridionale della cosiddetta “fortress belt” del Donbass, la catena urbana formata da Kostiantynivka, Druzhkivka, Kramatorsk e Sloviansk sulla quale poggia buona parte della difesa ucraina della porzione ancora controllata di Donetsk.
L’aggiornamento dell’Institute for the Study of War (ISW) del 18 agosto conferma recenti avanzamenti russi nell’area tattica Kostiantynivka-Druzhkivka, ma invita alla prudenza su alcune rivendicazioni di Mosca.
Piccoli progressi ucraini
Nelle ultime ore il quadro non è stato interamente favorevole a Mosca. Secondo quanto riportato dai media statali russi, l’Ucraina ha lanciato quasi 1.500 droni nell’arco di 24 ore. Mosca ne ha abbattuti 822 nella notte tra sabato e domenica. Per il ministero della Difesa russo, l’attacco ucraino è stato “il più massiccio” registrato dall’inizio dell’anno.
Cinque persone sarebbero state uccise nella regione di Rostov, nel sud-ovest della Russia, ha dichiarato il governatore locale Yury Slyusar. Nella regione di Mosca, un uomo di 83 anni è rimasto ucciso dopo che un drone avrebbe colpito la sua abitazione. Altre tre persone sono morte nelle regioni di Belgorod, Kursk e Mosca, e altre tre nei territori ucraini controllati dalla Russia. Due persone sono morte e altre 14 sono rimaste ferite in un attacco contro lo stabilimento siderurgico ArcelorMittal.
Il risultato è una guerra che continua a consumare enormi risorse per spostamenti della linea spesso misurabili in chilometri o persino centinaia di metri.
Da uomo di Zelensky a possibile rivale
Il guanto di sfida in questo quadro di logoramento è tanto più significativo perché Fedorov non nasce come oppositore del presidente.
Ha 35 anni, entrò nel governo nel 2019 come ministro della Trasformazione digitale e negli anni successivi divenne uno dei simboli dell’Ucraina tecnologica. Nel gennaio 2026 Zelensky lo nominò ministro della Difesa, affidandogli il compito di modernizzare l’apparato militare, accelerare l’impiego dei droni e riformare gli acquisti.

Sei mesi dopo, il 15 luglio, venne estromesso. Dietro la rottura c’era anche il conflitto con l’allora comandante delle forze armate Oleksandr Syrskyi, accusato dai suoi critici di rappresentare una cultura militare troppo legata alla vecchia scuola sovietica e di accettare perdite eccessive.
La destituzione provocò una reazione insolita per un Paese sottoposto da anni alla legge marziale. Migliaia di persone scesero in piazza a Kiev e in altre città, chiedendo il ritorno di Fedorov e l’allontanamento di Syrskyi. Le proteste coinvolsero anche militari, veterani e familiari di soldati.
Zelensky finì poco dopo per rimuovere anche Syrskyi, sostituendolo con Mykhailo Drapatyi, esponente di una generazione più giovane di comandanti e considerato più vicino alla modernizzazione tecnologica auspicata da Fedorov. Le manifestazioni a favore dell’ex ministro non sono però terminate: ancora nelle ultime settimane alcuni raduni a Kiev hanno raccolto circa 2.000 partecipanti.
Elezioni in guerra: oggi la legge le vieta
Il problema è che in Ucraina le elezioni durante la legge marziale sono vietate. Le presidenziali previste nel 2024 non si sono quindi svolte. Fedorov pone una questione diretta: se la guerra durasse ancora diversi anni, è accettabile che sia indirettamente Putin a determinare quando gli ucraini potranno tornare alle urne?
Organizzare un voto sarebbe però estremamente complesso: occorrerebbe permettere di partecipare a militari al fronte, milioni di profughi all’estero e sfollati interni, garantire seggi nelle città sottoposte agli attacchi russi ed evitare interferenze, cyberattacchi e campagne di disinformazione.
Per oltre quattro anni Zelensky ha sostanzialmente potuto contare sull’assenza di una vera competizione politica nazionale, congelata dalla necessità di affrontare l’invasione. Ora uno dei suoi ex collaboratori più popolari pone pubblicamente la domanda che fino a poco tempo fa quasi nessun politico di primo piano era disposto a formulare.
Ultimo dettaglio, ma non per importanza: un recente sondaggio citato da Reuters indica che Fedorov potrebbe battere il presidente in un eventuale ballottaggio.