Il clima attorno all’Eurovision Song Contest 2026 si sta facendo sempre più teso. Dopo le prime prese di posizione critiche, anche i Paesi Bassi hanno annunciato la possibilità di ritirarsi dalla competizione nel caso in cui Israele venisse confermato tra i partecipanti.
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Eurovision 2026, anche l’Olanda pronta al boicottaggio se parteciperà Israele
L’emittente olandese Avrotros, che tradizionalmente cura la presenza dei Paesi Bassi all’Eurovision, ha diffuso una nota ufficiale in cui motiva la propria scelta con ragioni politiche e umanitarie. Nel comunicato si ricorda che il festival, nato nel 1956, è stato pensato per “unire i popoli dopo gli anni della guerra” e che la musica dovrebbe continuare a rappresentare una forza capace di trasmettere valori di pace, uguaglianza e rispetto.
Secondo Avrotros, tuttavia, l’attuale situazione a Gaza rappresenta una “grave e continua sofferenza umana” incompatibile con la presenza di Israele in gara. Non solo: l’emittente ha anche denunciato episodi di “interferenza del governo israeliano” durante l’edizione 2025, accusando Israele di aver usato l’Eurovision come “strumento politico” e di aver ostacolato la libertà di stampa.
Per questo motivo, conclude Avrotros, la partecipazione israeliana sarebbe in contrasto con i valori del servizio pubblico radiotelevisivo.
Quali Paesi minacciano il boicottaggio?
L’Olanda non è sola. Anche Irlanda, Slovenia, Islanda e Spagna hanno minacciato il ritiro dalla competizione se Israele dovesse rimanere tra i concorrenti.
In particolare, il ministro della Cultura spagnolo Ernest Urtasun ha dichiarato che Madrid non esclude il ritiro, ribadendo che l’Eurovision non può essere estraneo alla questione dei diritti umani. L’Irlanda, Paese che vanta ben sette vittorie nella storia del contest, ha già comunicato ufficialmente l’intenzione di non partecipare al fianco di Israele. Slovenia e Islanda hanno preso una posizione simile, mentre la Spagna attende ancora una decisione definitiva da parte del governo e della televisione pubblica.
Il dibattito si intreccia anche con la libertà di informazione: vari Paesi denunciano restrizioni ai giornalisti che cercano di raccontare la situazione a Gaza.
Le mosse dell’organizzazione
La polemica era ampiamente prevista dal comitato organizzatore, che aveva già prorogato la scadenza per confermare l’adesione da ottobre a dicembre 2025, proprio per dare più tempo alle emittenti di valutare. L’EBU (European Broadcasting Union), che gestisce l’evento, ha inoltre nominato un consulente esterno incaricato di mediare e raccogliere le posizioni delle diverse televisioni pubbliche. Non si esclude un voto interno sulla partecipazione di Israele.
“Comprendiamo le preoccupazioni legate al conflitto in Medio Oriente”, ha dichiarato il direttore dell’Eurovision, Martin Green, ricordando che ogni emittente ha tempo fino a metà dicembre per confermare la propria partecipazione. “Rispetteremo le scelte di ciascun membro”, ha aggiunto.
Dalla vittoria austriaca alle polemiche post-finale
L’edizione 2025, ospitata a Basilea, era stata vinta dall’austriaco JJ (Johannes Pietsch), che con la sua canzone aveva portato l’Austria all’organizzazione del 2026.
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Dietro di lui si era classificata la rappresentante israeliana Yuval Raphael, protagonista di una storia personale drammatica: il 7 ottobre 2023, durante l’attacco di Hamas, la giovane era rimasta nascosta per sette ore fingendosi morta sotto i corpi delle vittime.

Nonostante il suo successo artistico e la forte emozione suscitata dal suo racconto, la presenza di Israele era stata duramente contestata già durante la gara. Subito dopo la finale, lo stesso JJ aveva espresso contrarietà alla partecipazione israeliana per il 2026, salvo poi correggere in parte le sue dichiarazioni per stemperare le tensioni.
Anche il premier spagnolo Pedro Sánchez aveva preso posizione, sostenendo che Israele andrebbe escluso come era accaduto alla Russia nel 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina, per ragioni di coerenza e solidarietà verso il popolo palestinese.
Precedenti storici e posizione dell’Austria
Il tema non è nuovo nella storia del contest: la Bielorussia era stata esclusa nel 2021, dopo le controverse elezioni che avevano confermato Alexander Lukashenko al potere, mentre la Russia era stata esclusa l’anno successivo a causa della guerra in Ucraina.
Questa volta, però, la questione è particolarmente delicata. L’Austria, Paese ospitante, tramite il direttore generale di ORF Roland Weißmann, ha dichiarato ufficialmente di “dare il benvenuto a Israele” all’Eurovision 2026, mantenendo quindi una posizione favorevole alla sua partecipazione.
L’attesa per Vienna 2026
In attesa delle decisioni definitive, resta l’incognita sul numero di Paesi partecipanti. L’Eurovision resta comunque il più grande evento musicale televisivo del mondo: l’edizione 2025 ha raccolto 166 milioni di spettatori in 37 nazioni.
Per il 2026, lo spettacolo è previsto a Vienna, dal 12 al 16 maggio, con due semifinali (martedì 12 e giovedì 14) e la finalissima sabato 16, nella storica Wiener Stadthalle, già sede dell’evento nel 1967 e nel 2015.
Intanto, la lista dei Paesi pronti a un clamoroso boicottaggio potrebbe allungarsi, trasformando questa edizione in una delle più controverse della storia del contest.