fuoco incrociato

Escalation nel Golfo: Iran attacca una petroliera al largo dell’Oman. Intelligence di Teheran nel mirino di Israele

Il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, ha affermato che l'Iran è pronto a resistere per una lunga guerra

Escalation nel Golfo: Iran attacca una petroliera al largo dell’Oman. Intelligence di Teheran nel mirino di Israele

L’attacco congiunto Usa-Israele contro l’Iran si avvia verso il terzo giorno, con l’intera regione del Medio Oriente in fiamme. Nonostante la morte del leader supremo iraniano Ali Khamenei, gli Stati Uniti e Israele continuano a colpire obiettivi strategici all’interno del Paese.

La risposta di Teheran è stata rapida e feroce, con attacchi diretti contro lo Stato di Israele e le basi americane presenti in Medio Oriente, mietendo le prime vittime. Ma oltre agli scontri diretti, le acque del Golfo sono diventate il teatro di nuovi episodi di violenza.

Attacco a petroliera in Oman

Il Centro per la Sicurezza Marittima dell’Oman ha confermato che domenica 1° marzo 2026, una petroliera, la Mkd Vyom, è stata attaccata mentre navigava a 52 miglia nautiche dalla costa del governatorato di Muscat, in Oman.

Un’imbarcazione carica di esplosivo ha colpito la nave, causando un’esplosione devastante che ha ucciso un membro dell’equipaggio e provocato un incendio a bordo. Il resto dell’equipaggio, composto da 21 persone, è stato evacuato prontamente. L’attacco arriva nel contesto di un’escalation che vede la risposta iraniana contro le forze israeliane e americane nel Golfo.

Nello stesso giorno, un altro attacco ha preso di mira la petroliera Skylight, battente bandiera della Repubblica di Palau, a soli 5 miglia nautiche a nord del porto di Khasab. Anche in questo caso, l’attacco ha causato danni significativi alla nave, ma fortunatamente l’equipaggio, composto da 20 membri (tra cui 15 indiani e 5 iraniani), è stato evacuato. Quattro membri dell’equipaggio sono rimasti feriti, ma nessuno ha riportato gravi danni.

Questi attacchi marittimi sono il riflesso della crescente intensificazione dei combattimenti, con l’Iran che ha avviato una serie di azioni di rappresaglia per l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele.

“l’Iran pronto a resistere a una guerra lunga”

In una dichiarazione decisamente provocatoria, il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, ha affermato che l’Iran è pronto a resistere per una lunga guerra, suggerendo che, contrariamente agli Stati Uniti, Teheran ha preparato le sue forze per un conflitto prolungato. Larijani ha sottolineato che l’Iran non ha iniziato questa guerra, ma si sta difendendo contro l’aggressione esterna.

“Difenderemo fieramente noi stessi e la nostra civiltà antica di seimila anni”, ha dichiarato, ribadendo che, a prescindere dai costi, l’Iran non si piegherà.

Queste parole arrivano in un contesto in cui le Forze Armate iraniane stanno rispondendo con forza alle incursioni israeliane e agli attacchi aerei. L’Iran, con il sostegno delle sue Guardie della Rivoluzione Islamica, ha intensificato le sue operazioni difensive, mirando a fare sentire il peso della sua potenza regionale.

Israele colpisce duramente Teheran: eliminazioni di alti funzionari iraniani

Il terzo giorno della guerra ha visto un ulteriore escalation, con Israele che ha confermato di aver lanciato “un attacco su vasta scala”, prendendo di mira il cuore di Teheran. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF), sotto la guida dell’intelligence israeliana, hanno avviato un ampio attacco contro obiettivi cruciali del regime iraniano, mentre i media iraniani riportavano esplosioni nella capitale.

L’obiettivo dell’operazione israeliana è stato quello di minare le infrastrutture strategiche iraniane, comprese le strutture legate all’intelligence e alla sicurezza nazionale. Secondo quanto riferito dalle IDF, nel corso di questi attacchi sono stati uccisi alti funzionari iraniani dell’intelligence, tra cui Sayed Yahya Hamidi, vice ministro dell’Intelligence iraniana con competenze sugli “affari israeliani”, e Jalal Pour Hossein, capo della divisione spionaggio del ministero dell’Intelligence.

Non è solo l’Iran ad essere nel mirino. Hussein Makled, il capo dell’intelligence di Hezbollah, è stato ucciso da un attacco israeliano a Beirut, nella zona di Dahieh, roccaforte storica dell’organizzazione libanese. La morte di Makled è un colpo significativo per Hezbollah, che ha sempre rappresentato una delle principali forze di resistenza contro l’influenza occidentale nella regione.

L’operazione israeliana non si è limitata all’eliminazione di singoli funzionari. Secondo le dichiarazioni delle IDF, durante la guerra sono stati trovati documenti nella Striscia di Gaza che rivelano i tentativi di istituire una sala operativa congiunta di intelligence tra le organizzazioni terroristiche Hezbollah, Hamas e le Guardie della Rivoluzione Islamica. Questa sala operativa avrebbe avuto il compito di coordinare le attività delle forze alleate in Libano e Gaza, sotto la supervisione del Ministero dell’Intelligence iraniano.

Secondo le autorità israeliane, il ministero iraniano dell’Intelligence è stato uno strumento chiave nel monitoraggio delle attività della popolazione civile, un ruolo che ha permesso alla Repubblica Islamica di reprimere brutalmente le proteste interne nel corso degli anni.

Comunità internazionale in allarme

Con l’intensificarsi degli scontri, la comunità internazionale guarda con crescente preoccupazione alla possibilità di un conflitto regionale su larga scala. Le operazioni di attacco da parte di Israele e Stati Uniti, unite alle feroci risposte iraniane, stanno creando una spirale di violenza difficile da fermare.

La guerra in Iran potrebbe non limitarsi più al territorio nazionale, ma minaccia di espandersi a tutta la regione del Golfo, con conseguenze devastanti per la sicurezza globale e l’equilibrio geopolitico.