Milioni di rifugiati e sfollati nel mondo stanno affrontando uno degli inverni più duri degli ultimi anni, esposti a temperature rigide in ripari di emergenza, abitazioni danneggiate o alloggi precari, spesso senza riscaldamento, elettricità o risorse sufficienti per proteggersi dal freddo. In contesti segnati da conflitti armati e crisi prolungate, il gelo non rappresenta solo una difficoltà stagionale, ma un pericolo concreto per la sopravvivenza, soprattutto per bambini, anziani e persone con disabilità. Una situazione resa ancora più grave dai drastici tagli agli aiuti umanitari, che stanno compromettendo la capacità di risposta delle organizzazioni internazionali.
È in questo contesto che UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, ha lanciato la campagna “Ferma il Gelo”, attiva da oggi e fino al 15 febbraio, con l’obiettivo di raccogliere fondi per garantire assistenza essenziale durante l’inverno a persone rifugiate e sfollate in sette Paesi: Afghanistan, Siria, Ucraina, Giordania, Libano, Pakistan e Moldavia.
Un’emergenza aggravata dai conflitti e dalla carenza di risorse
In molte aree di crisi, l’inverno arriva quando le risorse sono già allo stremo. In Ucraina, il conflitto ha causato la distruzione o il danneggiamento di 2,5 milioni di abitazioni. Moltissime famiglie sono costrette ad affrontare temperature sottozero senza elettricità e riscaldamento, anche a causa degli attacchi alle infrastrutture energetiche. Nel Paese, 12,7 milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria.

In Siria, il quadro resta drammatico. Nel 2025, 1,9 milioni di sfollati interni sono tornati nelle aree di origine, mentre 1,2 milioni di rifugiati hanno fatto rientro dall’estero, trovando però un Paese devastato: una casa su tre è inabitabile e i servizi essenziali sono ridotti al minimo. Complessivamente, 16,5 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria, la metà delle quali sono bambini.
Anche l’Afghanistan affronta una crisi umanitaria sempre più grave, segnata dal deterioramento dei diritti umani, dal collasso dei servizi e da disastri naturali ricorrenti. Nel 2025, oltre 2,8 milioni di persone sono rientrate nel Paese da Iran e Pakistan, spesso in modo forzato. Moltissimi vivono in abitazioni di fango, solo una minoranza in case di cemento, in un contesto in cui le temperature possono scendere fino a -25 gradi.
I bambini, le prime vittime del freddo estremo
Tra tutte le persone colpite, sono i bambini a pagare il prezzo più alto del gelo. Per i più piccoli, una sola notte senza una protezione adeguata può trasformarsi in una lotta per la vita. Il rischio di ipotermia e di malattie respiratorie aumenta in modo significativo, soprattutto quando il freddo si somma a condizioni di malnutrizione e a uno stress prolungato. Proteggerli significa garantire coperte, vestiti adeguati e un riparo sicuro.

“Milioni di persone vulnerabili, in fuga da conflitti e violenze, affrontano oggi il gelo senza protezione, mentre il drastico calo degli aiuti da parte di alcuni governi amplifica la gravità dell’emergenza”, dichiara Laura Iucci, Direttrice della raccolta fondi di UNHCR Italia.
“Senza nuovi finanziamenti, la capacità di UNHCR di garantire assistenza vitale è gravemente compromessa, con conseguenze dirette su migliaia di vite. Per una famiglia in fuga, una semplice coperta significa calore, protezione e la speranza di superare la notte. Ogni giorno siamo sul campo per distribuire coperte, vestiti invernali e stufe, ma non basta: abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti”.
Il sostegno degli italiani: i dati di AstraRicerche
A confermare una forte sensibilità sul tema è anche una ricerca realizzata da AstraRicerche per UNHCR, dal titolo “L’inverno nell’immaginario e nella vita degli italiani”, condotta su un campione rappresentativo di oltre 1.000 persone. Lo studio mostra che la principale preoccupazione degli italiani all’arrivo del freddo riguarda proprio le persone vulnerabili, senza casa o senza mezzi per proteggersi (23,8%), seguita dal timore di ammalarsi o che si ammalino i propri cari (22,0%) e dall’aumento dei costi energetici (21,8%).
L’inverno evoca immagini di protezione e calore, ma anche la consapevolezza del freddo come rischio: alle cene e alle feste natalizie (23,5%) si affiancano il freddo intenso, il ghiaccio e le condizioni difficili (23,2%). Durante i mesi più rigidi, il 75,8% degli italiani si sente molto o abbastanza protetto, mentre circa una persona su quattro si sente poco o per niente protetta. Solo il 51% degli intervistati si dichiara realmente preparato ad affrontare un gelo estremo.

La vicinanza emotiva verso i rifugiati esposti al freddo è elevata: il 69,9% degli intervistati ha pensato spesso o qualche volta all’impatto del gelo sulle persone rifugiate, e l’84,4% esprime una forte empatia verso chi non ha modo di proteggersi.
Come sostenere la campagna “Ferma il Gelo”
Fino al 15 febbraio è possibile sostenere la campagna “Ferma il Gelo” donando al 45588. La donazione è di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari Fastweb + Vodafone, WINDTRE, TIM, iliad, PosteMobile, CoopVoce e Tiscali; di 5 o 10 euro per le chiamate da rete fissa TIM, Fastweb + Vodafone, WINDTRE, Tiscali e Geny Communications, e di 5 euroda rete fissa Convergenze e PosteMobile.
I fondi raccolti permetteranno a UNHCR di continuare a fornire coperte, abbigliamento invernale, stufe e soluzioni per il riscaldamento, supporto per l’isolamento termico e la riparazione degli alloggi, oltre ad assistenza economica diretta per affrontare le spese essenziali.
La campagna è sostenuta da Rai per la Sostenibilità ESG, Sky per il Sociale, altri network televisivi e numerosi volti noti dello spettacolo e dello sport. Anche la Lega Serie A Enilive dedicherà alla campagna la 24ª giornata di campionato, dal 6 al 9 febbraio.
Un piccolo gesto può fare la differenza: con 5 euro è possibile fornire due coperte e contribuire a salvare la vita di due bambini. Fermare il gelo, oggi, significa fermare una minaccia concreta alla sopravvivenza di milioni di persone.