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Dopo il raid dell’Idf in Libano, missili iraniani contro Israele. Trump prova a frenare, ma Netanyahu colpisce

La Casa Bianca ha preso le distanze dal raid su Beirut, facendo sapere: “Non abbiamo avuto alcun ruolo in questa vicenda”

Dopo il raid dell’Idf in Libano, missili iraniani contro Israele. Trump prova a frenare, ma Netanyahu colpisce

La nuova escalation in Medio Oriente inizia a Beirut, attraversa i cieli di Israele e arriva fino a Teheran. Nella notte tra domenica 7 e lunedì 8 giugno 2026, il confronto tra Israele e Iran ha compiuto un altro salto di livello: prima l’attacco israeliano nel sud della capitale libanese, poi il lancio di missili iraniani contro Israele, infine la risposta dell’aviazione israeliana contro obiettivi militari in territorio iraniano.

Donald Trump ha chiesto a Benjamin Netanyahu di non rispondere all’attacco iraniano. Israele, però, ha deciso di colpire comunque.

La Casa Bianca ha preso le distanze dal raid su Beirut, facendo sapere: “Non abbiamo avuto alcun ruolo in questa vicenda”.

Il messaggio di Trump a Netanyahu

La linea americana era quella della frenata. Trump ha chiesto a Netanyahu di non reagire all’attacco missilistico iraniano e di concedere più tempo alla diplomazia. Il presidente statunitense vuole evitare che la sequenza raid-rappresaglia-nuovo raid faccia saltare i negoziati con Teheran.

Al Financial Times, Trump ha provato a ridimensionare il peso dell’attacco iraniano:

“Non avrà alcun impatto sull’accordo”. Poi ha aggiunto: “Vedremo come andrà a finire”. Per Washington, dunque, la priorità resta tenere aperto il canale diplomatico con l’Iran, anche dopo il lancio dei missili contro Israele.

Ma la linea americana si è scontrata con la scelta israeliana. Mentre il tycoon cercava di raffreddare la crisi, l’esercito israeliano ha annunciato una nuova operazione:

“Poco fa, l’aeronautica israeliana ha colpito obiettivi militari appartenenti al regime terroristico iraniano nell’Iran occidentale e centrale”.

Israele colpisce l’Iran

Le esplosioni sono state udite a Teheran, Karaj, Tabriz e Isfahan. La televisione di Stato iraniana ha confermato le detonazioni, mentre l’Idf ha rivendicato l’attacco contro obiettivi militari. È il passaggio più delicato della giornata: Israele non si è limitato a rispondere sul fronte libanese o siriano, ma ha portato l’azione direttamente dentro il territorio iraniano.

La dinamica è quella di una crisi che si allarga per cerchi concentrici. Il raid su Beirut sud ha provocato la risposta iraniana; i missili iraniani hanno provocato la risposta israeliana; la risposta israeliana ha riaperto il rischio di una nuova rappresaglia di Teheran.

Teheran minaccia le rotte strategiche

L’Iran, intanto, sposta il confronto anche sul piano delle rotte marittime. Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida Suprema iraniana per gli affari internazionali, ha avvertito:

“La sicurezza odierna a Bab al-Mandab non deve indurre il nemico a commettere un errore di valutazione”. Poi ha aggiunto che la rete della “resistenza” può bloccare sia Hormuz sia Bab al-Mandab.

Hormuz è il passaggio chiave per il petrolio del Golfo Persico. Bab al-Mandab è la porta tra Mar Rosso e Golfo di Aden, quindi una delle rotte più sensibili per il traffico commerciale verso Suez.

Dopo il raid dell'Idf in Libano, missili iraniani contro Israele. Trump prova a frenare, ma Netanyahu colpisce
Stretto di Bab al-Mandab

Velayati ha collegato direttamente la risposta iraniana al raid israeliano in Libano:

“Il primo anello della catena di risposta iraniana si è attivato ieri, dopo la follia del regime sionista a Beirut”.

Gli Houthi riaprono il fronte del Mar Rosso

Nelle stesse ore, anche gli Houthi yemeniti, alleati regionali dell’Iran, hanno rivendicato un attacco missilistico contro Israele e annunciato il divieto di navigazione per le navi israeliane nel Mar Rosso. Il missile lanciato dallo Yemen ha fatto scattare le sirene a Tel Aviv e nel centro di Israele, prima di essere intercettato dai sistemi di difesa.

Israele non si trova davanti soltanto l’Iran, ma una rete di attori collegati a Teheran: Hezbollah in Libano, Houthi in Yemen, milizie filo-iraniane in Iraq e Siria.

Il problema per Washington

Per Trump il nodo è duplice. Da un lato vuole arrivare a un’intesa con l’Iran. Dall’altro deve contenere un alleato, Israele, che ritiene necessario rispondere militarmente per non apparire vulnerabile.

La difficoltà sta nel fatto che ogni attore rivendica la propria azione come risposta difensiva. Israele presenta il raid su Beirut come un’operazione contro Hezbollah. L’Iran presenta il lancio dei missili come rappresaglia per il Libano. Israele presenta l’attacco a Teheran come risposta ai missili iraniani. Il risultato è una catena in cui nessuno dichiara di voler iniziare una guerra più ampia, ma tutti compiono mosse che la rendono più probabile.