Giovedì 16 aprile 2026, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato il quarto rapporto globale sui Paesi coinvolti nel conflitto in Medio Oriente. Nel dettaglio, il report analizza le gravi conseguenze umanitarie legate alla guerra: nonostante da poche settimane vige il cessate il fuoco sia tra Iran e Usa, sia tra Israele e Libano, persistono comunque rischi sistemici legati alla distruzione delle infrastrutture sanitarie, alla carenza di carburante e alla diffusione di malattie.
| Paesi | Sfollati | Feriti | Morti |
| Iran | 3,2 milioni | 32314 | 2362 |
| Libano | 1,049 milioni | 6921 | 2124 |
| Iraq | N/A | 300 | 109 |
| Israele | N/A | 7740 | 26 |
Dati da report OMS
Sotto costante monitoraggio sono poi gli attacchi agli ospedali, alle strutture predisposte a salvare la vita delle persone, purtroppo anch’essi presi di mira da raid e bombardamenti.
| Attacchi a strutture sanitarie | Attacchi verificati dall’OMS | Feriti | Morti |
| Iran | 24 | 0 | 9 |
| Libano | 133 | 206 | 88 |
| Israele | 6 | 0 | 0 |
Dati da report OMS
Rispetto ai precedenti rapporti OMS, quello di aprile evidenza una situazione drammatica in Libano, tale da far parlare di crisi umanitaria.
Libano, sistema sanitario al collasso
Nonostante il cessate il fuoco di 14 giorni, il conflitto in Libano continua a generare una catastrofe umanitaria senza precedenti. Nel Paese si contano oltre un milione di sfollati, 6.921 feriti e 2.124 decessi.
La situazione è resa ancora più critica dagli attacchi diretti al sistema sanitario: l’OMS ha verificato 133 attacchi contro strutture sanitarie libanesi, che hanno causato la morte di 88 operatori e il ferimento di altri 206.

Nel report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità viene aggiunto che le autorità locali segnalano che l’accesso alle cure è quasi impossibile nelle aree più colpite, dove la popolazione vulnerabile, inclusi bambini e donne in gravidanza, fatica a trovare assistenza.
Ospedali sotto attacco a Beirut
La tensione è altissima nei sobborghi meridionali di Beirut, dove gli ordini di evacuazione hanno colpito i due principali ospedali di riferimento: il Rafik Hariri University Hospital e l’Al Zahraa Hospital.

L’evacuazione di queste strutture è stata definita “operativamente irrealizzabile“, poiché non esistono strutture alternative in grado di accogliere i circa 450 pazienti ricoverati, di cui 40 in terapia intensiva.
Inoltre, l’ospedale governativo di Tebnine, uno dei più attivi nel sud per la gestione dei traumi, è stato danneggiato due volte in pochi giorni da attacchi nelle vicinanze, mettendo fuori uso ventilatori e monitor cruciali.
Forniture mediche e aiuti bloccati
Le operazioni di soccorso in Libano sono ostacolate da gravi restrizioni logistiche.
Circa l’80% delle richieste di convoglio gestite dall’UNIFIL per consegnare forniture mediche nel sud del Paese non viene approvato dalle autorità.

Questo blocco sta portando all’esaurimento delle scorte di farmaci salvavita: le riserve di insulina sono ormai scarse e i prezzi stanno aumentando vertiginosamente, mettendo a rischio i pazienti diabetici. Solo tre partner del settore sanitario restano operativi nei governatorati del Sud e di Nabatieh, operando con cliniche mobili sottoposte a uno stress estremo.
Emergenza profughi
Oltre al Libano, la crisi sta travolgendo l’intera regione. In Iran si contano 3,2 milioni di sfollati e oltre 2.300 morti, con il governo che ha richiesto formalmente supporto all’OMS per l’invio di medicinali e team medici di emergenza.
In Siria, l’arrivo di oltre 240.000 persone in fuga dal Libano sta mettendo a dura prova un sistema sanitario già fragile, con i nuovi arrivati concentrati in aree colpite da forti piogge e dal rischio di ordigni inesplosi.
Anche a Gaza e in Iraq si registrano interruzioni nei servizi idrici, sanitari e nelle catene del freddo per i medicinali a causa della crisi energetica.
Grave carenza di fondi umanitari
L’azione internazionale è frenata da una drammatica mancanza di risorse economiche.
L’OMS ha stimato un fabbisogno di 30 milioni di dollari per coprire l’emergenza in Libano, Iraq, Iran, Giordania e Siria fino ad agosto 2026.
Tuttavia, finora sono stati ricevuti solo 1,6 milioni di dollari dal Fondo centrale di risposta alle emergenze delle Nazioni Unite per l’intervento in Libano. L’organizzazione ha dovuto attingere al proprio fondo di emergenza per cercare di colmare le lacune più urgenti e garantire la continuità dei servizi minimi nelle zone di guerra.