Un’Europa compatta, determinata ma prudente, è uscita dal Consiglio europeo straordinario convocato ieri d’urgenza a Bruxelles per rispondere alle minacce del presidente statunitense Donald Trump sulla Groenlandia e all’ipotesi di nuovi dazi contro i Paesi pronti a inviare contingenti militari.
Una riunione durata circa cinque ore, conclusa senza i tradizionali punti stampa: segnale di una linea condivisa, affidata alle sole voci del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e della presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
Europe stood firm and united in full solidarity with Greenland & the Kingdom of Denmark.
Work on Arctic security continues.
We’ll step up investments in Greenland and Arctic-ready equipment.
And deepen security cooperation with partners in the region↓ https://t.co/CuLX8lG1al
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) January 22, 2026
Von der Leyen: “Fermezza, apertura, preparazione e unità”
Antonio Costa ha ribadito che “l’Unione Europea continuerà a difendere i propri interessi e a proteggere se stessa, i propri Stati membri, i propri cittadini e le proprie imprese da qualsiasi forma di coercizione”. L’Ue, ha sottolineato, “ha il potere e gli strumenti per farlo e lo farà se e quando necessario”, pur restando pronta a “collaborare in modo costruttivo con gli Stati Uniti su tutte le questioni di interesse comune”, inclusa la pace in Ucraina.

Sul dossier Groenlandia, Ursula von der Leyen ha spiegato che l’Unione si è mossa seguendo quattro principi: “fermezza, apertura, preparazione e unità”, un approccio che si è dimostrato efficace. Nei giorni precedenti al vertice, i leader europei avevano già mostrato una linea comune, improntata al dialogo con Washington ma senza escludere l’uso degli strumenti commerciali, incluso lo strumento anti-coercizione, il cosiddetto “bazooka”.
Secondo fonti Ue, lo strumento resta sul tavolo: “Non è necessario attivarlo ora, ma se necessario ogni strumento è disponibile”. La rapidità della risposta europea è stata sottolineata come uno degli elementi chiave del vertice, con toni “calmi ma fermi” e una sostanziale assenza di frizioni tra Stati membri.

Nonostante la de-escalation, Donald Trump è tornato nella notte a rivendicare ampia libertà d’azione sulla Groenlandia: “Possiamo fare tutto quello che vogliamo”, ha dichiarato ai giornalisti, sostenendo che un accordo consentirebbe a Washington di muoversi senza vincoli. Parole che continuano ad alimentare le preoccupazioni europee sull’imprevedibilità del presidente Usa.
Per i leader europei la crisi ha lasciato strascichi
Diversi leader hanno riconosciuto che la crisi ha lasciato strascichi.
Per il premier svedese Ulf Kristersson, “la fiducia tra Europa e Stati Uniti è stata danneggiata”, mentre l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha parlato di “un duro colpo” alle relazioni transatlantiche, pur ribadendo che l’Europa non intende “buttare 80 anni di buone relazioni”.

Emmanuel Macron ha rivendicato l’efficacia della reazione comune:
“Quando l’Europa è unita, forte e reagisce rapidamente, le cose tornano all’ordine e alla calma”, ribadendo il pieno sostegno alla Danimarca e la disponibilità della Francia a partecipare alle esercitazioni Nato.
Sulla stessa linea il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha ringraziato Trump per aver fatto “un passo indietro” sui dazi e sul controllo della Groenlandia, definendo il risultato frutto “degli sforzi comuni tra Europa e Stati Uniti”.
Capitolo guerre: Gaza e il “Board of Peace”, Ucraina verso intesa
Ampio spazio anche al “Board of Peace” promosso da Trump per Gaza.
Costa ha espresso “seri dubbi” su competenze, governance e compatibilità con la Carta dell’Onu, chiarendo che l’Ue è pronta a collaborare solo nel quadro della risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza. Una posizione condivisa da molte capitali europee, mentre Ungheria e Bulgaria hanno già aderito all’iniziativa.
Sul fronte ucraino, von der Leyen ha annunciato che l’Ue è “vicina a un accordo” con Stati Uniti e Ucraina sul piano di prosperità per la ricostruzione, articolato in cinque pilastri: riforme pro-impresa, integrazione nel mercato unico, aumento degli investimenti, coordinamento dei donatori e rafforzamento dello stato di diritto.
Meloni telefona a Trump: “Dialogo”
Nel pieno delle tensioni, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto la via del dialogo diretto con Washington. Dopo il mancato incontro a Davos, la premier ha parlato al telefono con Trump (prima del Consiglio europeo) spiegando le ragioni della mancata adesione italiana al Board of Peace. Non un rifiuto politico, ma una questione giuridica: l’adesione richiederebbe passaggi parlamentari e verifiche di compatibilità con l’articolo 11 della Costituzione.

Trump ha confermato la conversazione dall’Air Force One, sostenendo che Meloni “vuole disperatamente firmare” ma deve prima confrontarsi con il Parlamento. Una versione non smentita da Palazzo Chigi, che mantiene una linea di cautela: interesse per l’iniziativa, ma nessuna firma automatica.
Più che un “no”, quello dell’Italia resta dunque un “ni”, in sintonia con la posizione dei Ventisette: apertura al dialogo con gli Stati Uniti, ma solo nel rispetto delle regole multilaterali e della cornice Onu. Un equilibrio delicato, che il Consiglio europeo straordinario ha cercato di difendere fino a tarda notte, con un messaggio chiaro: uniti, l’Europa è più forte.