AGGIORNAMENTO H13 – Il Governo israeliano ha fatto sapere che il protagonista dell’episodio non sarebbe stato un colono, ma un membro dell’esercito di Tel Aviv che non aveva ben compreso lo status dei nostri militari e della targa diplomatica del loro mezzo.
Un grave incidente diplomatico ha scosso i rapporti tra Italia e Israele. Nella giornata di domenica 25 gennaio 2026 (ma la notizia è stata resa nota solo ieri), due carabinieri in servizio al Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme sono stati fermati, minacciati con armi da fuoco e costretti a inginocchiarsi da un colono israeliano armato.
L’episodio è avvenuto nei pressi di Ramallah, in Cisgiordania, durante un sopralluogo tecnico necessario per organizzare una missione degli ambasciatori dell’Unione Europea in un villaggio sotto il controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese.
Carabinieri aggrediti da un colono israeliano
Secondo quanto ricostruito dalle fonti del Ministero degli Esteri, i due militari viaggiavano su un’auto con targa diplomatica ed erano muniti di passaporti e tesserini di riconoscimento regolari.
Nonostante ciò, un uomo in abiti civili – identificato come un colono – ha puntato contro di loro un fucile mitragliatore, costringendoli a scendere dal mezzo e a inginocchiarsi a terra.
Durante il fermo illegale, i carabinieri sono stati sottoposti a un interrogatorio. L’aggressore ha poi passato loro una persona al telefono che, senza identificarsi, ha intimato ai militari di allontanarsi sostenendo che si trovassero in un’area militare.
Peccato che una verifica immediata effettuata con il Cogat (il comando militare israeliano per i Territori occupati) ha smentito categoricamente la versione: in quel punto non esiste alcuna zona militare interdetta.
La reazione del Governo Meloni
La risposta di Roma non si è fatta attendere.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso forte irritazione definendo l’accaduto “inaccettabile”. Di concerto con Palazzo Chigi, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha disposto l’immediata convocazione alla Farnesina dell’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled.

All’ambasciatore è stato espresso il duro disappunto del governo italiano per la gravità dell’episodio, sottolineando come i carabinieri stessero svolgendo funzioni diplomatiche in un contesto operativo protetto.
Peled ha assicurato che il governo israeliano avvierà le opportune indagini. Contemporaneamente, l’ambasciata d’Italia a Tel Aviv ha inoltrato una nota verbale di protesta formale, coinvolgendo lo Shin Bet (il principale servizio di sicurezza interna israeliano) e lo Stato maggiore delle Idf.
Sulla questione, oltre alla maggioranza, si sono espresse anche le opposizioni esprimendo vicinanza ai militari umiliati e chiedendo all’esecutivo una condanna netta. Il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, ha chiesto a Palazzo Chigi di prendere provvedimenti più duri.
“Convocare l’ambasciatore israeliano va bene ma non basta: l’intero Governo dovrebbe denunciare le violenze dei coloni in Cisgiordania anziché voltarsi dall’altra parte”, ha dichiarato l’ex presidente.
Il precedente: l’attacco ai cooperanti di novembre
L’incidente di Ramallah non è un caso isolato, ma si inserisce in un clima di crescente tensione. Solo due mesi fa, alla fine di novembre, un gruppo di coloni mascherati ha assaltato una residenza a Ein al-Duyuk, vicino a Gerico, sempre in Cisgiordania.
In quell’occasione, tre attivisti italiani e una cittadina canadese della campagna Faz3a, un’iniziativa a guida palestinese nata per rispondere all’estrema necessità di organizzare sul terreno una forma di protezione civile, erano stati picchiati nel sonno e rapinati dei loro effetti personali, inclusi i passaporti.
L’attacco era stato definito come un’azione deliberata per intimidire la solidarietà internazionale in Cisgiordania.
Il nodo politico degli insediamenti illegali
Sullo sfondo di queste violenze rimane la questione politica degli insediamenti. Recentemente, il governo israeliano ha riconosciuto diciannove nuovi insediamenti in Cisgiordania, legalizzando anche otto avamposti precedentemente considerati illegali dalla stessa legge israeliana.
Questa strategia, spinta dall’ala più ideologica del governo israeliano guidata dal ministro Smotrich, mira apertamente a ostacolare la creazione di uno Stato palestinese.
L’espansione delle colonie illegali sta alimentando un clima di impunità che, come dimostrato dall’ultimo episodio, arriva ora a colpire direttamente i rappresentanti delle istituzioni internazionali e delle forze dell’ordine italiane.