Il Brasile tornerà alle urne il 25 ottobre 2026 per scegliere il nuovo presidente. Il primo turno delle elezioni ha prodotto una sorpresa: Flávio Bolsonaro, senatore del Partito Liberale e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ha chiuso davanti al presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva.
Secondo i dati ufficiali del Tribunale Superiore Elettorale brasiliano (TSE), con il 99,99% delle urne scrutinate Bolsonaro ha ottenuto 56.104.268 voti, pari al 47,03% dei voti validi, mentre Lula si è fermato a 53.876.617 voti, il 45,16%. Nessuno dei due ha raggiunto la maggioranza assoluta necessaria per essere eletto al primo turno.
La distanza è di poco più di 2,2 milioni di voti e rappresenta il margine più ridotto tra primo e secondo classificato al primo turno di una presidenziale brasiliana dalla restaurazione della democrazia.
Bolsonaro: “Il Paese vuole cambiare”
Il risultato ha superato le aspettative della vigilia. Gli ultimi sondaggi indicavano generalmente Lula leggermente avanti, mentre il voto reale ha raccontato un’altra storia. Bolsonaro ha accolto il risultato come un segnale di richiesta di cambiamento da parte dell’elettorato e si è detto soddisfatto della risposta arrivata dalle urne.
A 45 anni, Flávio Bolsonaro affronta per la prima volta una corsa alla presidenza. È senatore dello Stato di Rio de Janeiro ed è il figlio maggiore di Jair Bolsonaro, che non ha potuto candidarsi e che attualmente sta scontando una condanna per il tentativo di sovvertire il risultato delle elezioni del 2022. Il padre lo ha sostenuto politicamente durante la campagna.
Lula: “Ero convinto di vincere al primo turno”
Per Lula il risultato rappresenta invece una battuta d’arresto inattesa.
“Il risultato, molte volte, è inaspettato. Non si riesce mai a ottenere tutto quello che si voleva. Confesso che ero convinto che avremmo vinto al primo turno”, ha dichiarato il presidente dopo la chiusura dello scrutinio.
Un Brasile ancora spaccato in due
La geografia del voto conferma una forte divisione territoriale. Bolsonaro ha prevalso soprattutto nel Sud, Sud-Est, Centro-Ovest e Nord, mentre Lula continua ad avere il proprio principale serbatoio elettorale nel Nord-Est. Bolsonaro ha chiuso davanti in 14 Stati e nel Distretto federale, Lula in 12.
Particolarmente significativo il risultato in Minas Gerais, storicamente considerato uno degli Stati più rappresentativi degli equilibri politici brasiliani: Bolsonaro ha ottenuto circa il 48,2%, Lula il 43,3%. Nel Rio Grande do Sul il divario è stato ancora maggiore, 55,6% contro 35,7%. L’astensione ha superato il 21%, coinvolgendo circa 33 milioni di elettori. I voti andati agli altri candidati diventano ora il terreno sul quale entrambi cercheranno di allargare il proprio consenso nelle tre settimane che separano il primo turno dal ballottaggio.
L’ombra delle presunte interferenze Usa
La campagna elettorale è stata accompagnata anche da un caso diplomatico particolarmente delicato. La Polizia federale brasiliana ha avviato un accertamento preliminare su una presunta operazione di finanziamento statunitense che avrebbe avuto, secondo le accuse, l’obiettivo di influenzare il dibattito politico e istituzionale brasiliano.
Il direttore generale della Polizia federale, Andrei Rodrigues, ha confermato il 4 ottobre che l’indagine era già in corso dopo una richiesta dell’Avvocatura generale dello Stato brasiliano. Al momento si tratta di una verifica preliminare e non risulta ancora formalmente aperto un vero e proprio procedimento penale.
L’iniziativa è partita dopo un’inchiesta del Guardian secondo cui il Dipartimento di Stato americano avrebbe destinato un milione di dollari a un programma denominato “Combating Lawfare and Censorship in Brazil”, inserito in un più ampio fondo statunitense dedicato a progetti internazionali sui diritti umani e la democrazia. L’Avvocatura generale brasiliana ha chiesto di verificare se quei fondi potessero configurare un’interferenza esterna nelle istituzioni o nel processo elettorale.
Il tema è particolarmente sensibile perché Flávio Bolsonaro ha costruito una parte importante del proprio posizionamento internazionale sulla vicinanza politica a Donald Trump, mentre Lula ha più volte accusato Washington di esercitare pressioni sul Brasile attraverso dazi e altre misure economiche.
Da qui al 25 ottobre il confronto si concentrerà soprattutto su economia, sicurezza, corruzione, politiche sociali e rapporti internazionali. Ma il dato politico della prima domenica elettorale è già netto: dopo quattro anni di governo Lula, quasi metà degli elettori brasiliani ha scelto al primo turno Flávio Bolsonaro, costringendo il presidente uscente a giocarsi la riconferma in un nuovo voto.