meta nel mirino

Australia, Facebook e Instagram accusati di creare dipendenza nei ragazzi: scatta la maxi causa

Otto persone chiedono un risarcimento per i presunti danni subiti durante l’adolescenza. Sotto accusa algoritmi, video e scorrimento infinito

Australia, Facebook e Instagram accusati di creare dipendenza nei ragazzi: scatta la maxi causa
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Facebook e Instagram sono progettati per catturare l’attenzione degli utenti fino a creare dipendenza? È la questione al centro di una causa collettiva avviata contro Meta, la società di Mark Zuckerberg. A promuoverla sono otto persone che sostengono di aver subito danni durante l’infanzia o l’adolescenza a causa dell’utilizzo dei social network.

Le accuse riguardano non soltanto i contenuti potenzialmente nocivi, ma anche il funzionamento delle piattaforme: algoritmi, notifiche e sistemi di raccomandazione che incoraggerebbero un utilizzo continuo, con possibili conseguenze sulla salute mentale dei più giovani.

La causa contro Meta: chi chiede i risarcimenti

L’azione legale è stata depositata nell’ottobre 2026 davanti alla Corte federale australiana dallo studio MinterEllison, con il sostegno finanziario di Litigation Lending Services. Gli otto ricorrenti sostengono di aver subito danni utilizzando Facebook o Instagram quando erano minorenni e chiedono un risarcimento. La causa potrebbe coinvolgere anche altre persone che ritengono di aver vissuto esperienze analoghe. Il 19 ottobre la Corte ha disposto limitazioni alla diffusione di informazioni personali e atti del procedimento, per tutelare la riservatezza dei ricorrenti. Le accuse dovranno essere dimostrate in giudizio: non esiste ancora una sentenza che abbia accertato la responsabilità di Meta.

Algoritmi e scorrimento infinito: perché è difficile staccarsi dai social

Al centro della controversia ci sono alcune caratteristiche ormai comuni alle piattaforme digitali: scorrimento infinito, riproduzione automatica dei video, notifiche e contenuti personalizzati.

I sistemi di raccomandazione selezionano immagini e filmati in base agli interessi e alle interazioni degli utenti, proponendo continuamente nuovi contenuti. Un meccanismo che può rendere difficile interrompere la navigazione. Le preoccupazioni riguardano soprattutto bambini e adolescenti, per i possibili effetti sul sonno, sull’attenzione e sul benessere psicologico. È però necessario distinguere un uso frequente dei social da una vera condizione di dipendenza. Non tutti i ragazzisviluppano un disturbo e non ogni problema di salute mentale può essere attribuito alle piattaforme.

Proprio il rapporto tra progettazione dei social e danni denunciati sarà uno dei punti centrali della battaglia giudiziaria.

Meta respinge le accuse: “Ci difenderemo con determinazione”

La società guidata da Mark Zuckerberg contesta le accuse.

“Siamo a conoscenza di questa causa e ci difenderemo con determinazione”, ha dichiarato un portavoce di Meta a Reuters.

L’azienda dovrà confrontarsi con le contestazioni relative alla sicurezza delle piattaforme, ai rischi per gli adolescenti e all’efficacia degli strumenti introdotti per proteggerli. La vicenda si inserisce in un confronto internazionale sempre più acceso sulla responsabilità delle grandi aziende tecnologiche nei confronti degli utenti minorenni.

Social vietati agli under 16: la svolta australiana

La causa arriva in un Paese che ha già introdotto una delle normative più severe al mondo. Dal 10 dicembre 2025, le piattaforme interessate dalla legge australiana devono adottare misure ragionevoli per impedire ai minori di 16 anni di possedere account personali. Le restrizioni coinvolgono, tra gli altri, Facebook, Instagram, TikTok, Snapchat, YouTube, X e Reddit.

La responsabilità di applicare il divieto ricade sulle aziende, non sui ragazzi o sui loro genitori. Le società che non rispettano gli obblighi rischiano sanzioni fino a 109,2 milioni di dollari australiani. Secondo l’autorità nazionale eSafety, entro la metà di dicembre 2025 erano stati disattivati o resi inaccessibili circa 4,7 milioni di account riconducibili a under 16.

Anche l’Europa mette sotto accusa Facebook e Instagram

Il problema riguarda anche l’Unione europea. Il 10 luglio 2026, la Commissione europea ha contestato in via preliminare a Meta alcune caratteristiche di Facebook e Instagram, ritenendole potenzialmente contrarie al Digital Services Act, il regolamento europeo sui servizi digitali. Nel mirino di Bruxelles ci sono proprio i meccanismi che favoriscono la permanenza sulle piattaforme: video automatici, notifiche, scorrimento infinito e suggerimenti personalizzati.

Secondo la Commissione, Meta non avrebbe valutato adeguatamente i rischi per la salute fisica e mentale degli utenti, compresi i minorenni, né adottato misure sufficienti a limitarli. Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di contestazioni preliminari e non di una decisione definitiva.

Cosa può cambiare per ragazzi e famiglie

Se la giustizia australiana dovesse riconoscere un collegamento tra il funzionamento delle piattaforme e i danni denunciati, la vicenda potrebbe aprire la strada ad altre richieste di risarcimento e aumentare la pressione sulle aziende tecnologiche.

Le possibili conseguenze non riguarderebbero soltanto eventuali indennizzi, ma anche la progettazione degli algoritmi e l’introduzione di maggiori protezioni per i minorenni.