Cambio di strategia

America First Global Health Strategy: come Trump ridisegna gli aiuti sanitari globali e perché fa discutere

Accordo da 11 miliardi di dollari che coinvolge già 14 Paesi africani e Panama. Ma non mancano le perplessità

America First Global Health Strategy: come Trump ridisegna gli aiuti sanitari globali e perché fa discutere

L’amministrazione Trump ha lanciato una delle più ambiziose e controverse iniziative di politica estera sanitaria degli ultimi decenni: l’America First Global Health Strategy, un piano da oltre 11 miliardi di dollari pensato per ridefinire l’assistenza sanitaria internazionale degli Stati Uniti dopo lo smantellamento di USAID.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’influenza americana nei Paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa. Ma secondo molti osservatori, il programma rischia di aprire la strada a corruzione, inefficienze e gravi fallimenti sul campo.

Cos’è l’America First Global Health Strategy

Come spiega Axios, il nuovo programma rappresenta una svolta radicale rispetto al modello tradizionale degli aiuti USA. Invece di affidarsi a ONG internazionali e agenzie multilaterali, Washington punta a finanziamenti diretti a:

  • governi stranieri
  • sistemi sanitari nazionali
  • organizzazioni sanitarie locali
  • aziende farmaceutiche e tecnologiche.

Nei prossimi cinque anni, gli Stati Uniti investiranno 11,1 miliardi di dollari, mentre i Paesi beneficiari si sono impegnati a contribuire con 12,2 miliardi e a raggiungere obiettivi sanitari misurabili.

I Paesi coinvolti e le priorità sanitarie

Ad oggi, il Segretario di Stato Marco Rubio ha firmato accordi con 14 Paesi africani (Cameroon, Eswatini, Lesotho, Liberia, Mozambico, Nigeria, Rwanda, Uganda, Madagascar, Sierra Leone, Botswana, Etiopia, Malawi and Costa d’Avorio) e Panama, primo Paese extra-Africa a entrare nel programma.

Altri accordi sono in fase di definizione, con l’obiettivo di arrivare a 50 Paesi nel breve periodo.

Le priorità sanitarie includono:

  • HIV/AIDS
  • malaria
  • tubercolosi
  • salute materna e infantile.

La fine di USAID e la critica al “complesso industriale delle ONG”

Secondo Rubio e il sottosegretario Jeremy P. Lewin, il nuovo modello corregge le distorsioni del sistema precedente. L’accusa è che il cosiddetto “NGO industrial complex” assorbisse fino al 70% dei fondi in burocrazia e intermediari basati negli Stati Uniti.

Lewin sostiene che USAID abbia creato sistemi sanitari paralleli, dipendenti da personale occidentale, senza costruire capacità locali durature. In questa prospettiva, l’agenzia avrebbe alimentato una mentalità definita “neocoloniale”, in cui i Paesi beneficiari non sviluppavano autonomia reale.

Innovazione americana e controllo dei fondi

Il nuovo piano punta su:

  • farmaci statunitensi innovativi
  • antiretrovirali e vaccini
  • kit diagnostici
  • zanzariere antimalariche acquistate tramite procurement centralizzato
  • droni per la distribuzione di medicinali
  • connessioni internet satellitari per le cliniche rurali.

Aziende come Gilead, Zipline ed ExxonMobil sono direttamente coinvolte, mentre Starlink, di proprietà di Elon Musk, fornisce connettività alle strutture sanitarie.

Per rispondere alle accuse di sprechi, il Dipartimento di Stato afferma che revisori indipendenti monitoreranno flussi finanziari e dati sanitari.

Le critiche: rischio corruzione e collasso operativo

Ex dirigenti di USAID ed esperti di salute globale esprimono forti preoccupazioni. Secondo Andrew Natsios, ex capo di USAID sotto George W. Bush, la capacità amministrativa locale è spesso insufficiente e il livello di corruzione potrebbe far “sparire” miliardi di dollari.

Altri analisti sottolineano che:

  • la raccolta dei dati sanitari potrebbe essere inaffidabile
  • i sistemi di controllo sono più deboli senza ONG internazionali
  • il Congresso USA potrebbe non accettare un modello privo di forti meccanismi di supervisione.

Un epidemiologo ha stimato che l’interruzione degli aiuti dopo la chiusura di USAID potrebbe aver causato fino a 750.000 morti, una cifra contestata dal Dipartimento di Stato ma che continua ad alimentare il dibattito.

Aiuti sanitari e interessi strategici USA

Coerentemente con la dottrina America First, il programma integra esplicitamente interessi geopolitici e commerciali statunitensi.

In Zambia, un accordo sanitario è stato collegato all’accesso americano a risorse minerarie. In Ruanda, l’intesa è arrivata durante negoziati su minerali critici. In Mozambico, Paese con uno dei più alti tassi di HIV al mondo, operano grandi investimenti energetici statunitensi.

Un nuovo modello di cooperazione o una scommessa rischiosa?

L’America First Global Health Strategy rappresenta un cambio di paradigma: meno multilateralismo, più bilateralismo; meno ONG, più governi e imprese.

Resta aperta una domanda cruciale: questo modello renderà i sistemi sanitari più forti e autonomi o aumenterà disuguaglianze, sprechi e instabilità?

La risposta emergerà nei prossimi anni, ma una cosa è certa: la politica sanitaria globale è diventata uno strumento centrale della strategia di potere americana.