Minneapolis torna al centro di una tempesta nazionale a cinque anni dall’uccisione di George Floyd. Una donna di 37 anni, Renee Nicole Good, cittadina americana, poetessa, madre di tre figli, cresciuta in Colorado, è stata uccisa da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) durante una vasta operazione federale anti-immigrazione nel quartiere residenziale di Powderhorn, a poco più di un chilometro dal luogo che nel 2020 accese la miccia del movimento Black Lives Matter.
Renee Nicole Good
Lo que hace Negre con nuestros impuestos terminara provocando un problema serio en Latinoamérica o EEUU, y muy sinceramente, su seguridad es lo ultimo que me preocupa.
Esto ya no es un problema de decencia o rigor periodístico, es un actuar mafioso y criminal. pic.twitter.com/kcPfycMCiq— Disclaime® (@Disclaimergate) January 8, 2026
Il sindaco non ci sta: “Uso sconsiderato del potere”
Secondo il Dipartimento della Sicurezza Interna, l’agente avrebbe aperto il fuoco perché la donna, a bordo del suo Suv, avrebbe “usato il veicolo come un’arma” tentando di investire gli agenti impegnati nei controlli. Una ricostruzione che viene però duramente contestata dal sindaco di Minneapolis Jacob Frey, che in conferenza stampa ha parlato senza mezzi termini di “uso sconsiderato del potere dei federali che ha portato alla morte di una persona“, arrivando a definire la versione ufficiale del governo come “bullshit” (“cazzate”, ndr). Rivolgendosi direttamente agli agenti federali, Frey ha lanciato un appello diretto: “Andatevene da Minneapolis”.
ICE, get the fuck out of Minneapolis. pic.twitter.com/1gfFC0Le6Q
— Mayor Jacob Frey (@MayorFrey) January 7, 2026
La dinamica della sparatoria resta al centro di forti polemiche. Testimoni oculari e video circolati sui social mostrerebbero un agente federale mascherato sparare a bruciapelo tre colpi attraverso il finestrino dell’auto, dopo che un altro agente aveva intimato alla donna di uscire dalla “sua fottuta auto“.

Renee Good sarebbe stata colpita mortalmente alla testa. Soccorsa dai vigili del fuoco, è stata trasportata all’Hennepin County Medical Center, dove è morta poco dopo. L’ICE sostiene che la donna avrebbe ignorato l’ordine di uscire dal veicolo, inserito la retromarcia e tentato la fuga, puntando deliberatamente l’auto contro gli agenti. Una versione che il sindaco e parte della cittadinanza, come detto, contestano con forza.
Trump difende l’agente: “Agente ha sparato per autodifesa”
A difesa dell’agente è intervenuto il presidente Donald Trump.
“Ho visto il video di quanto accaduto a Minneapolis. È orribile da guardare“, ha dichiarato, sostenendo però che l’agente dell’ICE “ha sparato in autodifesa”.

Sulla stessa linea la ministra della Sicurezza Interna Kristi Noem, secondo cui la donna stava “pedinando” gli agenti impegnati nei controlli sull’immigrazione e l’agente coinvolto avrebbe semplicemente applicato il proprio addestramento per salvare la vita propria e dei colleghi. Noem ha inoltre rivelato che lo stesso agente era già stato coinvolto in un episodio separato, nel giugno scorso, durante il quale era stato speronato e trascinato. Nella stessa conferenza stampa, la ministra ha annunciato l’intenzione di chiedere al Dipartimento di Giustizia di perseguire come terrorismo domestico l’uso di veicoli per ostacolare le operazioni di controllo dell’immigrazione.
La reazione dei democratici: “Urge inchiesta approfondita”
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. I leader democratici di Camera e Senato hanno chiesto l’apertura di un’indagine.”Questo omicidio deve essere oggetto di un’inchiesta approfondita, nel pieno rispetto della legge“, ha dichiarato il leader democratico alla Camera Hakeem Jeffries, attaccando duramente Kristi Noem e mettendone in dubbio la credibilità. Anche la deputata Ilhan Omar, il cui collegio include la zona della sparatoria, ha descritto Renee Good come una “osservatrice legale” dell’operazione federale.

Sul caso è intervenuta anche Kamala Harris, che ha accusato l’amministrazione Trump di “gaslighting” (una forma subdola di manipolazione psicologica e violenza emotiva in cui una persona induce la vittima a dubitare della propria percezione della realtà), sostenendo che il video della sparatoria smentirebbe la versione ufficiale dei fatti. Secondo l’ex vicepresidente, è necessaria un’indagine completa e imparziale a livello statale.
Proteste a Minneapolis, New York e in altre città degli USA
Intanto la città è tornata a protestare. Centinaia di persone si sono radunate nel luogo della sparatoria, in una manifestazione rimasta in gran parte pacifica, alla quale hanno preso parte anche religiosi della vicina chiesa luterana. “Siamo qui per unirci a un quartiere che soffre e a una città che si sente sotto assedio”, ha dichiarato la reverenda Ingrid Rasmussen, già nota per aver aperto la sua chiesa durante le proteste per la morte di George Floyd. Tra i manifestanti cartelli contro l’ICE, bandiere messicane e kefiah, mentre poco distante sono state erette barricate improvvisate.
Tonight, cities across the country erupted in protest against ICE and to demand justice for Renee Nicole Good. Good was a 37-year-old legal observer shot and killed by ICE agents this afternoon during a raid in Minneapolis.
The shooting came just one day after 2,000 ICE agents… pic.twitter.com/PPvK9IPKj9
— BreakThrough News (@BTnewsroom) January 8, 2026
Le proteste si sono estese anche a New York, dove circa 400 persone si sono radunate davanti all’ufficio dell’ICE a Manhattan. Il sindaco Zohran Mamdani ha preso posizione al fianco dei manifestanti, definendo i raid anti-migranti “crudeli e disumani” e ribadendo che New York continuerà a essere una città santuario. Manifestazioni si sono svolte anche a Chicago, Detroit, San Francisco e in altre città statunitensi.
Thousands protest in Minneapolis after 37-year old Renee Good was killed by an ICE agent earlier in the day. Many holding up screen captured images from the viral video that showed the federal agent who shot and killed Good. pic.twitter.com/dvL5uSiDnt
— daviss 📸 (@daviss) January 8, 2026
Minneapolis e la città gemella di St. Paul vivono giorni di forte tensione dopo l’avvio di una massiccia operazione federale che, secondo le autorità, ha portato a oltre 1.500 arresti in Minnesota nelle ultime settimane. Per il governo si tratta di un’offensiva necessaria contro criminali e “terroristi interni“, mentre per una parte crescente della popolazione è il segno di una militarizzazione senza precedenti.