La situazione umanitaria nella Striscia di Gaza è tornata a peggiorare e resta motivo di grave preoccupazione per la comunità internazionale. A lanciare l’allarme è una dichiarazione congiunta diffusa martedì 30 dicembre 2025 dai ministri degli Esteri di Regno Unito, Canada, Francia e altri Paesi alleati, che invitano Israele ad agire con urgenza per garantire l’ingresso e la distribuzione degli aiuti umanitari.
Il comunicato, pubblicato sul sito del Ministero degli Esteri britannico, sottolinea la necessità di consentire alle organizzazioni non governative di operare in modo continuativo e prevedibile e di permettere alle Nazioni Unite di proseguire senza ostacoli il proprio lavoro nell’enclave palestinese.
La dichiarazione dei Paesi firmatari
“Esprimiamo serie preoccupazioni per il rinnovato deterioramento della situazione umanitaria a Gaza, che rimane catastrofica”, si legge nel documento firmato dai ministri degli Esteri di Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Giappone, Norvegia, Svezia, Svizzera e Regno Unito.
Secondo i firmatari, Israele dovrebbe revocare quelle che vengono definite “restrizioni irragionevoli” su alcune importazioni essenziali, tra cui materiali medici e forniture per i rifugi, e aprire maggiormente i valichi di frontiera per aumentare il flusso di aiuti umanitari verso Gaza.
Il contesto: cessate il fuoco e guerra a Gaza
Israele e Hamas hanno concordato un cessate il fuoco nel mese di ottobre, dopo due anni di intensi bombardamenti e operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza. Il conflitto era seguito all’attacco mortale condotto da miliziani guidati da Hamas contro comunità israeliane nell’ottobre 2023, evento che aveva innescato una nuova fase di guerra.
Nonostante la tregua, la fragilità delle condizioni di vita a Gaza continua a sollevare preoccupazioni tra le agenzie umanitarie e i governi occidentali.
La risposta di Israele alle critiche internazionali
Il Ministero degli Esteri israeliano ha respinto con fermezza la dichiarazione congiunta, definendola “falsa ma non sorprendente” e parte di “un modello ricorrente di critiche distaccate e richieste unilaterali nei confronti di Israele”.
In una nota pubblicata su X (ex Twitter), il ministero ha affermato che il documento “ignora deliberatamente la necessità fondamentale di disarmare Hamas e trascura i significativi miglioramenti della situazione umanitaria a Gaza da quando il cessate il fuoco è entrato in vigore”.
The joint statement issued by the group of countries led by the UK regarding Gaza is false but unsurprising. It reflects a recurring pattern of detached criticism and one-sided demands on Israel, while deliberately ignoring the essential requirement of disarming Hamas – a…
— Israel Foreign Ministry (@IsraelMFA) December 30, 2025
Fame e aiuti umanitari: dati contrastanti
Il 19 dicembre, un osservatorio globale sulla fame ha dichiarato che non vi è più una carestia in atto a Gaza, grazie al miglioramento dell’accesso alle forniture alimentari umanitarie e commerciali dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco.
Tuttavia, numerose agenzie umanitarie internazionali sostengono che la quantità di aiuti in ingresso rimane insufficiente per rispondere ai bisogni di una popolazione concentrata in un territorio piccolo e densamente popolato. Secondo queste organizzazioni, Israele continuerebbe a bloccare o limitare l’ingresso di beni essenziali.
Dal canto suo, il Governo israeliano afferma che entra cibo in quantità più che sufficiente nella Striscia e che le difficoltà principali riguardano la distribuzione interna degli aiuti, non l’accesso.
Una crisi ancora aperta
Il confronto tra Governi, istituzioni internazionali e autorità israeliane evidenzia come la crisi umanitaria a Gaza resti una questione irrisolta e altamente controversa. Mentre la comunità internazionale chiede maggiore accesso umanitario e protezione per i civili, Israele ribadisce le proprie preoccupazioni di sicurezza e la necessità di impedire il rafforzamento di Hamas.
In assenza di un accordo duraturo e di meccanismi condivisi per la gestione degli aiuti, dunque, la stabilità umanitaria della Striscia di Gaza continua a dipendere da equilibri politici e militari estremamente fragili.