CONTRASTI

Ad Abu Dhabi il trilaterale per la pace, in Ucraina Karkhiv è sotto le bombe

Secondo giorno di incontri negli Emirati, resta il nodo del Donbass. Intanto Kiev è al freddo e nonostante l’attacco (verbale) a sorpresa di Zelensky, l’Ue ha redatto un piano da 800 miliardi di dollari in 10 anni per la ricostruzione post guerra

Ad Abu Dhabi il trilaterale per la pace, in Ucraina Karkhiv è sotto le bombe

Russia-Ucraina di nuovo prove di pace.

Per l’ennesima volta, ma ancora senza troppi segnali di ottimismo.

Ripartono i negoziati sull’Ucraina. Dopo l’incontro a Davos tra il presidente dell’Ucraina Zelensky e il numero uno Usa Trump, da ieri negli Emirati è in scena il primo trilaterale Washington-Mosca-Kiev (in copertina).

Ma oggi, sabato 24 gennaio 2026, potrebbe essere la giornata cruciale.

Il Cremlino definisce “utile sotto ogni aspetto” l’incontro Putin-Witkoff, mentre a far da contraltare c’è da registrare il durissimo l’attacco da parte del presidente ucraino all’Europa, definita “divisa e persa di fronte a Trump”. 

Donald Trump e Volodymyr Zelensky

Per due giorni negoziati di pace negli Emirati

Ecco allora che gli occhi del mondo sono puntati sui negoziati formali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti avviati ad Abu Dhabi.

Per la prima volta, Russia, Ucraina e Stati Uniti si sono seduti allo stesso tavolo ad Abu Dhabi per discutere le condizioni che potrebbero porre fine a quattro anni di guerra.

Lo sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahyan, vice primo ministro e ministro degli esteri degli Emirati Arabi Uniti ha commentato:

“I colloqui sono iniziati oggi ad Abu Dhabi e dovrebbero proseguire per due giorni, nell’ambito degli sforzi in corso per promuovere il dialogo e individuare soluzioni politiche alla crisi”.

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Abu Dhabi

Il nodo principale, le condizioni di Mosca sul Donbass

Come detto, si tratta però di negoziati non facili, intricati. Il nodo principale è dettato da Mosca.

Dal Cremlino è stato infatti ancora una volta ribadito che condicio sine qua non per qualsiasi discussione avviata alla pace è il ritiro ucraino dal Donbass.

Intanto le bombe continuano a cadere e Karkhiv è sotto assedio.

Kharchiv sotto assedio

Nella regione orientale di Donetsk, un attacco russo ha causato quattro morti giovedì sera, tra cui un bambino di cinque anni, mentre un altro attacco russo ha ucciso tre civili venerdì appunto nella regione di Kharkiv.

Anche il presidente dell’Ucraina lo ha ammesso:

“La questione del Donbass è la chiave”.

Situazione intricata, come se ne esce?

Come detto, Mosca chiede che le forze ucraine si ritirino completamente da questa area orientale a forte vocazione industriale ed estrattiva, attualmente in larga misura sotto controllo russo.

Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha chiarito la posizione russa in modo diretto, affermando che il ritiro dell’esercito ucraino dal Donbass rappresenta una condizione fondamentale.

Ha inoltre sottolineato che, finché la questione dei territori contesi non verrà affrontata, non ci sarebbero basi concrete per arrivare a un’intesa stabile e di lungo periodo.

Per Kiev, il negoziato si inserisce in una fase particolarmente delicata.

Le infrastrutture energetiche del Paese hanno subito pesanti danni a causa dei bombardamenti russi, con interruzioni diffuse di elettricità e riscaldamento in un contesto di temperature molto rigide.

Anche sul piano militare, le forze ucraine attraversano una fase complessa che si protrae da quasi due anni.

La parte russa al tavolo è guidata dal generale Igor Kostioukov, a capo dell’intelligence militare.

L’Ucraina è rappresentata dal suo capo negoziatore, Roustem Oumerov.

Per gli Stati Uniti partecipano gli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner, quest’ultimo legato a Donald Trump da rapporti familiari.

Secondo quanto riferito da Oumerov, il confronto ha riguardato le condizioni necessarie per arrivare alla fine del conflitto e le tappe successive del percorso diplomatico, con l’obiettivo di avanzare verso una pace che sia solida e rispettosa della dignità delle parti coinvolte.

Il piano da 800 miliardi dell’Ue per ricostruire l’Ucraina

E sì che nonostante l’attacco (verbale) a sorpresa di Zelensky all’Ue dopo l’incontro a Davos con Trump, l’Ue ha redatto un piano da 800 miliardi di dollari in 10 anni per la ricostruzione in Ucraina.

E’ quanto è contenuto in un documento approntato dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen.

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Ursula Von der Leyen

Un documento dal titolo “Roadmap per la prosperità dell’Ucraina: una visione per l’Ucraina 2040”.

Si tratta di un vero e proprio piano di ricostruzione edilizio e infrastrutturale dell’Ucraina.

Tanto che nel documento si legge:

“La ricostruzione rappresenta un’opportunità unica per costruire un’economia del futuro, resiliente, digitalizzata e posizionata tra i mercati in più rapida crescita al mondo. Il raggiungimento di questo obiettivo richiederà la mobilitazione di capitali significativi”.

Più in generale, dall’inizio della guerra l’Ue ha già stanziato 200 miliardi per l’Ucraina dall’inizio della guerra.