Gli italiani che si affacciano sul 2026 lo fanno con uno sguardo lucido e disincantato. L’atmosfera che emerge dal Rapporto Coop 2025 – Winter Edition è segnata da una forte percezione di ostilità del contesto globale, in cui conflitti armati, diseguaglianze sociali e cambiamenti climatici non sono più elementi astratti, ma fattori concreti che influenzano la vita quotidiana e le prospettive economiche.
Questo scenario contribuisce a spiegare il ritorno di interesse verso beni rifugio e investimenti considerati più sicuri o redditizi, come materie prime, terre rare, oro e titoli legati all’industria della difesa.
In un simile contesto, appare difficile immaginare una fase di rilancio dinamico. Il sentimento dominante non è la speranza, ma la consapevolezza dei limiti. Il 2026 viene così affrontato come un anno di adattamento, più che di crescita.
Le emozioni che accompagnano l’anno nuovo
La parola che meglio descrive il 2026, secondo il 37% degli italiani, è “preoccupazione”. A questa si affianca l’insicurezza (23%). Non mancano tuttavia segnali di resilienza: un italiano su quattro continua a dichiararsi ottimista (25%), mentre curiosità e fiducia vengono citate dal 24%.

Queste emozioni positive restano però confinate soprattutto nella dimensione privata e familiare. Quando lo sguardo si sposta sul contesto nazionale e internazionale, le aspettative si fanno più cupe.
L’Italia vista dagli italiani: lavoro, sicurezza, sanità ed economia
Il mercato del lavoro locale appare fortemente in difficoltà: il 43% degli italiani lo giudica negativamente, contro un 11% di valutazioni positive. Ancora più marcata è la sfiducia sul fronte della sicurezza (47% negativo, 8% positivo).
Anche l’accesso ai servizi sanitari viene percepito come critico (48% contro 9%), così come lo stato dell’economia italiana, valutato negativamente dal 42% del campione. I cambiamenti climatici completano il quadro delle preoccupazioni, con una percezione negativa che raggiunge il 50%.
Questa fotografia nasce da due indagini condotte dall’Ufficio Studi Coop nel dicembre 2025, una sulla popolazione italiana e una sugli opinion leader.
Lo sguardo degli opinion leader: turbolenza e instabilità globale
Tra gli opinion leader il giudizio sul 2026 è ancora più netto. Il 43% utilizza il termine “turbolenza”, il 34% parla di “instabilità”, mentre solo l’1% intravede uno scenario stabile.
Questa percezione si riflette anche sulle aspettative finanziarie: per il 38% il 2026 sarà caratterizzato da forti ribassi o da una contrazione significativa dei mercati.
I leader mondiali e il peso delle decisioni geopolitiche
Il contesto internazionale appare fortemente condizionato dall’azione di pochi protagonisti. Netanyahu, Putin e Trump raccolgono giudizi fortemente negativi (oltre l’80%), mentre Xi Jinping è l’unico leader globale a ottenere valutazioni prevalentemente positive (43%).

Questa lettura rafforza l’idea di un 2026 ancora difficile, con l’Italia destinata a restare in una posizione marginale rispetto alla crescita europea.
Crescita debole e ruolo marginale dell’Italia in Europa
Le previsioni sulla crescita del PIL italiano per il 2026 restano molto contenute: i manager indicano un aumento di appena +0,2%, contro la previsione Istat (+0,8%).
Numeri che raccontano un Paese in affanno strutturale, lontano da una vera fase di ripartenza.
Le priorità affidate al Governo e le attese sul lavoro
Fra le richieste rivolte al Governo spiccano la riduzione della pressione fiscale e il rafforzamento delle politiche per il lavoro: valorizzazione del capitale umano, conciliazione vita-lavoro, regolarizzazioni e politiche per la natalità.
In questo scenario, l’intelligenza artificiale viene percepita come leva positiva: il 69% degli opinion leader ritiene che possa aumentare la produttività, mentre il 37% vede possibili benefici anche sull’occupazione.
Consumi sotto controllo e spese concentrate sull’essenziale
Immaginare una ripresa dei consumi resta difficile. Le stime parlano di una crescita contenuta tra 0,3% e 0,9%. Gli italiani prevedono di spendere di più quasi esclusivamente per beni di necessità.

Il timore di un aumento delle spese per utenze e bollette supera di 22 punti percentuali la speranza di un loro calo. Lo stesso vale per salute e cibo domestico.
Little Italy: desideri compressi e sogni rinviati
Il Rapporto descrive una “Little Italy” ripiegata nella dimensione familiare. Trasferirsi all’estero, cambiare lavoro o investire nella formazione restano desideri difficili da realizzare.
La crisi della natalità persiste: solo il 12% dei 18-44enni pensa di avere un figlio nel prossimo anno.
Valori che cambiano: più attenzione al sé, meno idealismo
Nei prossimi anni diminuisce l’importanza attribuita a integrità, ideali, generosità e altruismo, mentre crescono la ricerca di tranquillità, armonia e realizzazione personale.

Questo spostamento verso il benessere individuale è particolarmente evidente tra le giovani donne.
La casa come rifugio e il cibo come strumento di benessere
La casa si conferma il fulcro della vita quotidiana. L’home cooking resta stabile, mentre il delivery torna a crescere, sostenuto dalla voglia di restare in casa.
La tavola del 2026 è segnata da innovazione, tempo e maggiore attenzione alla qualità alimentare.
La nuova dieta degli italiani: salute, semplicità e prevenzione
Cresce l’interesse per cibi senza conservanti, a ridotto contenuto di zuccheri e grassi, e aumentano gli acquisti di frutta, verdura e pesce. Calano invece le previsioni di spesa per carni rosse e salumi.

Il principio della prevenzione a tavola appare ormai consolidato.
Largo Consumo e retail
Nel Largo Consumo prevale la stabilità. Le aspettative di miglioramento sono affidate soprattutto all’innovazione tecnologica, in particolare nel retail.
Le principali criticità restano il costo del lavoro, delle materie prime e la compressione dei margini. Per competere, le imprese puntano su capitale umano, innovazione e ottimizzazione dei processi.