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Ticket sanitari, scattano i rincari: visite ed esami che costano di più dal 21 settembre

Restano invariati molti esami comuni e il tetto di 36,15 euro per ricetta

Ticket sanitari, scattano i rincari: visite ed esami che costano di più dal 21 settembre

Dal cardiologo alle biopsie, cambiano le tariffe di 448 prestazioni specialistiche. Restano invariati molti esami comuni e il tetto di 36,15 euro per ricetta. Nessun aumento per chi ha diritto all’esenzione

Da lunedì 21 settembre 2026 sono entrate in vigore le nuove tariffe nazionali per visite specialistiche, esami diagnostici e assistenza protesica erogati dal Servizio sanitario nazionale. E per una parte dei cittadini questo significa anche ticket leggermente più cari.

Il nuovo decreto del Ministero della Salute e del Mef, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 settembre, aggiorna al rialzo 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell’assistenza protesica. La maggior parte delle prestazioni, però, non cambia: secondo il Ministero, circa otto su dieci mantengono la tariffa precedente.

Prima visita, generalmente un euro in più

Gli aumenti più immediatamente visibili riguardano alcune prime visite specialistiche. Una prima visita di base, per esempio endocrinologica, ginecologica o ortopedica, passa generalmente da 25 a 26 euro. La prima visita neurologica viene fissata a 26 euro, quella dermatologica o allergologica a 26,40 euro, l’otorinolaringoiatrica a 27,20 euro e l’oculistica a 26,80 euro.

Più evidente l’aumento della prima visita cardiologica con elettrocardiogramma, che passa da 33,60 a 38 euro. Attenzione però alla distinzione tra prima visita e controllo: le visite di controllo non aumentano. La prima visita riguarda infatti un nuovo problema, un nuovo quesito diagnostico o anche il peggioramento di una patologia già conosciuta; il controllo serve invece a seguire un percorso clinico già avviato.

Biopsie, diagnostica vascolare e alcuni esami: dove aumentano di più

Gli adeguamenti interessano soprattutto alcune prestazioni per le quali il Ministero ha rilevato costi di erogazione sensibilmente superiori alle vecchie tariffe.

Fra queste ci sono diagnostica vascolare, ecocolordoppler, elettromiografia, endoscopie e biopsie. Un esempio concreto è l’agoaspirato della mammella, che passa da 31,25 a 36,50 euro.

Secondo l’associazione Codici, gli adeguamenti tariffari arrivano al +52,5% per alcune prestazioni di diagnostica vascolare, al +16,8% per le biopsie e al +13,3% per l’elettromiografia. Si tratta però degli aumenti delle tariffe di riferimento e non significa automaticamente che ogni paziente pagherà al momento della prenotazione la stessa percentuale in più.

Esami del sangue: quasi tutto invariato

Per chi deve effettuare gli esami di laboratorio, invece, cambia molto poco. Restano invariate le tariffe di esami molto comuni come emocromo, glicemia, emoglobina glicata, colesterolo, trigliceridi, creatinina, TSH e VES.

L’unica modifica significativa riguarda il prelievo di sangue venoso, che aumenta di 50 centesimi. Nessun aumento anche per diverse prestazioni diagnostiche molto diffuse: restano ferme, per esempio, la radiografia del torace a 15,45 euro, l’ecografia dell’addome inferiore a 37,80 euro, l’ecografia ginecologica a 30,95 euro e la densitometria ossea lombare o femorale a 31,50 euro.

Il ticket massimo resta 36,15 euro

C’è poi una distinzione fondamentale: tariffa e ticket non sono la stessa cosa. Le nuove tariffe indicano quanto il Servizio sanitario riconosce alle strutture pubbliche e private accreditate per eseguire una prestazione. Il cittadino non esente partecipa alla spesa pagando il ticket, che per la specialistica ambulatoriale resta soggetto al tetto ordinario di 36,15 euro per ricetta, secondo le regole previste.

Per questo un aumento anche consistente della tariffa di una prestazione può avere un effetto molto più limitato sul pagamento finale del paziente, soprattutto quando la ricetta raggiunge già il tetto massimo.

Chi è esente non paga di più

Gli aumenti non interessano chi ha diritto all’esenzione dal ticket per reddito, età, patologia o altre condizioni previste dalla normativa.

Secondo le stime del Ministero della Salute, l’effetto complessivo sui cittadini non esenti sarà pari a circa 27 milioni di euro di ticket aggiuntivi all’anno, con un impatto medio stimato in circa 1,50 euro l’anno per persona non esente. Le associazioni dei consumatori sono però più caute. Codici stima che, considerando le sole prestazioni interessate dalla revisione, l’incremento medio potenziale possa arrivare al 5,8%, mentre Cittadinanzattiva teme effetti differenti da Regione a Regione.